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L’Istat: cresce il divario tra nord e sud

L’Istat: cresce il divario tra nord e sud

La metà delle imprese sarde è a rischio, una su tre teme di non farcela

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CAGLIARI. Quasi la metà delle imprese italiane sono «strutturalmente a rischio» e in Sardegna la percentuale è ancora più alta con quali una azienda su tre che pensa di non farcela a superare la pandemia. L'effetto più devastante si abbatte sul settore del turismo e su quello della ristorazione. È questa la fotografia scattata dall'Istat nel Rapporto 2021 sulla competitività dei settori produttivi. Una «mappa della solidità» delle imprese indica che «circa il 45% di esse è strutturalmente a rischio», soprattutto nei settori a basso contenuto tecnologico e di conoscenza. All'opposto, «solo l'11% risulta solido, ma pesa per quasi la metà dell'occupazione nazionale e pr oltre due terzi del valore aggiunto complessivi». Circa il 30% delle imprese è rimasto “spiazzato” dalla pandemia. I provvedimenti di lockdown introdotti in Italia e all'estero, si legge nel rapporto, hanno svolto «un ruolo non marginale nella contrazione dei bilanci». Gli effetti economici più devastanti riguardano le attività legate al turismo. La quota di chi segnala seri rischi di chiusura è elevata nelle attività delle agenzie di viaggio (oltre 73%), in quelle artistiche e di intrattenimento (oltre 60%), nell'assistenza sociale non residenziale (circa 60%), nel traporto aereo (59%), nella ristorazione (55%). Nel comparto industriale risaltano le difficoltà della filiera della moda: abbigliamento (oltre 50%), pelli (44%), tessile (35%). La crisi ha colpito soprattutto le imprese di piccola e piccolissima dimensione, attraverso un crollo della domanda interna e della liquidità, e ha «prodotto divisioni sul territorio», anche a causa delle misure di contenimento della pandemia su base regionale.

In 11 regioni, si legge, «almeno la metà delle imprese presenta almeno due di tre criticità che le denotano a rischio alto o medio-alto». Sette sono nel Mezzogiorno e tra queste la Sardegna che vede «accentuto il divario tra le aree geografiche più ricche» Le seu regioni a basso rischio crisi sono tutte del nord: Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento).

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