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Partite Iva, in 500 lanciano la sfida: «Lunedì si apre»

CAGLIARI. In piazza nonostante la pioggia. E per molti di loro, anche dopo duecento-trecento chilometri di strada. Per protestare a Cagliari contro la chiusura di negozi, bar, ristoranti c'è chi è...

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CAGLIARI. In piazza nonostante la pioggia. E per molti di loro, anche dopo duecento-trecento chilometri di strada. Per protestare a Cagliari contro la chiusura di negozi, bar, ristoranti c'è chi è arrivato da Castelsardo. Come un imprenditore che si è presentato sul palco con un cappio al collo. «Scusate la brutalità - ha detto - ma è il modo più appropriato per dire che queste restrizioni non possono andare avanti. Noi non ce la facciamo più». Anche lui, come tanti dei circa 500 che si sono presentati all'appuntamento di piazza dei Centomila lanciato anche sui social da un comitato spontaneo, indossava una maglietta bianca. Sulla schiena una scritta: «È facile per chi ha lo stipendio sicuro dire agli altri di stare a casa». Tra i partecipanti spunta anche il copricapo da chef, in rappresentante di una delle categorie più colpite, i ristoranti. Appoggiato al muro dietro il palco un cartello che è il manifesto della protesta: «Basta chiusure, basta impedire alla Sardegna di rinascere: il lavoro è un diritto anche per i sardi». Niente bandiere di partiti o sindacati, nelle prime file solo un vessillo dei Quattro mori. Non solo bar e ristoranti. Dal mondo delle palestre un grido di allarme: «Rischiamo tutti di chiudere: alcuni hanno deciso di non aprire più». Da una parrucchiera di Quartu un accorato invito: «Ho tirato su la mia attività da sola, senza debiti. Non ne voglio avere, voglio solo lavorare. Siamo stanchi: lunedì dobbiamo aprire le serrande».

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