I medici di famiglia: «Noi siamo in campo ma dateci dosi e spazi»

La Fimmg contesta la Regione: «A noi un ruolo marginale Siamo 1200 e potremmo fare 12mila inoculazioni al giorno» 

SASSARI. I vaccini scarseggiano, la campagna va al rallentatore e la Sardegna continua a occupare i bassifondi della classifica a livello nazionale. Uno stallo che sta creando più un disagio nell’isola che già deve fare i conti con la zona rossa. Sullo sfondo da settimane c’è uno scontro che vede contrapposti da un lato la Regione e dall’altro i medici di medicina generale. Il motivo del contrasto è proprio l’accordo sull’adesione alla campagna di vaccinazione, a cui le principali sigle sindacali hanno aderito, salvo poi ritrovarsi - sostengono - ad avere un ruolo marginale. Ed è proprio per spiegare la sua posizione che la Fimmg, principale sindacato dei medici di base, ha acquistato una pagina della Nuova di oggi. Un lungo intervento in cui hanno sottolineato come la vaccinazione sia stata «un percorso travagliato tra organizzazione confusa, penuria di vaccini, battute d’arresto» con i medici «chiamati in causa e mai veramente coinvolti».

La Fimmg ha voluto ripercorrere la storia del Covid. «L’unica nota di speranza in tale disastro epocale era riposta nella disponibilità di un vaccino, sicuro, efficace». E dunque siamo al 9 gennaio 2021 quando la campagna è iniziata «con i migliori presupposti, con la vaccinazione degli ospiti delle case di riposo, pazienti anziani che avevano pagato il prezzo più alto, e a seguire gli ultra 80enni, ultra 70enni e pazienti fragili». Ma oltre tre mesi dopo i dati dicono che «il 30 per cento degli over 80 non ha ancora ricevuto la prima dose, e il quadro è ancora più preoccupante se si parla di pazienti fragili, dove spesso si associano età e patologia, in quanto è ancora più difficile contattarli e fare una graduatoria di priorità». La Fimmg sottolinea come i medici di base siano sempre stati considerati «una categoria importante in questa impegnativa battaglia». Di qui la firma dell’accordo con l’Ats, e dunque con la Regione. «La realtà a seguire, purtroppo, non è stata quella che tutti auspicavamo», accusano. Ad Alghero non sono stati previsti né vaccini né spazi per i medici di base. Nel distretto di Ozieri, oltre alla carenza di vaccini denunciano «un’asfissiante burocrazia». Si salva Sassari, dove riescono a fissare sedute vaccinali in cui convocano i pazienti, a orari precisi e con una propedeuticità di un paziente ogni 5 minuti, evitando assembramenti». In questo modo, sottolinea la Fimmg, «vista la presenza sul territorio di 1200 medici di medicina generale, se ognuno disponesse anche di soli 10 vaccini al giorno, si potrebbero vaccinare 12mila persone in un'unica giornata, diventando così la prima forza vaccinatrice della Sardegna, come dimostrato nelle campagne vaccinali antinfluenzali». Ma lo scenario è diverso. «Occorre che chi ha assegnato, per l’hub di Sassari, 100 dosi alla medicina generale riveda questi numeri al rialzo, così come per il numero di box negli hub che non possono essere solo 4 sui 34 disponibili. Fatto che, associato alla mancanza di dosi, fa crollare i risultati ottenuti». I medici concludono: «Il nostro impegno è garantito senza limiti e senza riserve» ma «non intendiamo svolgere un ruolo marginale o di riserva con l'assegnazione di minime dosi di vaccino o di spazi».

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