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Abusivo a Quartu per 31 anni I giudici: «Nessuno paghi»

Abusivo a Quartu per 31 anni I giudici: «Nessuno paghi»

CAGLIARI. Trentun anni nella casa dell’impianto sportivo di Is Arenas, di proprietà comunale, senza pagare un centesimo d’affitto, niente spese di energia elettrica e consumi idrici. Una pacchia...

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CAGLIARI. Trentun anni nella casa dell’impianto sportivo di Is Arenas, di proprietà comunale, senza pagare un centesimo d’affitto, niente spese di energia elettrica e consumi idrici. Una pacchia cominciata nel 1987 e finita nel 2018, fra cause, ricorsi e atti giudiziari, senza che nessuno ne risponda: gli obblighi della famiglia abusiva sono prescritti, le responsabilità di chi doveva intervenire irrintracciabili o sorrette da prove troppo deboli. È così che la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha chiuso un’incredibile vicenda che vede da una parte Renato Arras, l’ex custode autonominato dello stadio Is Arenas, dall’altra l’amministrazione comunale di Quartu nelle sue articolazioni decennali. Se Arras non è stato neppure chiamato a risarcire i circa 100 mila euro che ha graziosamente risparmiato, la sola dirigente comunale rimasta impigliata al giudizio erariale era Nada Galli, causa una circostanza sfortunata: era lei a dirigere il settore sport dal 2003 al 2013 e quindi, per il pg Gianpiero Madeo, il danno arrecato alle casse pubbliche dall’inerzia comunale andrebbe ascritto a lei. Una lettura dei fatti che la Corte non ha condiviso: la casa del custode di Is Arenas non era compresa far i beni in carico al settore sport, in altre parole esisteva fisicamente ma non nelle carte comunali. Quindi, non esistendo, la dirigente Galli non doveva e non poteva occuparsene: assolta da tutto.

Raccontata così, la storia sembra semplice. In realtà non lo è: i problemi del comune di Quartu nascono l’8 giugno del 1987, quando la giunta delibera di affidare il servizio di custodia dello stadio al signor Arras. Il contratto, durata annuale, prevede che la famiglia del custode possa godere dell’alloggio interno all’impianto in cambio di un canone. Alla scadenza del patto - 31 gennaio 1988 - l’immobile doveva tornare al Comune, ma Arras ormai ha messo radici senza versare una lira d’affitto e lasciando che fosse il Comune a saldare le bollette. Passano sei anni prima che la polizia municipale proponga all’ex custode di andarsene «pacificamente» offrendogli in cambio un altro alloggio comunale. Ma non succede niente e solo nel 2014, dopo altri dieci anni, gli uffici comunali si ricordano di Arras e si attivano per provare a sfrattarlo. Si va avanti tra denunce e promesse di sgombero ma ecco che Arras passa al contrattacco: prima (2016) ricorre al tribunale perché gli venga riconosciuto il vincolo di subordinazione del rapporto contrattuale col Comune, che non esiste. Il 20 gennaio 2017, dopo che il settore patrimonio gli notifica l’ordinanza di sgombero Arras ricorre al Tar. I giudici gli danno ancora torto: non aveva titolo per occupare l’immobile, che il 17 maggio 2018 - chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato - ritorna in mani pubbliche. (m.l)

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