La Nuova Sardegna

La sera riprende vita ma l’incertezza rimane

di Luca Fiori
La sera riprende vita ma l’incertezza rimane

Come è andato il primo giorno di riapertura dopo le 18 per bar e ristoranti Una boccata d’ossigeno per tanti anche se prevale il timore per il futuro

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SASSARI. Insegne illuminate, tavolini presi d’assalto e un sottofondo di chiacchiere e bicchieri che sbattono che dopo il tramonto era diventato ormai un lontano ricordo. Dopo più di quattro mesi di divieti e coprifuoco la Sardegna si è risvegliata in zona bianca e in tanti, complice il clima favorevole, ieri sera hanno voluto riprovare l’ebbrezza di un drink al bar dopo le 18 o l’emozione di una serata in ristorante.

A Sassari le vie della movida hanno ripreso quasi tutte vita, anche se in via Torre Tonda, in pieno centro, non tutti hanno avuto il coraggio di ripartire subito a tempo pieno.

«Navighiamo nell’incertezza – spiega Piero Muresu, titolare del “Bar Accademia” – riprendiamo con il timore che tutto possa cambiare un’altra volta. Riportare la chiusura alle 21 per noi vuol dire anche rimodulare gli orari dei dipendenti – aggiunge – e per ora non ci siamo organizzati, lo faremo dai prossimi giorni anche se non ci sarebbe dispiaciuto poter offrire anche a cena il servizio di ristorazione che serviamo a pranzo e dunque chiudere anche noi alle 23 come i ristoranti».

Incertezza e un po’ di timore anche per chi gestisce una gelateria come Antonio Pinna e Francesca Righi in largo Cavallotti. «La paura è che la gente si dimentichi del covid – spiegano – e che si lasci andare. Speriamo che la zona bianca in Sardegna non sia un esperimento sociale – aggiungono – e che tra due settimane siano costretti a richiuderci in casa».

C’è anche chi per mandare avanti l’azienda in attesa della ripartenza e portare il pane a casa si è dovuto reinventare da pizzaiolo a barista. «Quando a metà dicembre ho finito i lavori del mio nuovo locale – spiega Rino Berdini della pizzeria “Terzo Tempo” di piazza Tola – ho preferito aprire solo l’angolo bar perché fare pizze solo per pranzo non mi conveniva. Ora il pizzaiolo è in cassa integrazione – aggiunge – e io per il momento non me la sento di far ripartire la pizzeria con il rischio che tra due settimane ci rimettano in zona gialla o arancione e debba buttare tutti gli ingredienti. Preferisco essere prudente e continuare ad aprire solo come bar per le colazioni e gli aperitivi ancora per un po’». L’euforia per la ripresa degli aperitivi da parte dei clienti crea nei gestori anche il timore di incorrere in sanzioni. Le regole del distanziamento sociale, dell’uso della mascherina e del limite di quattro persone per tavolino non è infatti cambiato. «Credo che ricorrerò a uno stewart – spiega Gian Luca Manchia dell’Opificio di via Carlo Alberto – una figura che dovrà contenere l’entusiasmo dei clienti e regolare ingressi e uscite. Non ho alternative – aggiunge – la gente è felice di tornare a una vita quasi normale, ma le regole ci sono sempre e noi non possiamo fare il nostro lavoro e contemporaneamente i vigili urbani per ricordare ai clienti come devono comportarsi».

Anche Daniele Sechi del City Caffè di via Zanfarino non si lascia prendere dall’entusiasmo per il nuovo orario di chiusura. «Certo che lavorare tre ore in più ci consente di aumentare l’incasso giornaliero – spiega – ma quello che può capitare ora è che la gente si dimentichi di rispettare le regole. I questi mesi chiudere alle 18 o lavorare solo da asporto quando siamo stati in zona rossa o arancione – aggiunge – ci ha messo un po’ in ginocchio, ma l’errore più grande sarebbe quello di dimenticarsi che il covid ancora non è sparito».

Nella trattoria “Al Primo” al settimo pettine di Platamona l’emozione della prima cena fuori dopo tanto tempo l’hanno provata in pochi. «Di lunedì sera è normale – spiega il titolare Agostino Paoni –sicuramente dal fine settimana le cose torneranno nella normalità».

Felicità stemperata dalla preoccupazione un po’ in tutta l’isola in questo primo gionro da “mosca bianca” nella pandemia italiana.

A Cagliari molta gente nei bar e nei ristoranti che hanno ricominciato, con tanti timori e mille precauzioni, a accogliere i clienti. D’altronde è una questione di sopravvivenza.

Il corso ha ripreso vita a Olbia, dopo mesi di un deserto inusuale per il capoluogo della Gallura. Anche qui sono soprattutto i titolari delle attività di ristorazione ad avere timora che l’assaggio di libertà di questi giorni possa compromettere qualcosa di più importante, nella stagione estiva che qui più che altrove ha un’importanza vitale.

Eppure la voglia di riprendersi un pezzo di vita negata è forte ovunque, nei piccoli centri come nelle città. A Nuoro segnali, timidi di normalità: un aperitivo al bar, una cena in ristorante. Con un occhio all’orologio, perché alle 23 si abbassano le serrande.

A Oristano sembra, per ora, prevalere la prudenza. O la paura: molti tavolini vuoti nei bar e nei ristoranti. Ma forse è colpa del lunedì: nel fine settimana si avrà la controprova.

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