La Nuova Sardegna

L’uxoricida alla figlia: i miei beni a disposizione

di Simonetta Selloni
L’uxoricida alla figlia: i miei beni a disposizione

Rocca si è costituito nella causa di risarcimento promossa dalla ragazzina L’uomo condannato con sentenza definitiva continua a proclamarsi innocente  

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NUORO. Si proclama ancora una volta innocente, nonostante la sentenza di condanna all’ergastolo sia definitiva. Ed è pronto a mettere il suo patrimonio a disposizione della figlia. Francesco Rocca, il dentista condannato quale mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore, nel marzo di 13 anni fa, ieri si è costituito nella causa di risarcimento promossa contro di lui davanti al tribunale di Nuoro (giudice Federica Meloni) dalla figlia. La ragazzina – quando venne uccisa la madre aveva 7 mesi – è rappresentata dalle avvocate Annamaria Busia e Francesca Calabrò. È affidata alle cure di una sorella di Dina. Francesco Rocca invece, è rappresentato in questo giudizio dall’avvocato Angelo Manconi, che è anche suo tutore. La figlia sta chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non, compreso il danno da perdita parentela, il danno biologico, al padre, che però è anche il mandante dell’omicidio della madre e non ha mai contribuito al suo mantenimento. Un aspetto questo per il quale le avvocate Busia e Calabrò stanno preparando una causa separata. Oltre i tecnicismi, una bambina di 7 mesi ha perso la madre, per mano del padre. E se forse nulla potrà mai colmare questo baratro di dolore, c’è una legge specifica che ne prevede la quantificazione. È la legge 4 del 2018, che tutela gli orfani dei crimini domestici, Ma è stata approvata dopo il delitto, che risale al 26 marzo 2008. A ispirare quella norma era stata l’avvocata Busia; prevede che il pm che procede per l'omicidio del coniuge, verifichi se ci siano figli minori o economicamente non autosufficienti. Il pm può chiedere in ogni momento del procedimento, il sequestro conservativo dei beni dell'indagato a garanzia del diritto al risarcimento dei danni patiti dai figli della vittima.

Rocca ieri ha chiesto il rigetto di tutte le richieste. Ha sostenuto che l’accertamento di una sua responsabilità civile, conseguente all’azione risarcitoria, comprometterebbe la sua volontà di coltivare i rapporti con la figlia. Quanto al patrimonio “messo a disposizione della figlia”, c’è da capire come questo si espliciti. Fino a oggi per la ragazzina né lui né la sua famiglia hanno mai contribuito.

Per la prima volta, Rocca ammette di avere un patrimonio. Nella causa, in tribunale di Nuoro, intentatagli dalle sorelle e dalla madre per spogliarlo dai beni, si sostiene che il dentista, rispetto alla sua parte di eredità “fiduciariamente” affidatagli dal padre, abbia avuto oltre la quota spettante. E che ciò che resta, debba rientrare nell’asse familiare. Secondo i familiari di Dina Dore, sarebbe un escamotage per mettere al riparo il patrimonio dei Rocca dal risarcimento assegnato loro quali parti civili.

Mentre la vicenda Rocca contro Rocca è in attesa di definizione, per la causa della figlia contro il padre si attendono le decisioni della giudice. Con tutta probabilità sarà convocata una ulteriore udienza di trattazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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