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I miglioramenti non bastano per tornare in zona gialla

I miglioramenti non bastano per tornare in zona gialla

La Sardegna resta arancione, la Valle d’Aosta lascia il rosso dopo 7 giorni

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CAGLIARI. Nessun abbuono: la Sardegna rimarrà un’altra settimana in zona arancione e fino a domenica 16 maggio. Nonostante gli indicatori siano di nuovo tutti lontani, molto lontani, dalle soglie d’allerta, compreso l’indice di contagio Rt che ora è il più basso d’Italia, con lo 0,74, e nonostante l’ultimo dossier speranzoso inviato dalla Regione, la Cabina di regia nazionale ha detto no al passaggio immediato in zona gialla. La replica del governatore Christian Solinas è stata immediata: «Purtroppo la risposta arrivata da Roma non ha premiato i sacrifici dei sardi e l’impegno dimostrato da tutte le forze in campo, ma soprattutto confermato l’inadeguatezza di questo sistema che combattiamo da tempo». Il commento a caldo dell’assessore alla sanità, Mario Nieddu, è stato di questo tenore: «Siamo rimasti, ancora una volta, prigionieri del solito inadeguato e ingiusto meccanismo. È quello che insegue il virus e quindi incapace di fotografare una realtà come la nostra se non con prescrizioni ormai distorsive e non più sostenibili. Siamo ormai in fascia di sicurezza da diverse settimane – ha concluso – e quindi il giallo ci sarebbe spettato». Invece, com’era prevedibile, l’Istituto superiore di sanità è stato rigido e intransigente anche dopo aver elaborato i dati dal 26 aprile al 2 maggio, tutti comunque «a basso rischio», ma soprattutto ha ribadito: «Il passaggio da una colore all’altro non può prescindere dalla permanenza delle Regioni per almeno 14 giorni nella fascia precedente». Cioè quella arancione in cui la Sardegna è finita a partire dal 3 maggio dopo anche il clamoroso ruzzolone in fascia rossa all’indomani dell’essere stata l’unica regione bianca.

Abbuoni discrezionali. Il bonus è stato concesso alla Valle d’Aosta, che dopo solo sette giorni trascorsi in fascia rossa da lunedì passerà in quella arancione: perché? Perché in quella regione l’indice di contagio ogni 100mila abitanti è crollato all’improvviso sotto quota 200 dopo l’ultimo lockdown di maggio. Finita in fascia rossa all’inizio del mese, a causa di troppi nuovi casi settimanali ben oltre la soglia critica – erano stati 265 ogni 100mila abitanti – la Valle d’Aosta ha visto comunque ridursi lo stesso molto velocemente. Infatti è stata premiata con l’abbuono di una delle settimane rosse, perché – scrive l’Istituto superiore di sanità – quando sono «registrati questi netti miglioramenti non è più obbligatoria la permanenza in una fascia per 14 giorni».

La beffa. La Sardegna, invece, non ha ottenuto lo stesso e atteso bonus, nonostante abbia un indice R con t bassissimo e i nuovi casi positivi sintomatici siano calati quasi del 33 per cento da una settimana all’altra, come confermato dalla Fondazione Gimbe. Però se messa a confronto con l’ultima performance della Valle d’Aosta, in questo caso, la Sardegna non avrebbe potuto far valere un exploit dello stesso tipo. O comunque, stando all’Istituto superiore di sanità, «l’andamento del rischio verso la fascia più bassa ha necessità di un’altra settimana trascorsa in zona arancione per consolidarsi». Ma questo calcolo inappellabile, come si sa, continua a essere quello più contestato dalla Regione e l’ha ribadito anche con il dossier inviato alla vigilia del monitoraggio decisivo. Qualche passaggio di quel fascicolo va ricordato: «L’automatismo – si legge – previsto dalle ordinanze del ministero non esiste. Tutti i principali indicatori descrivono, in Sardegna, una situazione in netto miglioramento e quindi le misure restrittive andrebbero riequilibrate rispetto a quella che è la situazione reale». Ma questa sollecitazione non è bastata per far breccia da un giorno all’altro nel muro granitico dell’Istituto superiore di sanità.

La rivolta. Come si sa è da settimana che la Sardegna contesta i criteri imposti sin dall’inizio dalla Cabina di regia nazionale. Una settimana fa l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, ha ottenuto che all’ordine del giorno della prossima Conferenza Stato-Regioni, presente il ministro Roberto Speranza, siano discusse, in vista dell’estate, «immediate correzioni della tabella, con prescrizioni non più regionali ma comunali». In queste ore a sollevare la voce sono stati anche altri governatori. Massimiliano Fedriga del Friuli e presidente della Conferenza delle Regioni, ha detto: «La prima cosa da superare credo debba essere proprio l'indice R con t. C'è un tavolo tecnico che sta lavorando per rivedere i parametri e confido in quel lavoro. Il vero indice da tenere in considerazione, invece, dovrebbe essere quello dei ricoveri in ospedale, perché è l’unico in grado di fornici una visione reale sull’andamento dei contagi». Anche Luca Zaia, Veneto, ha preso posizione: «I parametri vanno adeguati alla situazione contingente e quindi mi sembra sia logico rivederli al più presto. Su quale punterei? Sul numero di vaccini somministrati di settimana in settimana». Infine a sostenere la stessa causa è stato Stefano Bonaccini, governatore dell’EmiliaRomagna: «Le valutazioni ministeriali basate solo sull’Rt regionali vanno superate prima dell’estate, sempre più spesso non corrispondono alla realtà». È evidente: la Sardegna, in poche ore, ha recuperato più di un alleato nella guerra dichiarata ai colori, ma per ora dovrà sottostare ancora alle regole dell’Istituto superiore di sanità. Venerdì 14 maggio è previsto un nuovo monitoraggio e allora dal cilindro romano dovrebbe uscire davvero il colore giallo. È quello tanto atteso, in Sardegna, da bar e ristoranti. (ua)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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