Tirrenia, settimana cruciale per Onorato: domani 6 maggio si decide sul fallimento

L'istanza al Tribunale di Milano

SASSARI. È la settimana cruciale per Tirrenia. Il 6 maggio i giudici del tribunale di Milano potrebbero decidere sull’istanza di fallimento chiesta dalla procura. Per evitarlo l’armatore dovrebbe presentarsi in aula con in mano o un concordato preventivo o un accordo di ristrutturazione. In caso contrario per l’ex compagnia di Stato si aprirebbe uno scenario catastrofico. Il crac della compagnia e dunque un dramma occupazionale per i circa 6mila dipendenti. Ecco perché nell’udienza del 15 aprile, quando il pm ha presentato la richiesta di fallimento, i giudici hanno accolto il suggerimento dello stesso pm a “un rinvio contenuto”. Altri venti giorni per capire se è possibile risolvere la questione del debito che il gruppo Onorato ha nei confronti dello Stato. Sì, perché tutti i problemi della compagnia nascono dai 180 milioni di euro che i commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria vantano nei confronti del gruppo Onorato. Commissari che, comunque, preferirebbero un accordo in extremis all’ipotesi fallimento. Tanto che, pur avendone la facoltà, nell’udienza del 15 aprile non si sono accodati al pm nella richiesta di fallimento. Anche perché consapevoli che in caso di crac sarebbe molto più difficile recuperare il credito.

La procura di Milano ha indicato un passivo di Cin di circa 200 milioni e debiti scaduti per circa 350-400 milioni, di cui 180 nei confronti dell'amministrazione straordinaria dell'ex Tirrenia. Il 30 marzo Onorato aveva depositato la domanda di concordato in continuità per Moby, mentre per Cin, in assenza di un accordo con i commissari e il benestare del Mise, si era dovuto limitare ad annunciare l’intenzione di presentare un piano di ristrutturazione, «anche alla luce degli accordi già sottoscritti con circa il 95 per cento dei fornitori e grazie alla partnership con l'investitore Europa Investimenti/Arrow». Ma nell’ultima udienza i giudici hanno detto basta al concordato in bianco. Per presentare un piano di salvataggio completo Cin non ha altre scelte: o un concordato preventivo o un accordo di ristrutturazione. Altrimenti saranno i giudici a decretare il destino dell’ex compagnia di Stato.

In queste settimane sono in molti ad avere auspicato una soluzione che escluda il fallimento. In primis in sindacati, preoccupati per il futuro dei 6mila dipendenti. E poi tutte le associazioni imprenditoriali, da Confindustria a Confartigianato, che nel crac di Tirrenia vedono un colpo durissimo per il sistema dei trasporti con la Sardegna e dunque per l’economia dell’isola.

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