Peste suina, il morbo è ormai sparito ma l’Ue mantiene l’embargo

Carni dell’isola ancora bloccate. E De Martini si dimette dall’Unità di progetto

SASSARI. La lotta contro la peste suina africana negli ultimi anni non ha conosciuto tregua. Dal 2015 ad oggi, l’Unità di progetto per l’eradicazione della Psa non ha lasciato nulla di intentato per debellare la malattia. Sono stati anni di impegno sul campo, di accertamenti sugli allevamenti e sui cinghiali, di migliaia di abbattimenti di maiali clandestini nella zona rossa tra Barbagia e Ogliastra. Tutto inutile: la Sardegna, nonostante l’ultimo focolaio in un allevamento sia stato riscontrato a Mamoiada nel 2018, resta sotto embargo. Le carni e i prodotti della filiera suinicola non potranno essere esportati.

La cosiddetta “Decisione di esecuzione 2021/123” della commissaria europea alla Salute e sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, ha stabilito che l’intero territorio isolano rimarrà in zona 4. E Mara Lapia, deputata nuorese componente della commissione affari sociali e sanità della Camera, sabato pomeriggio ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute, Roberto Speranza, denunciando quella che a suo giudizio è stata la causa del mancato raggiungimento di un traguardo inseguito da decenni: l’inerzia della Regione.

Sulla scia di questa decisione europea si innesterebbero anche le dimissioni, datate 17 febbraio, del responsabile dell’Unità di progetto, Alessandro De Martini, che per la seconda volta – la prima è del giugno scorso – ha lasciato il comando dell’Udp. «Così come hanno fatto altri autorevoli componenti dell’organismo» sottolinea la Lapia, che ha squarciato il velo sulla vicenda, rimasta inspiegabilmente sotto silenzio per oltre due settimane visto che la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta ufficiale europea risale al 2 febbraio.

«Questo – attacca Lapia – significa che i sei anni di sforzi fatti per contrastare e sconfiggere la Psa sotto il coordinamento dell’Udp, e gli oltre due anni senza alcun focolaio, sono stati vanificati. Significa che, nonostante la malattia sia stata di fatto eradicata, la Regione non è riuscita a fare valere in Europa gli straordinari risultati ottenuti. Per colpa del governatore Solinas, la Sardegna resta condannata all’inferno e gli allevatori rimarranno in ginocchio» prosegue la parlamentare nello spiegare che l’allegato del provvedimento “recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri”, lascia l’intero territorio isolano nella zona 4, ovvero nella parte considerata più a rischio d’Europa e quindi soggetta alle maggiori restrizioni per la commercializzazione dei prodotti suinicoli. Il regolamento comunitario in materia di sanità animale, che entrerà in vigore nei prossimi mesi, dovrà necessariamente prendere atto di questa decisione dell’Unione Europea.

«L’ultimo audit ministeriale – incalza Lapia – ha rilevato lo scarso interesse regionale a proseguire il contrasto efficace della peste suina, mortificando il lavoro degli operatori e i sacrifici degli allevatori sardi. Si tratta di una condanna per una grande fetta dell’economia dell’isola basata sulla filiera della carne suina».

La lotta alla peste suina africana è un “affaire” che dura da decenni, esattamente da 42 anni, da quando nel lontano 1978 si registrò il primo focolaio. Decenni di contrasto al morbo non avevano mai sortito l’effetto sperato ma finalmente si era intravista la luce in fondo al tunnel grazie alle azioni intraprese dall’Unità voluta dalla Giunta Pigliaru. Gli ultimi report, decisamente positivi perché fotografavano un territorio finalmente indenne dal virus, non sono serviti. La strada era quella giusta ma non è stata percorsa sino in fondo. E ora bisognerà aspettare almeno altri 4 anni.

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