La Nuova Sardegna

In Procura il colonnello e il portavoce di Solinas

di Mauro Lissia
In Procura il colonnello e il portavoce di Solinas

Il comandante Granari: «Dovevo firmare una convenzione con la struttura» Convocato per domani il direttore dell’assessorato agli Enti locali Oppus

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CAGLIARI. «Al pranzo di Sardara c’ero, ma soltanto per ragioni legate al mio lavoro»: si è giustificato così il colonnello Marco Granari, comandante del 151° Reggimento fanteria Sassari, davanti al pm Giangiacomo Pilia che in serata ha sentito anche il portavoce del presidente della Regione Mauro Esu e domani convocherà in Procura il dg dell’assessorato agli enti locali Umberto Oppus, i cui nomi circolavano come presunti commensali fin dalle prime ore dell’inchiesta. Chiamato come persona informata sui fatti avvenuti lo scorso 7 aprile all’hotel Nuove Terme, dove una quarantina di persone hanno mangiato suddivise in tavoli da otto in barba alle norme anti-Covid della zona arancione, Granari ha spiegato che il suo compito era solo di discutere con il titolare della struttura Gianni Corona i termini di una convenzione fra la società cui fanno capo le terme e l’Esercito. Il caso ha voluto - questo è il senso della testimonianza - che l’incontro programmato abbia coinciso con il banchetto. In altre parole Granari - che non è indagato, così come nessuno dei commensali di Sardara è indagato - non aveva alcun interesse a partecipare all’incontro, se non quello di chiudere l’accordo con Corona.

All’alto ufficiale della Sassari sono state rivolte domande sugli altri presenti al pranzo: il maresciallo Paolo Fraioli, che affiancava il pubblico ministero Pilia, ha insistito sui nomi di alcuni esponenti della politica, nomi che girano vorticosamente in queste ore come possibili partecipanti al festino. Il contributo di Granari su questo punto, considerato che opera in Sardegna solo da alcuni anni, non poteva essere decisivo. Intanto le indagini puntano sulle ragioni di quello che almeno per una parte dei commensali ha l’aria di essere stato un pranzo di lavoro e non una festosa rimpatriata fra amici, la Procura intende stabilire di quale lavoro si trattasse. Di certo il tema era importante se quaranta persone - a quanto pare la gran parte vaccinate - hanno deciso di violare tranquillamente le prescrizioni anti-Covid. Stando alle testimonianze raccolte finora dall’ufficio del pm e dalla Guardia di Finanza a far girare gli inviti sarebbe stato Corona, il titolare della struttura alberghiera, mentre gli onori di casa sarebbero stati appannaggio di un rappresentante della politica. Ma di che cosa si doveva parlare? È questa la domanda cui il procuratore capo Maria Alessandra Pelagatti intende dare una risposta. È noto come sull’hotel Nuove Terme sia stato elaborato un grande progetto di ampliamento cui mancherebbero ad oggi alcuni passaggi tecnici, tra cui diverse autorizzazioni che riguardano i profili urbanistici e sanitari. Negli ambienti politici regionali si parla di un contributo piuttosto corposo concesso di recente dall’Europa su fondi Por con l’aiuto della Regione, un contributo che metterebbe la società di gestione in grado di mandare avanti l’intervento di ampliamento. Tra gli ostacoli alla realizzazione delle nuove strutture dell’hotel il meno superabile sarebbe il piano paesaggistico: la vicinanza dell’area archeologica imporrebbe limiti considerati troppo restrittivi. Intervistato dalla Nuova, l’ex assessore all’urbanistica Cristiano Erriu non ha fatto alcun riferimento a questo progetto, ma un chiarimento sulla questione potrà arrivare soltanto dalla Regione.

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