Ad aprile il doppio delle dosi arrivate fino a ora
Il generale-commissario ha destinato all’isola 510mila vaccini, da dicembre sono stati 311mila
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CAGLIARI. Il ciclone Figliuolo ha smosso le acque. In 24 ore la Sardegna ha ricevuto 50mila vaccini Moderna ed AstraZeneca: è una delle consegne più consistenti da dicembre. Poi è cominciata anche l’attesa per le fiale Pfizer e l’esordio delle J&J a metà mese inoltrato. C’è anche un altro numero significativo, annunciato sempre dal generale-commissario durante la missione a Cagliari. In un solo mese, aprile, alla Sardegna saranno assegnate 510mila dosi. È poco meno del doppio della quantità finora ricevuta, 311mila, dall’inizio della campagna. È così che Figliuolo vuole risalire la classifica europea, con i fatti.
Il target. «Più dosi, più vaccinatori», è stato il mantra del commissario nazionale anti-Covid e del capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, nei vertici dell’altro giorno con la Regione e l’Ats-Ares. Alla Sardegna hanno chiesto, senza però fare processi, che dovrà garantire 17mila vaccinazioni al giorno entro aprile. È quasi il doppio dell’ultimo record appena raggiunto: 9mila dosi, stabilito qualche giorno prima dell’arrivo del generale e del suo staff, mentre la media finora è stata intorno alle 7mila. Certo, la Sardegna è risalita in classifica, ma con il suo 81 per cento di somministrazioni, rispetto alle dosi consegnate, è ancora abbastanza lontano dalla media nazionale, 86, e molto indietro se messa a confronto con l’exploit del Veneto e della Provincia di Bolzano, ormai oltre quota 94.
Un passo alla volta. La Regione il traguardo lo vuole raggiungere, per gradi. Soprattutto perché, nonostante le rassicurazioni di Figliuolo, vuole avere la certezza che non ci siano buchi nelle prossime consegne. Bisogna evitare che, come sta accadendo in altre Regioni, ci sia una grande macchina organizzativa a disposizione – al commissario piace spesso proporre il paragone con la Ferrari – ma senza poi aver la benzina (leggi i vaccini) per farla correre in pista. A questo punto, stando a quanto stabilito giovedì, il primo passo sarà raggiungere le 12mila somministrazioni a metà mese, per poi accelerare nella terza e quarta settimana, quando dovrebbe essere centrato l’obiettivo delle 17mila. Fatti un po’ di calcoli, il primo vero strappo dovrebbe essere subito dopo Pasqua, anche se le vaccinazioni non saranno interrotte neanche durante le feste, mentre la volata finale scatterà dal 19 aprile.
Super team. Per tenere il passo con la tabella di marcia decisa insieme al commissario, però, la Regione avrà bisogno di almeno 220 vaccinatori in più. Figliuolo ha assicurato che, subito dopo Pasqua, invierà in Sardegna 10 medici militari e altrettanti infermieri. Ha promesso anche di rinforzare il parco mezzi delle unità mobili, per organizzare vaccinazioni capillari nei piccoli Comuni. Però è evidente che gran parte del successo dipenderà dalla possibilità concessa o meno all’Ats-Ares d’ingaggiare sin da subito almeno la metà dei vaccinatori necessari per portare a casa la prima tappa della nuova campagna, le 12 mila dosi al giorno. Anche su questo Figliuolo s’è detto pronto ad aprire una finestra. Poi sarà determinante anche il contributo dei medici di famiglia e dei farmacisti, che insieme valgono 1.800 unità. Ma i primi sostengono di avere ancora qualche problema nell’entrare in sintonia con la macchina organizzativa regionale, solo 24 ore fa hanno ricevuto gli accrediti per accedere alla piattaforma Avax, mentre gli altri aspettano di essere convocati dall’assessorato alla sanità per firmare la convenzione. Dopo Pasqua, fanno sapere dalla Regione, tutti «i colli di bottiglia saranno superati».
Il target. «Più dosi, più vaccinatori», è stato il mantra del commissario nazionale anti-Covid e del capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, nei vertici dell’altro giorno con la Regione e l’Ats-Ares. Alla Sardegna hanno chiesto, senza però fare processi, che dovrà garantire 17mila vaccinazioni al giorno entro aprile. È quasi il doppio dell’ultimo record appena raggiunto: 9mila dosi, stabilito qualche giorno prima dell’arrivo del generale e del suo staff, mentre la media finora è stata intorno alle 7mila. Certo, la Sardegna è risalita in classifica, ma con il suo 81 per cento di somministrazioni, rispetto alle dosi consegnate, è ancora abbastanza lontano dalla media nazionale, 86, e molto indietro se messa a confronto con l’exploit del Veneto e della Provincia di Bolzano, ormai oltre quota 94.
Un passo alla volta. La Regione il traguardo lo vuole raggiungere, per gradi. Soprattutto perché, nonostante le rassicurazioni di Figliuolo, vuole avere la certezza che non ci siano buchi nelle prossime consegne. Bisogna evitare che, come sta accadendo in altre Regioni, ci sia una grande macchina organizzativa a disposizione – al commissario piace spesso proporre il paragone con la Ferrari – ma senza poi aver la benzina (leggi i vaccini) per farla correre in pista. A questo punto, stando a quanto stabilito giovedì, il primo passo sarà raggiungere le 12mila somministrazioni a metà mese, per poi accelerare nella terza e quarta settimana, quando dovrebbe essere centrato l’obiettivo delle 17mila. Fatti un po’ di calcoli, il primo vero strappo dovrebbe essere subito dopo Pasqua, anche se le vaccinazioni non saranno interrotte neanche durante le feste, mentre la volata finale scatterà dal 19 aprile.
Super team. Per tenere il passo con la tabella di marcia decisa insieme al commissario, però, la Regione avrà bisogno di almeno 220 vaccinatori in più. Figliuolo ha assicurato che, subito dopo Pasqua, invierà in Sardegna 10 medici militari e altrettanti infermieri. Ha promesso anche di rinforzare il parco mezzi delle unità mobili, per organizzare vaccinazioni capillari nei piccoli Comuni. Però è evidente che gran parte del successo dipenderà dalla possibilità concessa o meno all’Ats-Ares d’ingaggiare sin da subito almeno la metà dei vaccinatori necessari per portare a casa la prima tappa della nuova campagna, le 12 mila dosi al giorno. Anche su questo Figliuolo s’è detto pronto ad aprire una finestra. Poi sarà determinante anche il contributo dei medici di famiglia e dei farmacisti, che insieme valgono 1.800 unità. Ma i primi sostengono di avere ancora qualche problema nell’entrare in sintonia con la macchina organizzativa regionale, solo 24 ore fa hanno ricevuto gli accrediti per accedere alla piattaforma Avax, mentre gli altri aspettano di essere convocati dall’assessorato alla sanità per firmare la convenzione. Dopo Pasqua, fanno sapere dalla Regione, tutti «i colli di bottiglia saranno superati».
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