Vaccini, ora conta l’età Si parte con i 70enni
di Roberto Petretto
Nel giorno di Pasqua solo 39 dosi. Temussi: «Personale allo stremo» E il commissario dell’Ats-Ares chiede più disponibilità ai medici di famiglia
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SASSARI. Le disfunzioni non mancano, come quelle che costringono a attese di ore i cittadini (spesso anziani) fino all’arrivo delle dosi in alcuni centri vaccinali. O che bloccano (o quasi) le somministrazioni durante il giorno di Pasqua: domenica la Sardegna, insieme all’Umbria, è stata tra le Regioni dove il meccanismo si è fermato. Non che altrove siano andati a gonfie vele: la Lombardia ne ha fatto poco più di 7mila, che è un dato veramente basso.
Incertezza. In più c’è un po’ di incertezza su come dovrà proseguire la campagna vaccinale: «Non c'è alcuna confusione - dice il commissario dell’Ats-Ares, Massimo Temussi -. L'incontro con il generale Figliuolo è stato chiarificatore. Si va avanti solo per fasce di età, non più per categorie. Nelle province dove è possibile farlo partiamo con gli over 70 che saranno chiamati attraverso il sistema di prenotazione. Abbiamo anche siglato un accordo con Poste Italiane e stiamo valutando l'aggancio al loro sistema». Nell’articolo qui sotto il calendario dell’accesso alla prenotazioni: si parte oggi con i nati negli anni 48-49, poi si dovrebbe proseguire con due anni in successione ogni giorno.
Anziani in attesa. Ci sono però ancora degli ultra 80enni che attendono la prima dose e molti di più che attendono la seconda: «Rimane ancora una piccola fascia di ultra 80enni, è vero. Poi ci sono i pazienti allettati, per quelli dovranno intervenire i medici di famiglia». Che però si lamentano di non aver ancora ricevuto le dosi. «Arriveranno la prossima settimana. E forse verrà utilizzata anche un’equipe mobile che si sposterà di paese in paese. Potrebbe essere un’equipe di militari. Martedì avremo un incontro. Si dovranno occupare di pazienti fragili e allettati».
Medici contro medici. Temussi rassicura, ma è pur vero che da settimane si sente dire che l’accordo con i medici di base è fatto, anche se non si vedono gli effetti. E tra i medici è scontro: il segretario regionale della Fimmg, Umberto Nevisco, ha scritto una durissima lettera al presidente dell’Ordine di Cagliari accusandolo di “demagogia” per alcuni dichiarazioni in cui richiamava i medici di base «a fare la propria parte». Nevisco lamenta invece la difficoltà «a vincere le resistenze alla partecipazione ad alcuni hub», l’impossibilità «di ricevere i vaccini», il ritardo nell’accreditamento ai sistemi di registrazione. Invece i medici di famiglia stanno «collaborando con i sindaci per creare hot spot vaccinali comunali».
In questo duello tra medici Temussi sta con il presidente dell’Ordine di Cagliari, Giuseppe Chessa: «Devo ringraziare lui e il presidente di Sassari Nicola Addis, per la disponibilità dimostrata. Oggi (ieri per chi legge, ndr) a Sassari negli hub ci sono i medici di famiglia che danno una mano. Chiamano i loro pazienti, oppure aiutano per le vaccinazioni di tutti gli altri che sono stati convocati. Attraverso la piattaforma danno la propria disponibilità per fasce orarie, sedi e giornate».
Basta parole. Eppure ancora il potenziale dei medici di medicina generale non è stato dispiegato sul campo: «Con loro abbiamo fatto decine di tavoli di confronto. Bisogna essere più collaborativi. Chi ha voluto fare ha fatto. La verità è che bisogna vaccinare, fine dei problemi. Non hanno le dosi? Appena arriveranno le dosi di Moderna le avranno, intanto martedì diamo il protocollo per le vaccinazioni a casa. E così avremo tolto anche questa scusa. Dopo mesi di contrattazione ora bisogna fare, le parole sono finite. Le dosi stanno arrivando, non è più un problema di disponibilità di vaccini. Se un medico facesse 10 vaccini ogni 24 ore, avremmo 12 mila vaccini al giorno. Questo stiamo chiedendo ai medici di famiglia».
Lo stop di Pasqua. Rimane quella brutta sensazione di una campagna interrotta per Pasqua, caso raro in Italia: «Il entro vaccinazione a Cagliari era aperto, ma bisogna considerare che abbiamo diversi fronti aperti: il personale dell’Ats deve vaccinare, seguire gli screening sul territorio e i controlli in porti e aeroporti. I medici e gli infermieri sono allo stremo, devono tirare un po’ il fiato. Ecco perché serve l’aiuto dei medici di famiglia. Addirittura ci sono sigle sindacali che dicono che non c’è organizzazione, eppure nemmeno hanno sottoscritto l’accordo. Questo non lo concepisco. Io vedo che la collaborazione con gli Ordini sta funzionando».
Incertezza. In più c’è un po’ di incertezza su come dovrà proseguire la campagna vaccinale: «Non c'è alcuna confusione - dice il commissario dell’Ats-Ares, Massimo Temussi -. L'incontro con il generale Figliuolo è stato chiarificatore. Si va avanti solo per fasce di età, non più per categorie. Nelle province dove è possibile farlo partiamo con gli over 70 che saranno chiamati attraverso il sistema di prenotazione. Abbiamo anche siglato un accordo con Poste Italiane e stiamo valutando l'aggancio al loro sistema». Nell’articolo qui sotto il calendario dell’accesso alla prenotazioni: si parte oggi con i nati negli anni 48-49, poi si dovrebbe proseguire con due anni in successione ogni giorno.
Anziani in attesa. Ci sono però ancora degli ultra 80enni che attendono la prima dose e molti di più che attendono la seconda: «Rimane ancora una piccola fascia di ultra 80enni, è vero. Poi ci sono i pazienti allettati, per quelli dovranno intervenire i medici di famiglia». Che però si lamentano di non aver ancora ricevuto le dosi. «Arriveranno la prossima settimana. E forse verrà utilizzata anche un’equipe mobile che si sposterà di paese in paese. Potrebbe essere un’equipe di militari. Martedì avremo un incontro. Si dovranno occupare di pazienti fragili e allettati».
Medici contro medici. Temussi rassicura, ma è pur vero che da settimane si sente dire che l’accordo con i medici di base è fatto, anche se non si vedono gli effetti. E tra i medici è scontro: il segretario regionale della Fimmg, Umberto Nevisco, ha scritto una durissima lettera al presidente dell’Ordine di Cagliari accusandolo di “demagogia” per alcuni dichiarazioni in cui richiamava i medici di base «a fare la propria parte». Nevisco lamenta invece la difficoltà «a vincere le resistenze alla partecipazione ad alcuni hub», l’impossibilità «di ricevere i vaccini», il ritardo nell’accreditamento ai sistemi di registrazione. Invece i medici di famiglia stanno «collaborando con i sindaci per creare hot spot vaccinali comunali».
In questo duello tra medici Temussi sta con il presidente dell’Ordine di Cagliari, Giuseppe Chessa: «Devo ringraziare lui e il presidente di Sassari Nicola Addis, per la disponibilità dimostrata. Oggi (ieri per chi legge, ndr) a Sassari negli hub ci sono i medici di famiglia che danno una mano. Chiamano i loro pazienti, oppure aiutano per le vaccinazioni di tutti gli altri che sono stati convocati. Attraverso la piattaforma danno la propria disponibilità per fasce orarie, sedi e giornate».
Basta parole. Eppure ancora il potenziale dei medici di medicina generale non è stato dispiegato sul campo: «Con loro abbiamo fatto decine di tavoli di confronto. Bisogna essere più collaborativi. Chi ha voluto fare ha fatto. La verità è che bisogna vaccinare, fine dei problemi. Non hanno le dosi? Appena arriveranno le dosi di Moderna le avranno, intanto martedì diamo il protocollo per le vaccinazioni a casa. E così avremo tolto anche questa scusa. Dopo mesi di contrattazione ora bisogna fare, le parole sono finite. Le dosi stanno arrivando, non è più un problema di disponibilità di vaccini. Se un medico facesse 10 vaccini ogni 24 ore, avremmo 12 mila vaccini al giorno. Questo stiamo chiedendo ai medici di famiglia».
Lo stop di Pasqua. Rimane quella brutta sensazione di una campagna interrotta per Pasqua, caso raro in Italia: «Il entro vaccinazione a Cagliari era aperto, ma bisogna considerare che abbiamo diversi fronti aperti: il personale dell’Ats deve vaccinare, seguire gli screening sul territorio e i controlli in porti e aeroporti. I medici e gli infermieri sono allo stremo, devono tirare un po’ il fiato. Ecco perché serve l’aiuto dei medici di famiglia. Addirittura ci sono sigle sindacali che dicono che non c’è organizzazione, eppure nemmeno hanno sottoscritto l’accordo. Questo non lo concepisco. Io vedo che la collaborazione con gli Ordini sta funzionando».
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