Luna Rossa, una vittoria preparata nel mare della Sardegna

La barca italiana batte Ineos e si prepara alla sfida con New Zealand

SASSARI. Sull’albero di Luna Rossa sale un drappo rosso con la scritta “winner”. La barca italiana, col suo equipaggio guidato da Max Sirena, è il vincitore di questa frenetica Prada Cup, anticamera di prestigio che porta alle soglie del mito, al confronto con l’ambita America’s Cup. C’è un bel po’ di Sardegna in questa vittoria della vela italiana. C’è quel periodo di formazione e allenamento consumato nelle acque di Cagliari, dove la squadra di Patrizio Bertelli ha potuto mettere a punto i meccanismi complessi e delicati di una barca che rappresenta il massimo della tecnologia di settore. Il successo netto contro gli inglesi di Ineos spiega la superiorità di barca e equipaggio e forse ora comincia anche a preoccupare i defender di New Zealand. Riuscirà Luna Rossa a riportare in Europa la brocca delle 100 ghinee? Sarà difficile, ma questa barca, questi uomini possono riuscirci. E allora anche la Sardegna potrebbe aspirare ad essere palcoscenico, in futuro, di un evento di portata planetaria come l’America’s Cup: chi vince porta a casa la coppa e organizza l’edizione successiva.



«Sono felice per il team perché è stata una coppa non facile finora ed è giusto che oggi si godano la giornata. Da domani pensiamo a Team New Zealand. Andremo lì a testa bassa e ce la giocheremo fino alla fine», ha commentato Max Sirena, skipper e team director di Luna Rossa dopo la vittoria decisiva nell’ottava regata contro Ineos. «Abbiamo un sacco di cose nuove da provare - ha aggiunto - e non possiamo rilassarci più di tanto. Ci alleneremo in modo da non abbassare la guardia e tenere alto il ritmo». Poi un grazie speciale: «Questo è un momento particolare per il team, l'ultima volta che siamo arrivati qui è stato più di 20 anni fa. Voglio ringraziare tutti quelli che ci hanno supportato, soprattutto attraverso i social. Speriamo di aver regalato qualche momento di spensieratezza agli italiani che stanno vivendo una situazione molto difficile».

Dell’equipaggio di Luna Rossa fa parte anche un sardo, il cagliaritano Davide Cannata che ieri ha affidato il suo saluto a un suggestivo filmato su Instagram, in cui lo si vede arrivare sul molo con in mano una bandiera dei quattro mori, commentato con un laconico, ma entusiasta e eloquente «la Prada Cup è nostra».

Soddisfatto il patròn di Luna Rossa, Patrizio Bertelli: «Un bravo all'equipaggio - ha detto l'armatore - ed a tutto il team che ha lavorato senza sosta per ottenere il risultato. Adesso dobbiamo pensare al match finale dell'America’s Cup contro i neozelandesi».

Gli inglesi non hanno avuto scampo in questa finale di Prada Cup: la barca presentata dal Royal Yacht Squadron di Cowes, un mito della vela, ha vinto una sola regata. E così l’equipaggio di Sir Ben Ainslie, finanziato da Sir Jim Ratcliffe, non potrà tentare contendere la vittoria finale a New Zealand per riportare la Coppa in Gran Bretagna dove manca da 170 anni.

La vittoria di Luna Rossa restituisce grande attenzione al mondo della vela in Italia. Forse la formula non piace a mostri sacri nazionale come Cino Ricci, skipper della prima sfida di Azzurra all’America’s Cup, o a Francesco De Angelis, che condusse un’altra Luna Rossa alla vittoria nella Louis Vuitton Cup e alla sfida con i defender neozelandesi. Però l’equipaggio messo insieme da Max Sirena ha l’opportunità di migliorare i risultati magici di Paul Cayard col Moro di Venezia e del già citato De Angelis con Luna Rossa, che arrivarono a ricoprire il ruolo di sfidanti ma poi, all’atto finale, dovettero inchinarsi davanti alla superiorità di America3 (il primo) e di New Zealand (il secondo).

Quelle avventure tennero svegli gli italiani, disposti persino ad attendere per ore il vento pigro nel golfo di Hauraki, a imparare una terminologia sino ad allora ignota ai più, a inserire anche la vela nella discussioni sino ad allora monopolizzate dal calcio. La nuova Luna Rossa forse non è riuscita ancora a risvegliare quell’interesse così diffuso, ma potrebbe recuperare presto. Gli scafi AC 75 hanno in comune con le vecchie barche solo l’andare per mare e l’essere mosse dal vento. Per il resto è come confrontare la Mercedes di Hamilton con la Lotus di Clark, la 600 del babbo con una Tesla. Meno romanticismo e più spettacolo in queste Formula 1 della vela che volano sull’acqua a velocità pazzesche anche con poco vento. Lo show è assicurato, sperando di poterlo vedere nei nostri mari.
 

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