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Occupazione a picco famiglie in difficoltà

Occupazione a picco famiglie in difficoltà

Allarme della Cisl: «La pandemia innesca una bomba sociale»

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SASSARI. Riflessi negativi sull’occupazione, sulle famiglie, sulle imprese e sull’intera comunità sarda. Insomma una vera bomba sociale sull’isola, quella rappresentata dalla pandemia. La preoccupata denuncia arriva dai lavori del comitato esecutivo della Cisl territoriale di Sassari, che si è riunito per fare il punto sulla difficile situazione dovuta alla pandemia da Sars-Cov2. E, ciò che è peggio, «l’azione messa in campo da Governo e Regione – dice il segretario generale Pier Luigi Ledda – è assolutamente insufficiente a dare risposte efficaci in un territorio già sofferente, con migliaia di posti di lavoro a rischio e altrettante famiglie che avranno bisogno di sostegno almeno per tutto il 2021».

Il sindacato definisce «in caduta verticale» il dato degli occupati, -27 mila, senza tuttavia aver incrementato quello dei disoccupati (che al contrario si sono anch'essi ridotti di -16 mila unità), dato correlato alla crescita dei cosiddetti inattivi (+28 mila), cioè coloro che rinunciano a cercare lavoro per via della crisi di molte imprese. Fenomeno purtroppo in crescita, in cui spicca la provincia di Sassari (+15%), con la contestuale riduzione, più grave, degli occupati (-11%) e, in controtendenza rispetto alle altre province, per l’aumento di disoccupati (+3%).

Secondo Ledda la “bomba” va «disinnescata con la richiesta al Governo nazionale di un'ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti e della continuità della cassa integrazione Covid; e con l’apertura da parte della Giunta regionale di un confronto con i sindacati confederali per una strategia che capitalizzi le enormi potenzialità del Next Generation Ue, del Quadro comunitario di sostegno 2021-2027, del Fondo di sviluppo e coesione e delle altre ingenti risorse europee e nazionali».

Inoltre, la pandemia «ha fatto emergere tutte le carenze del sistema sanitario regionale e se il vaccino rappresenta l’arma più efficace nella lotta al virus, la campagna è segnata da una lentezza inaccettabile». Per Ledda, emerge lo scenario di «un’organizzazione sanitaria approssimativa, caratterizzata da farraginosità e confusione, che fatica a garantire la necessaria priorità agli anziani e ai fragili». Al 21 aprile, denuncia il sindacato, erano 419.962 le persone vaccinate, pari al 26,06 per cento della popolazione; 122.609 con la seconda dose, pari al 7,61 per cento. La Cisl ritiene si debba lavorare per potenziare la distribuzione e la somministrazione, rafforzando i centri di vaccinazione, assicurando il sostegno del mondo del lavoro e potenziando, al contempo, il sistema sanitario con interventi mirati sulla medicina del territorio e la capacità ospedaliera. (a.palmas)

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