Da 5 generazioni sulle rotte per l’isola
Gli Onorato avviarono i collegamenti Napoli-Olbia nel 1880 con due barche a vela
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SASSARI. Ambizioso, istrionico, populista, simpatico, capace di duelli senza esclusione di colpi (come ben sanno i concorrenti della Grimaldi), napoletano sino al midollo. Per Vincenzo Onorato, patron del gruppo armatoriale che porta il nome della sua famiglia e che gestisce insieme ai figli Achille e Alessandro, trasportare persone e cose è nel Dna familiare e ha sempre ricordato che i risultati ottenuti sono frutto del lavoro di ben cinque generazioni di gente di mare: sin da quel 1880 in cui i suoi antenati viaggiavano con due navi a vela collegando il capoluogo partenopeo a Olbia, che si chiamava ancora Terranova Pausania.
Centoquaranta anni dopo si parla di un vero impero, cresciuto come una marea specie dopo che Moby, fondata nel 1985, ha inglobato Cin-Tirrenia e Toremar nel 2014, con 64 navi che toccano tutti i principali porti del Tirreno, ma anche la Francia, le Tremiti e Malta: il Gruppo Onorato. Un impero che con l’isola ha un legame stretto: 567 dipendenti diretti e quasi mille nell’indotto. Un impero che frutta oltre 31 milioni i euro di spese in Sardegna per beni e servizi, ma che sta vacillando ed è vicino a un crac clamoroso.
Nato a Napoli nel 1957, laureato in economia del mare, Vincenzo Onorato si è dimostrato manager scaltro e capace di manovre ardite, da timoniere di rango (nella sua vita sportiva ha vinto sei titoli mondiali in classi diverse e ha partecipato a due edizioni della Coppa America con Mascalzone Latino, nome scelto in onore della canzone di Pino Daniele). Armatore, ambientalista, sportivo, ma anche editore (ha acquisito la testata online Sardinia Post) e persino scrittore (ha pubblicato ben sei romanzi).
C’è sempre il mare nella sua biografia, non nasconde di amarlo in maniera viscerale e di sentirsi male quando è costretto a starne lontano. Un mare che però resta sempre pieno di insidi anche per i navigatori più esperti e qualche colpo di timone probabilmente azzardato lo sta tradendo. Lo si poteva intuire sin dal 2015, quando alla Leopolda di Firenze promise biglietti a 14 euro per i sardi (sappiamo che poi non è andata proprio così).
La mania di gigantismo è una brutta bestia, l’operazione di acquisizione di Tirrenia e con essa della continuità territoriale che vale 72 milioni di euro l’anno si rivela più difficile del previsto da gestire anche per una potenza come il gruppo Onorato. Che non si era accorto della tempesta in arrivo, della crisi globale, il costo dei carburanti e poi l’avvento del virus partito dalla Cina (proprio come le due supernavi ordinate ai cantieri di Guangzhou), che ha complicato a dismisura qualsiasi tentativo di tirare fuori dai guai il gruppo, messo alle strette dai creditori, con Cin-Tirrenia per la quale il tribunale di Milano ha chiesto il fallimento a causa di un debito da 180 milioni.
Un epilogo che potrebbe inguaiare i sardi mai così in difficoltà in tema di trasporti, e che ora vedono solo il nero tra i colori dei personaggi della Disney disegnati sulle fiancate dei traghetti. (a.palmas)
Centoquaranta anni dopo si parla di un vero impero, cresciuto come una marea specie dopo che Moby, fondata nel 1985, ha inglobato Cin-Tirrenia e Toremar nel 2014, con 64 navi che toccano tutti i principali porti del Tirreno, ma anche la Francia, le Tremiti e Malta: il Gruppo Onorato. Un impero che con l’isola ha un legame stretto: 567 dipendenti diretti e quasi mille nell’indotto. Un impero che frutta oltre 31 milioni i euro di spese in Sardegna per beni e servizi, ma che sta vacillando ed è vicino a un crac clamoroso.
Nato a Napoli nel 1957, laureato in economia del mare, Vincenzo Onorato si è dimostrato manager scaltro e capace di manovre ardite, da timoniere di rango (nella sua vita sportiva ha vinto sei titoli mondiali in classi diverse e ha partecipato a due edizioni della Coppa America con Mascalzone Latino, nome scelto in onore della canzone di Pino Daniele). Armatore, ambientalista, sportivo, ma anche editore (ha acquisito la testata online Sardinia Post) e persino scrittore (ha pubblicato ben sei romanzi).
C’è sempre il mare nella sua biografia, non nasconde di amarlo in maniera viscerale e di sentirsi male quando è costretto a starne lontano. Un mare che però resta sempre pieno di insidi anche per i navigatori più esperti e qualche colpo di timone probabilmente azzardato lo sta tradendo. Lo si poteva intuire sin dal 2015, quando alla Leopolda di Firenze promise biglietti a 14 euro per i sardi (sappiamo che poi non è andata proprio così).
La mania di gigantismo è una brutta bestia, l’operazione di acquisizione di Tirrenia e con essa della continuità territoriale che vale 72 milioni di euro l’anno si rivela più difficile del previsto da gestire anche per una potenza come il gruppo Onorato. Che non si era accorto della tempesta in arrivo, della crisi globale, il costo dei carburanti e poi l’avvento del virus partito dalla Cina (proprio come le due supernavi ordinate ai cantieri di Guangzhou), che ha complicato a dismisura qualsiasi tentativo di tirare fuori dai guai il gruppo, messo alle strette dai creditori, con Cin-Tirrenia per la quale il tribunale di Milano ha chiesto il fallimento a causa di un debito da 180 milioni.
Un epilogo che potrebbe inguaiare i sardi mai così in difficoltà in tema di trasporti, e che ora vedono solo il nero tra i colori dei personaggi della Disney disegnati sulle fiancate dei traghetti. (a.palmas)
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