Polemiche sulle restrizioni Nieddu: «Criteri da rivedere»
Continua il duello a distanza tra l’assessore alla Sanità e il leader del Pd Letta Venerdì vertice del Comitato tecnico scientifico: l’isola spera di cancellare il rosso
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SASSARI. Non si placa la polemica sulla Sardegna in zona rossa: l’attenzione è ovviamente rivolta alla riunione del Comitato tecnico scientifico che venerdì dovrà valutare i dati sulla diffusione della pandemia nelle regioni italiane. La Sardegna, secondo l’ordinanza del ministro Speranza, dovrebbe restare per 15 giorni in rosso, fatta salva però la possibilità di rivalutare la classificazione in base ai dati aggiornati. E proprio il sistema di valutazione viene contestato dalla Regione e da alcuni osservatori. Ha fatto discutere l’intervista de La Nuova al professore di Statistica dell’università Lums di Roma, Antonello Maruotti, che ha contestato l’utilizzo dell’indice Rt come criterio per giudicare la gravità della diffusione del virus.
«Abbiamo 119 contagi ogni 100mila abitanti, un dato al di sotto della media del Paese. Veniamo puniti quando siamo ormai fuori dal pericolo - ha detto ieri l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, ospite di «Breakfast Club» su Radio Capital -. È vero, c’è stato un calo dell'attenzione quando siamo entrati in zona bianca, non si può negare, ma non accetto le critiche scriteriate di alcuni personaggi politici di primo piano che accusano la Sardegna e la sua classe dirigente di aver aperto in modo indiscriminato».
Il riferimento, neppure tanto nascosto, è al segretario del Pd Enrico Letta: «non perde occasione di parlare dell’isola e di cose che non conosce», ha aggiunto Nieddu.
Anche ieri Letta ha riservato una battuta alla Sardegna: «Sicuramente oggi è una bella giornata, c'è la speranza che cambi la situazione. Molti cominciano a lavorare, è una giornata importante per le università. Tutto dipende dalla responsabilità dei nostri comportamenti. Se avremo comportamenti irresponsabili faremo come la Sardegna. Abbiamo l'esempio negativo, sappiamo cosa non fare, è il monito per questa bella giornata», ha detto il segretario del Pd. L’assessore Nieddu ha ribattuto: «Le aperture sono state concordate con un tavolo tecnico, insieme all'Istituto Superiore di Sanità».
Rimane il problema di una zona rossa verso la quale i cittadini sono sempre più insofferenti. Questione di numeri: «È paradossale con i numeri che abbiamo essere rossi – ha detto ancora Nieddu –. Secondo me il sistema delle zone funziona male. Siamo in rosso con i numeri migliori della maggior parte delle regioni in giallo».
Anche la Regione non è però esente da colpe: le ha sottolineate sempre lo statistico Maruotti nell’intervista: «La Sardegna ha una lacuna, che si evince dai rilievi del report settimanale: è sempre in ritardo nell’aggiornamento del flusso dei dati. E questo non viene mai visto come un buon segno, perché con dati non aggiornati si perde il senso della reale evoluzione dell’epidemia».
Stavolta l’isola sarà più tempestiva? L’assessore insiste su un altro aspetto «Il peggioramento dei dati non è stato causato solo dalle aperture, ma dalla diffusione della variante inglese, che prima era per noi sconosciuta. E i contagi - sottolinea - non li abbiamo comunque avuti in bar e ristoranti, il vero problema erano gli assembramenti nelle case private».
«Abbiamo 119 contagi ogni 100mila abitanti, un dato al di sotto della media del Paese. Veniamo puniti quando siamo ormai fuori dal pericolo - ha detto ieri l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, ospite di «Breakfast Club» su Radio Capital -. È vero, c’è stato un calo dell'attenzione quando siamo entrati in zona bianca, non si può negare, ma non accetto le critiche scriteriate di alcuni personaggi politici di primo piano che accusano la Sardegna e la sua classe dirigente di aver aperto in modo indiscriminato».
Il riferimento, neppure tanto nascosto, è al segretario del Pd Enrico Letta: «non perde occasione di parlare dell’isola e di cose che non conosce», ha aggiunto Nieddu.
Anche ieri Letta ha riservato una battuta alla Sardegna: «Sicuramente oggi è una bella giornata, c'è la speranza che cambi la situazione. Molti cominciano a lavorare, è una giornata importante per le università. Tutto dipende dalla responsabilità dei nostri comportamenti. Se avremo comportamenti irresponsabili faremo come la Sardegna. Abbiamo l'esempio negativo, sappiamo cosa non fare, è il monito per questa bella giornata», ha detto il segretario del Pd. L’assessore Nieddu ha ribattuto: «Le aperture sono state concordate con un tavolo tecnico, insieme all'Istituto Superiore di Sanità».
Rimane il problema di una zona rossa verso la quale i cittadini sono sempre più insofferenti. Questione di numeri: «È paradossale con i numeri che abbiamo essere rossi – ha detto ancora Nieddu –. Secondo me il sistema delle zone funziona male. Siamo in rosso con i numeri migliori della maggior parte delle regioni in giallo».
Anche la Regione non è però esente da colpe: le ha sottolineate sempre lo statistico Maruotti nell’intervista: «La Sardegna ha una lacuna, che si evince dai rilievi del report settimanale: è sempre in ritardo nell’aggiornamento del flusso dei dati. E questo non viene mai visto come un buon segno, perché con dati non aggiornati si perde il senso della reale evoluzione dell’epidemia».
Stavolta l’isola sarà più tempestiva? L’assessore insiste su un altro aspetto «Il peggioramento dei dati non è stato causato solo dalle aperture, ma dalla diffusione della variante inglese, che prima era per noi sconosciuta. E i contagi - sottolinea - non li abbiamo comunque avuti in bar e ristoranti, il vero problema erano gli assembramenti nelle case private».
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