Licenziamenti Air Italy appelli a governo e Regione
di Marco Bittau
Martedì l’assemblea generale dei lavoratori, il 14 sit in a Roma davanti al Mise Il sindaco Nizzi: «Trattati come cittadini di serie B. Roma e Cagliari intervengano»
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OLBIA. Una Pasqua nera attende i 1500 dipendenti Air Italy, da un giorno all’altro precipitati dalla cassa integrazione al licenziamento collettivo. È successo il primo aprile, ma nessuno ha voglia di scherzare e ora si preparano le barricate. Sì, perché saranno settimane da resa dei conti: martedì c’è l’assemblea generale, poi il 14 aprile un sit in di protesta a Roma, davanti agli uffici del ministero dello Sviluppo economico dove si decidono vita e morte del trasporto aereo.
Intanto a Olbia, ex quartier generale della compagnia aerea fondata dall’Aga Khan, il sindaco Settimo Nizzi esplode di rabbia: «È una vergogna, non ci possono essere cittadini e lavoratori di serie B. Il Governo nazionale deve intervenire così come ha fatto e sta facendo con Alitalia che pure costa alle casse pubbliche un fiume di denaro. Nessuno, invece, si occupa di Air Italy, a cominciare dalla Regione che dovrebbe invece farsi carico di una vertenza che riguarda tutta l’isola. La partita però non è ancora chiusa e tutto può succedere. Il Governo, se vuole, può riunirsi domani e decidere cosa fare».
In vista dell’assemblea di martedì, il punto centrale dell’azione sindacale è stato illustrato dalle segreterie nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo: «Pur con tutti gli approfondimenti del caso, siamo fermamente convinti che le istituzioni debbano verificare la fattibilità di percorsi alternativi per evitare la scomparsa di un’azienda storica del panorama nazionale». Da questo presupposto la richiesta al Mise di apertura di un tavolo di crisi sulla vertenza. «I lavoratori Air italy – aggiunge Marco Bardini, olbiese, segretario regionale Anpav – senza un immediato intervento delle istituzioni regionali e nazionali, rischiano di essere i primi a inaugurare la catastrofe sociale attesa dagli analisti più realisti nella fase post pandemica, facendo da detonatore ad altre tensioni latenti ma pronte a scoppiare in tutto il paese». «L’auspicio – aggiunge Bardini – è una proroga dell’ammortizzatore sociale in scadenza il 30 giugno, nelle more di comprendere quale sarà il destino dell’intero comparto nazionale del trasporto aereo che rischia di essere ceduto in blocco alle compagnie straniere. Al tavolo di crisi la nostra richiesta sarà ottenere parità di trattamento e aspettative per tutti gli operatori del comparto».
Proprio quella parità di trattamento di cui parla il sindaco di Olbia. Nella città gallurese, infatti, cova la rivolta contro il Governo dei figli e dei figliastri, ma anche contro la Regione che assiste inerme allo scempio di 500 lavoratori sardi. Protesta che accomuna anche i candidati a sindaco alle prossime elezioni comunali. «La prima soluzione che mi viene in mente – dice Augusto Navone, candidato della Grande coalizione civica – è convincere l’azienda, in liquidazione, affinché si proroghi il termine della cassa integrazione per il tempo necessario a produrre un progetto concreto e realizzabile per il futuro della mobilità aerea. Altrettanto urgente è elaborare la strategia successiva studiando piani per la creazione di una nuova compagnia regionale, sul modello di altre esperienze come quella corsa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Intanto a Olbia, ex quartier generale della compagnia aerea fondata dall’Aga Khan, il sindaco Settimo Nizzi esplode di rabbia: «È una vergogna, non ci possono essere cittadini e lavoratori di serie B. Il Governo nazionale deve intervenire così come ha fatto e sta facendo con Alitalia che pure costa alle casse pubbliche un fiume di denaro. Nessuno, invece, si occupa di Air Italy, a cominciare dalla Regione che dovrebbe invece farsi carico di una vertenza che riguarda tutta l’isola. La partita però non è ancora chiusa e tutto può succedere. Il Governo, se vuole, può riunirsi domani e decidere cosa fare».
In vista dell’assemblea di martedì, il punto centrale dell’azione sindacale è stato illustrato dalle segreterie nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo: «Pur con tutti gli approfondimenti del caso, siamo fermamente convinti che le istituzioni debbano verificare la fattibilità di percorsi alternativi per evitare la scomparsa di un’azienda storica del panorama nazionale». Da questo presupposto la richiesta al Mise di apertura di un tavolo di crisi sulla vertenza. «I lavoratori Air italy – aggiunge Marco Bardini, olbiese, segretario regionale Anpav – senza un immediato intervento delle istituzioni regionali e nazionali, rischiano di essere i primi a inaugurare la catastrofe sociale attesa dagli analisti più realisti nella fase post pandemica, facendo da detonatore ad altre tensioni latenti ma pronte a scoppiare in tutto il paese». «L’auspicio – aggiunge Bardini – è una proroga dell’ammortizzatore sociale in scadenza il 30 giugno, nelle more di comprendere quale sarà il destino dell’intero comparto nazionale del trasporto aereo che rischia di essere ceduto in blocco alle compagnie straniere. Al tavolo di crisi la nostra richiesta sarà ottenere parità di trattamento e aspettative per tutti gli operatori del comparto».
Proprio quella parità di trattamento di cui parla il sindaco di Olbia. Nella città gallurese, infatti, cova la rivolta contro il Governo dei figli e dei figliastri, ma anche contro la Regione che assiste inerme allo scempio di 500 lavoratori sardi. Protesta che accomuna anche i candidati a sindaco alle prossime elezioni comunali. «La prima soluzione che mi viene in mente – dice Augusto Navone, candidato della Grande coalizione civica – è convincere l’azienda, in liquidazione, affinché si proroghi il termine della cassa integrazione per il tempo necessario a produrre un progetto concreto e realizzabile per il futuro della mobilità aerea. Altrettanto urgente è elaborare la strategia successiva studiando piani per la creazione di una nuova compagnia regionale, sul modello di altre esperienze come quella corsa».
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