Il bilinguismo perfetto è ancora solo un miraggio

Nella giornata delle Lingue madri, la Regione conferma: «C’è molto da fare» Il Coordinamentu pro su Sardu ufitziale replica: «Troppe decisioni sbagliate»

SASSARI. «Sono ancora molti gli atti da adottare per equiparare il sardo all’italiano». In occasione della Giornata internazionale della lingua madre, istituita dall’Unesco, il governatore Solinas ha voluto, con un messaggio ricordare i progressi fatti e gli obiettivi futuri. Ma il Coordinamentu pro su Sardu ufitziale attacca la Giunta regionale, accusandola di promuovere il sardo «come un dialetto locale, invece che una lingua di popolo», mentre il movimento Liberu invita il Cagliari calcio, ambasciatore della Sardegna nel mondo, a avviare una comunicazione bilingue.

Il governatore. Solinas scrive che «la Sardegna deve rivolgere il suo sguardo al futuro per riconquistare nuovi ambiziosi traguardi nella battaglia cominciata già all’alba dell’esperienza autonomistica per conferire al Sardo pari dignità con la lingua italiana». Però – prosegue – «il problema della nostra lingua, con tutti i suoi risvolti culturali, politici e sociali, è stato sottovalutato per molti decenni». Tra l’altro – sottolinea Solinas – «nel nostro Statuto non esiste ancora una norma che in qualche modo richiami alla lingua e alla cultura sarda, mentre in Trentino Alto Adige e nella Valle d’Aosta questo passo è stato fatto da tempo». Per concludere: «Non possiamo dimenticare invece che per noi la Lingua costituisce uno degli elementi fondamentali per lo status di Nazione del Popolo sardo». Ed è per questo – conclude – che «dobbiamo far rinascere un interesse finalizzato a recuperare Sa Limba nel suo valore sociale e culturale, garantendo allo stesso tempo la conservazione e lo sviluppo dell’identità del popolo sardo».

La contestazione. Però per il Coordinamentu pro su Sardu ufitziale: «Da due anni a questa parte, la Regione sta operando nella politica linguistica in maniera non corretta». Secondo il Coordinamento, «tutte le decisioni sono state assunte dall’alto senza il coinvolgimento di enti e associazioni, tralasciando qualsiasi preziosa occasione di confronto con operatori e intellettuali da sempre impegnati per la valorizzazione della lingua sarda». In sostanza – è la contestazione – «tutte le ultime decisioni della Regione sembrano andare invece nella direzione di una valorizzazione abnorme di qualsiasi dialetto, variante, varietà territoriale, municipale o personale si presenti». Sono state scelte – è la conclusione del Coordinamentu – che «di fatto hanno ostacolato il bilinguismo ufficiale e una normalizzazione della lingua sarda».

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