La Nuova Sardegna

Massacrato a colpi in testa così è morto Antonio Fara

di Luigi Soriga
Massacrato a colpi in testa così è morto Antonio Fara

Sassari, l’atroce fine del barista 47enne. Interrogato nella notte un suo ospite

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Lo hanno trovato per terra, con una ferita alla testa, il sangue sul pavimento. Tradito e ucciso da una parte di quel mondo marginale e perso che lui cercava di rimettere nell’orbita giusta. Che accoglieva nella sua casa nel tentativo di redimerlo.

Aveva l’anima della crocerossina, Antonio Fara, 47 anni, barista sassarese e gestore del cafè in piazza Rosario, ex Pasticceria Sechi. Tendere sempre la mano a chi è in difficoltà, così d’istinto, senza pensarci troppo.

«Lascia perdere, non fidarti. Le persone possono essere cattive. Non ti mettere in casa chi non conosci bene».

Gli amici lo avevano messo in guardia, ma chi è un animo puro tende a detergere anche il mondo che lo circonda, a levargli le incrostazioni, il male di fondo. Ospitava un ragazzo di ventiquattro anni, una di quelle anime alla deriva, senza fissa dimora, con problemi. I sospetti adesso si concentrano su di lui. I carabinieri sanno chi è, e lo hanno cercato per tutta la giornata e alla fine lo hanno portato in caserma. Perché gli indizi portavano dritti verso una persona di cui la vittima si fidava, tanto da accoglierla in casa dopo le 21 di sera. Le parole del tenente colonnello Diego Polio, comandante del reparto operativo provinciale, sono poche, ma in fondo distillano tutto un racconto: «Ferite alla testa, la porta di ingresso della casa chiusa, quella posteriore invece spalancata, con segni di effrazione».

Quando nella casa di via Livorno (quasi all’incrocio con via Alghero), sono arrivati gli specialisti del Ris da Cagliari, per prima cosa hanno esaminato il cancello di ingresso a caccia di impronte. Ma subito dopo gli esperti della scientifica si sono concentrati sulla parte posteriore dell’abitazione, quella che dà su via Napoli. Infatti la porta spalancata immette prima su un cortiletto e poi, scavalcando un muro di oltre due metri, sfocia proprio su via Napoli. Questa, quasi sicuramente, è stata la via di fuga. Arrampicarsi su una parete così alta richiede una certa dose di agilità, anche se appoggiati, sia da un lato che dall’altro, ci sono oggetti e vecchi elettrodomestici. I militari con le tute bianche spruzzano il luminol su un frigorifero, alla ricerca di tracce di sangue. Cercano impronte, perché quell’elettrodomestico è stato utilizzato come gradino per attutire un salto da un’altezza pericolosa. In via Napoli ci sono alcune telecamere, potrebbero aver ripreso l’omicida durante la fuga. «Ho consegnato i filmati ai carabinieri – dice una vicina – l’ultima volta che ho visto Antonio è stato verso le 8 di sera, e stava rientrando dal lavoro. Ci siamo salutati, era solo».

Invece la mattina, verso le 9,30, stranamente non si era presentato al bar di piazza Rosario. Lui, che generalmente spaccava il minuto. La socia che gestisce insieme l’attività si è preoccupata, anche perché non rispondeva al telefono. Una cosa insolita per una persona sempre precisa e puntuale. Anche il figlioccio, ieri mattina, come spesso accade è andato a prendere il caffè. E Antonio Fara non ha risposto al telefono nemmeno a lui. Allora ha deciso di fare un salto in via Livorno per capire cosa fosse accaduto. Ha suonato il campanello, ha insistito ma nessuna risposta. Allora il giovane ha deciso di chiamare i vigili del fuoco, e quando hanno aperto la porta e sono entrati hanno trovato il corpo senza vita.

La porzione di via Livorno davanti all’abitazione è stata subito delimitata con il nastro (la strada chiusa dalla polizia locale), in modo che nessuno potesse contaminare eventuali tracce sul cancello di ingresso. L’alloggio è al piano terra, con accesso a un cortiletto interno. Proprio lì vicino a una sorta di ripostiglio, Antonio Fara era adagiato per terra esanime. Per tutta la mattina i carabinieri hanno vivisezionato la scena, alla ricerca di elementi. Sul luogo anche il magistrato di turno Giovanni Porcheddu e il medico legale Salvatore Lorenzoni, che nel pomeriggio ha eseguito l’ispezione sul cadavere confermando l’ipotesi dell’omicidio. L’autopsia invece con tutta probabilità verrà eseguita lunedì mattina. A tarda sera il corpo è stato trasferito nell’istituto di medicina legale.

Nel frattempo però è cominciata la caccia all’uomo, con i carabinieri in borghese che hanno setacciato i luoghi frequentati dal sospettato. Attorno alle 15 un blitz nella zona di via Catalocchino, e nei pressi dell’ex Mattatoio e nel dormitorio di via Duca degli Abruzzi. Solo a tarda sera i militari hanno rintracciato il giovane, lo hanno condotto in caserma e per tutta la notte lo hanno interrogato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative