IL MIX PERFETTO DI TEAM E IMBARCAZIONE
di ANDREA SINI
Il rumore di fondo, creato dalle polemiche sul rinvio o meno delle regate a causa dell’allerta Covid-19 in Nuova Zelanda, è rimasto tale e quelle tre giornate di gazzarra scatenate dagli inglesi non...
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Il rumore di fondo, creato dalle polemiche sul rinvio o meno delle regate a causa dell’allerta Covid-19 in Nuova Zelanda, è rimasto tale e quelle tre giornate di gazzarra scatenate dagli inglesi non troveranno posto nella storia di questa competizione.
Vince Luna Rossa, vince la barca che vola sull’acqua e che, grazie a intuizioni progettuali all’avanguardia, ha dimostrato di essere imprendibile per Team Ineos Uk. Le due imbarcazioni si equivalgono dal punto di vista delle prestazioni, ma le partenze e le scelte a livello tattico hanno fatto la differenza: scattare prima, manovrare più in fretta e in maniera più agile sono componenti che si sono rivelate decisive in questa sfida.
E c’è di più: l’intesa tra tutti i componenti dell’equipaggio, quella che in altri sport viene comunemente definita “chimica di squadra”, ha scavato un solco incolmabile per un team apparso piuttosto nervoso e un tantino slegato come quello britannico. Che in tutta la serie, al di là di una condotta di gara aggressiva e a volte rischiosa, ha avuto un unico vero acuto: la buona partenza e la perfetta gestione del salto di vento che le ha regalato l’unico punto dell’intero confronto, nella sesta regata.
Una lezione da tenere ben presente in vista della grande sfida che prenderà il via 6 marzo. La finale dell’America’s Cup contro Emirates Team New Zealand – stesso campo di gara, stesse condizioni meteo, almeno sulla carta – sarà una partita completamente differente, ma il team guidato da Max Sirena e timonato dalla coppia Bruni-Spithill ha tutte le carte in regola per giocarsela. Sarà durissima e questo non è un segreto per nessuno, come dimostra anche il fatto che negli ultimi tre decenni soltanto in altre due occasioni una barca italiana era arrivata sino a questo punto.
Se, come dicono gli esperti, New Zealand è una barca più veloce, dovrà dimostrarlo in mare. Perché l’assalto di Luna Rossa alla vecchia brocca partirà invece mettendo avanti la testa, prima della prua.
Vince Luna Rossa, vince la barca che vola sull’acqua e che, grazie a intuizioni progettuali all’avanguardia, ha dimostrato di essere imprendibile per Team Ineos Uk. Le due imbarcazioni si equivalgono dal punto di vista delle prestazioni, ma le partenze e le scelte a livello tattico hanno fatto la differenza: scattare prima, manovrare più in fretta e in maniera più agile sono componenti che si sono rivelate decisive in questa sfida.
E c’è di più: l’intesa tra tutti i componenti dell’equipaggio, quella che in altri sport viene comunemente definita “chimica di squadra”, ha scavato un solco incolmabile per un team apparso piuttosto nervoso e un tantino slegato come quello britannico. Che in tutta la serie, al di là di una condotta di gara aggressiva e a volte rischiosa, ha avuto un unico vero acuto: la buona partenza e la perfetta gestione del salto di vento che le ha regalato l’unico punto dell’intero confronto, nella sesta regata.
Una lezione da tenere ben presente in vista della grande sfida che prenderà il via 6 marzo. La finale dell’America’s Cup contro Emirates Team New Zealand – stesso campo di gara, stesse condizioni meteo, almeno sulla carta – sarà una partita completamente differente, ma il team guidato da Max Sirena e timonato dalla coppia Bruni-Spithill ha tutte le carte in regola per giocarsela. Sarà durissima e questo non è un segreto per nessuno, come dimostra anche il fatto che negli ultimi tre decenni soltanto in altre due occasioni una barca italiana era arrivata sino a questo punto.
Se, come dicono gli esperti, New Zealand è una barca più veloce, dovrà dimostrarlo in mare. Perché l’assalto di Luna Rossa alla vecchia brocca partirà invece mettendo avanti la testa, prima della prua.
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