L’Ue si ricompatta sui vaccini

Coro di no alla proposta di Biden sui brevetti: «Prima si sblocchi l’export di Stati Uniti e Gran Bretagna»

[FIRMA&LUOGO]di Serenella Mattera

<MC>OPORTO

[TESTO]«Il momento è giusto: i Paesi europei iniziano ad accettare l'idea» di una politica comune sui diritti sociali e il lavoro. Mario Draghi ne è convinto, dopo la due giorni di Oporto. La battaglia ora si può vincere sia per il duro colpo inferto dalla pandemia a tutte le economie del continente, sia perché senza la Brexit sarebbe stato «impossibile» superare il veto sul dossier della Gran Bretagna.
Ecco perché a partire dal Consiglio europeo di giugno, Draghi metterà sul piatto la sua proposta di rendere strutturale il fondo Sure contro la disoccupazione. Ma sarà una battaglia non semplice. Mark Rutte, primo ministro olandese, si mette subito alla testa dei falchi del Nord: Sure è «una tantum» e così deve restare, afferma. Rutte, già osso duro per l'Italia al tavolo di trattativa sul Recovery fund e capofila dei «frugali», taglia corto su Sure: «Non ne abbiamo discusso» o «forse non ero attento» quando il premier italiano ne ha parlato.
Su un altro fronte, quello dei vaccini, l'Europa sembra invece ritrovare compattezza. E prova a rivendicare la propria centralità. «Siamo la farmacia del mondo e aperta al mondo», dice la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen nel dare il via libera a un contratto con Pfizer da 1,8 miliardi di dosi (900 milioni garantite e 900 milioni opzionate) tra il 2021 e il 2023: un numero almeno quattro volte superiore a quello della popolazione europea e già pensato per aiutare i Paesi che ne abbiano bisogno, tanto che gli Stati potranno donare o rivendere a prezzo ribassato parte dei loro vaccini.
Prima di discutere di brevetti, gli Stati Uniti, così come la Gran Bretagna dovrebbero «rimuovere il blocco delle loro esportazioni», afferma perciò Draghi, all'unisono con Merkel ed Emmanuel Macron. Anche perché, osserva il premier italiano, anche una misura come la sospensione temporanea dei brevetti da sola non basterebbe ad aiutare i Paesi dove milioni di persone muoiono di Covid per mancanza di accesso ai vaccini: produrre i vaccini in sicurezza è «molto, molto complesso», bisogna agire sulle filiere prima ancora che sui brevetti. Non si è ancora ben capito, premette il presidente del Consiglio italiano, quale sia nel dettaglio la proposta di Biden.
Charles Michel spiega che sarà valutata quando in concreto sarà presentata al Wto. Merkel, anche lei in videocollegamento, ribadisce la sua contrarietà ad avvantaggiare Paesi come la Cina concedendo la tecnologia mRna sviluppata da BioNTech. Sarebbe al contrario «buffo», osserva Draghi, pensare che l'obiettivo di Biden sia arginare l'avanzata di Cina e Russia, che hanno annunciato centinaia di milioni di dosi ma ne hanno consegnate rispettivamente 40 milioni e 6 milioni. Piuttosto, al tavolo di Oporto c'è chi avanza il sospetto che gli Usa vogliano contrastare «la forza dell'export Ue». Ma Draghi invita a essere pragmatici: accelerare le vaccinazioni e la produzione in Europa «in trasparenza» e «sicurezza», mentre si aiutano i Paesi più in difficoltà (il programma Covax, osserva, è «insufficiente»).

WsStaticBoxes WsStaticBoxes