La Nuova Sardegna

Ospedali, terapie intensive vicine al livello di guardia

di Roberto Petretto
Ospedali, terapie intensive vicine al livello di guardia

Aumenta la pressione, ma l’Ats minimizza: «Ben lontani dall’emergenza»

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SASSARI. Sassari, Olbia, Oristano, Nuoro, Alghero: dagli ospedali di mezza Sardegna arriva un grido di allarme per i reparti congestionati da nuovi ricoveri, personale in affanno, attese lunghissime per i pazienti. È questo il frutto dell’ondata di contagi che ha riportato la Sardegna in zona rossa e che solo ieri ha mostrato qualche timido segno di frenata. L’Ats tranquillizza: «C’è stato un aumento dei casi, ma non siamo in emergenza». I dati ufficiali dicono che la Sardegna si avvicina alla soglia critica del 30% di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive. Secondo i dati Agenas nelle intensive si arriva al 28%, con un aumento del 2 per cento rispetto all'ultima rilevazione di sabato, mentre nei reparti di medicina - dove la soglia critica stabilita dal Governo è a quota 40% - si resta stabili al 23%. Nel frattempo però Ats è alla ricerca di nuovi posti letto e in tutta l’Isola stanno via via riaprendo i reparti Covid chiusi agli inizi dell'anno e quando la regione si trovava in fascia bianca.

Secondo il direttore sanitario degli ospedali di Cagliari, Sergio Marracini, all'ospedale SS. Trinità di Cagliari i posti disponibili sono terminati, mentre ne restano solo cinque vuoti al Binaghi: «complessivamente ad oggi sono 205 i pazienti non intesivi ricoverati - spiega - e 22 in terapia intensiva».

A Oristanese nel reparto Covid dell'ospedale di Ghilarza su 15 letti disponibili, 12 risultano occupati, mentre a Bosa su 15 ne sono occupati sette.

Le attese. La versione dell’Ats è difficile da spiegare ai pazienti che hanno dovuto attendere ore e ore in ambulanza a Oristano e Nuoro per un ricovero perché non si trovava un posto Covid disponibile. I due ospedali sono stati spesso sotto pressione in un anno di pandemia, mostrando ciclicamente condizioni di estrema sofferenza. «All’ospedale di Nuoro tutti i medici sono costretti a fare turni nei reparti Covid - denunciano i consiglieri regionali Roberto Deriu (Pd) e Daniele Cocco (Leu) -, anche se non specialisti di patologie causate dal virus, abbandonando i loro reparti per contenere i disagi creati dalla mala organizzazione».

Il nord Sardegna. Situazione molto pesante soprattutto nel nord Sardegna: in questi giorni si è parlato della situazione di Sassari dove vengono dirottati pazienti anche da Tempio e Macomer. Al Policlinico vengono accolti pazienti senza complicazioni respiratorie. L’Aou è dovuta correre ai ripari riconvertendo in Covid alcuni reparti ordinari, come Oncologia. La rianimazione di Alghero è piena e l’ospedale Marino non è in grado di fornire un supporto.

Situazione allarmante in Gallura: il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, ha detto che gli ospedali cittadini sono al completo e che «si sta provvedendo a trasferire chi deve essere ricoverato a Sassari e Alghero».

Ancora peggio vanno le cose nei piccoli ospedali: «La chiusura della Lungodegenza di Ittiri e il suo trasferimento a Thiesi suscitano non poche preoccupazioni - dice l’ex sindaco di Alghero, Marco Tedde -. Non mettiamo in dubbio la necessità dell'accorpamento per rafforzare le unità lavorative del Reparto Covid del Marino di Alghero, ma non capiamo per quale motivo l'accorpamento non è avvenuto presso il reparto di Ittiri che appare meglio strutturato».

L’Ats minimizza. «Con tutta l’amicizia che mi lega a Settimo Nizzi, non può essere un sindaco a dire se in ospedale non c’è più posto», dice il commissario dell’Ats-Ares, Massimo Temussi, quando gli si chiede dello stato di sofferenza degli ospedali sardi. «Non è vero - prosegue Temussi - che gli ospedali sono al collasso. Il dato sui contagi sta scendendo. È vero, abbiamo avuto qualche picco di ricoveri, frutto dell’onda lunga dell’aumento di contagi. Ma dipende da presidio a presidio. A Cagliari i posti letto sono mezzo vuoti. Un’indicazione arriva dal fatto che non stiamo chiudendo i reparti, stiamo mantenendo l’attività ordinaria. Segno che non siamo a un livello di emergenza, nessuno ha chiuso nulla. C'è un aumento degli accessi, ma siamo ben lontani da una situazione critica».



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