Nuoro, la barbiera ribelle: «Lavorare è un diritto, così io apro lo stesso»

La scelta di Vanessa Brau contro i divieti in zona rossa: «Devo avere delle entrate per mandare avanti una famiglia»

NUORO. «Poter lavorare in sicurezza è un diritto, non un reato. Io apro lo stesso». È la decisione piena di coraggio e determinazione di Vanessa Brau che, è il caso di dirlo, da un taglio alla zona rossa e rifà il look alla chiusura imposta ai saloni di parrucchieri ed estetisti tenendo aperto ai clienti il suo barber shop in via Redipuglia, al centro di Nuoro. Quella che in città è considerata dai più una vera e propria regina della barba, è una professionista del settore da 21 anni e ormai da cinque è titolare del salone unisex che da lunedì grida esclusivamente il suo diritto al lavoro. Originaria di Oniferi e madre di due bambine, Vanessa Brau spiega subito i motivi che la hanno spinta a una decisione ragionata e frutto di non poche preoccupazioni: «Potrebbe sembrare banale ma non lo è: per poter mandare avanti una famiglia bisogna innanzitutto lavorare – afferma subito la parrucchiera 39enne -. È fondamentale avere delle entrate fisse nella propria casa e garantire lo stesso diritto anche ai propri dipendenti. Io ne ho due che si aggiungono all’affitto e alle bollette da pagare. Su queste spese non mi pare esista alcuna proroga».

Settantacinque giorni di chiusura affrontati nel lockdown dello scorso marzo e aprile con un affitto del locale pagato anche nel corso della chiusura forzata: «E nonostante tutto i ristori non arrivano. Anche ai miei dipendenti – riprende fiato Vanessa Brau – la cassa integrazione dello scorso anno è stata liquidata solo in parte. Questa volta, infatti, non ho neanche fatto domanda. Ho deciso di retribuirli io direttamente come avrei fatto in condizioni normali senza però far correre loro il rischio di venire a lavorare in salone».

Una chiusura forzata che spaventa e che rischia di gettare nuove ombre anche sull’imminente futuro: «Proprio negli ultimi mesi – racconta ancora la lady barber – sto intraprendendo un nuovo progetto imprenditoriale nello stesso settore, ma nella zona costiera. Sono spaventata perché questa situazione, in questa fase, può bloccare tutto comprese le pratiche avviate con le banche per la nuova apertura. Come si sa, infatti, alle banche bisogna dare certezze e soprattutto garanzie».

Lavorare è non solo un diritto ma anche sinonimo di dignità: «Decido di aprire anche perché mi rifiuto di dover andare a lavorare in nero nelle case dei clienti. Non lo ho mai fatto e non lo farò certo adesso. Qui si procederà come sempre: su prenotazione, uno alla volta, igienizzati e muniti di ogni tipo di dispositivo di protezione. Dalle visiere alle mascherine per arrivare ai guanti. Anche in questo abbiamo investito tantissime risorse e oggi pare assurdo che non basti a farci lavorare in sicurezza».

Non si abbassa la guardia: «Anche io ho paura di questa malattia. Continuerò a proteggere me e i miei clienti come ho sempre fatto. Chi volesse venire può fare regolare prenotazione, qui si fa tutto alla luce del sole».

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