La Nuova Sardegna

Biancareddu al ministro: «Maturità sì ma light»

di Silvia Sanna
Biancareddu al ministro: «Maturità sì ma light»

L’assessore: «Teniamo conto delle difficoltà vissute dai nostri studenti»

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SASSARI. Un esame light, che tenga conto del percorso compiuto nei 5 anni di studio, dentro e fuori dall’aula scolastica. Perché nel penultimo e nell’ultimo anno – quello in corso – , i ragazzi tanti mesi li hanno trascorsi davanti al pc, assorbiti nella didattica a distanza che è stata l’unica alternativa durante il lockdown delle scuole. E mentre il neo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi annuncia che a breve deciderà come sarà organizzato l’esame di maturità, il secondo segnato dal Covid, l’assessore regionale Andrea Biancareddu fa un appello: «Giusto verificare la preparazione degli studenti ma sacrosanto tenere conto dei disagi subiti, di tipo logistico per la chiusura delle scuole, e di tipo psicologico, per il fatto di ritrovarsi da soli, nella loro stanza, privati del confronto diretto con i compagni e con i professori». Ecco dunque la richiesta: l’esame si faccia, ma tenga conto del periodo storico, della pandemia che ha stravolto la vita di tutti «e privato i nostri ragazzi di tante cose. Per questo vorrei che l’esame consistesse in un colloquio su varie materie di studio durante il quale riflettere anche su come è stata vissuta la pandemia. Quale modo migliore per valutare il livello di maturità raggiunto dai ragazzi?» Biancareddu confida di avere grande fiducia nel ministro Bianchi e si augura che sappia ascoltare i rappresentanti dei territori e chi opera nel mondo della scuola. «Il rapporto con chi l’ha preceduto (l’ex ministra Azzolina ndr) è stato segnato da grossi limiti nella comunicazione: personalmente, quando si dibatteva sulla riapertura delle scuole dopo il primo lockdown, insistevo sulla necessità di migliorare il sistema del trasporto pubblico, l’ex ministra invece aveva altre priorità come i banchi con le rotelle. Mi auguro una inversione di rotta a partire dalla decisione sull’esame di maturità ma anche sul rientro completo degli studenti in presenza e sul calendario scolastico, considerato che è stata avanzata l’ipotesi di tenere gli istituti aperti sino alla fine di giugno». Per quanto riguarda l’addio definitivo alla dad, Biancareddu invita alla cautela: «In Sardegna i contagi sono in calo e per questo mi sento di dire che rimandare la riapertura delle scuole al 1 febbraio, più tardi rispetto alle indicazioni del governo, sia stata una scelta corretta. Al momento solo la metà dei ragazzi frequenta in presenza, direi di continuare così ancora per un po’, senza fretta». Per quanto riguarda invece l’allungamento del calendario, si tratta di una idea dello stesso premier Mario Draghi, che dal primo minuto ha detto di considerare la formazione scolastica una priorità nella sua agenda e vede nel posticipo della chiusura la possibilità di recuperare parte del lavoro saltato. «Questo penso sia ingiusto e ingeneroso – dice l’assessore Biancareddu – io sono stato tra i più critici nei confronti della didattica a distanza, che non ha di certo lo stesso valore della didattica in presenza, in aula, insieme. Ma anche se collegati con un pc, studenti e insegnanti hanno lavorato tanto, tutti si sono impegnati. Il tempo scuola, pur tra mille disagi, è stato investito al meglio delle possibilità». Una posizione netta, quella di Biancareddu, condivisa da sindacati e operatori della scuola con le stesse motivazioni: dopo un anno così particolare e faticoso dire agli studenti e ai prof che la scuola durerà di più suonerebbe come una beffa crudele. «Io il calendario l’ho già fatto da tempo e dalla primaria alle Superiori fissa l’ultimo giorno di lezione il 12 giugno. Bisogna considerare anche che in quel periodo fa già caldo e per i ragazzi sarebbe una tortura..... l’ennesima in questo anno da dimenticare».

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