Una rivoluzione nell’epoca delle chat
Messaggi veloci, post freddi sui social: come è cambiato il modo di comunicare
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SASSARI. Non c’è niente di più innovativo che ritornare alla tradizione, in un’epoca fatta di comunicazioni veloci, stringate, fredde. Dove scrivere una lettera è un pensiero che sfiora pochissimi, dove gli auguri per i compleanni sono poche parole e qualche emoticon su whatsApp, dove persino la vicinanza in un momento di dolore si manifesta attraverso una chat o persino un post su Facebook. Il vecchio telegramma è un ricordo del passato, al quale sono rimasti fedeli solo le persone più anziane, meno avezze alla tecnologia e, perché no, più amanti delle buone maniere. Ecco perché chi sceglie oggi di affidare i suoi sentimenti alla carta può essere considerato un rivoluzionario. Dall’invenzione della Bic, che con l’inchiostro che non macchia mandò in pensione la stilografica e segnò una nuova giovinezza per la scrittura a partire dalla fine degli anni Trenta, lo scambio delle lettere divenne il principale mezzo di comunicazione per almeno i cinque decenni successivi. Fino alla rivoluzione successiva, quella della posta elettronica: comunicazioni via mail, grazie a internet e allo sviluppo straordinariamente veloce del digitale, con gli sms, le chat, gli smartphone, la vita in un click. «Il mondo è cambiato profondamente – dice Elena Mascia – ma noi siamo rimasti gli stessi e spesso abbiamo bisogno di una pausa per mettere al centro i nostri sentimenti. Viviamo circondati da immagini e consuetudini, spesso inseguiamo gli altri e facciamo qualcosa solo perché fa tendenza. Quante volte sentiamo dire “basta, chiudo il profilo, mi cancello dai social”. Ma quasi sempre è una decisione momentanea, perché in fondo si ha paura di rimanere esclusi». In questa vita che ci fagocita, scrivere una lettera o chiedere a un altro di farlo per noi, vuol dire «mettere in primo piano i sentimenti e prendersi, per farlo, il tempo necessario». Ma anche trovare la forza e il coraggio di dire quello che si pensa e che ci si tiene dentro, tirando fuori una forza che la fretta mortifica e ammutolisce. (si. sa.)
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