Solo silenzio e lacrime: «Addio a un uomo buono»

Il paese si è stretto attorno ai familiari di Francesco Dessena, ucciso a s’Ozzastru Don Mimmino: «È una tragedia per tutti noi, ma non rinunciamo alla speranza»

NULE. Silenzio e lacrime, un dolore composto di fronte alla bara che entra in chiesa. Fuori piove, la gente resta sul sagrato con gli ombrelli aperti, poche parole e pesate con il bilancino. Perchè c’è poco da dire e al massimo c’è spazio per dire «speriamo che li trovino».

Nule ha dato ieri l’ultimo saluto a Francesco Dessena, l’allevatore in pensione di 76 anni barbaramente ucciso nell’azienda di famiglia in località “s’Ozzastru”, la sera di giovedì 6 maggio.

Mascherine che fanno sembrare quasi tutti uguali, gli sguardi di chi cerca di capire qualcosa di più di quella tragedia che ha fatto calare una cappa di paura su un paese che con fatica e coraggio si stava rialzando. Ci sono gli altoparlati per fare seguire la cerimonia funebre anche all’esterno della chiesa.

Il parroco don Mimmino Cossu da giorni cerca di trasmettere speranza, di fare arrivare alla piccola comunità fortemente scossa per l’efferato omicidio un segnale reale di educazione al rispetto della vita. Parole sagge, il tono della voce del padre che parla ai figli, richiama la vicinanza del vescovo Corrado Melis e di altri sacerdoti del territorio. Poi comincia: «Sconvolto, e non solo io, dalla tragedia che viviamo – dice – è tanto difficile parlare, anche come segno di rispetto ai familiari così duramente provati». Don Mimmino cita, con sofferenza, alcune espressioni della parola di Dio «che ci aiuta a cercare di vivere questa celebrazione come vera preghiera, che sia non solo suffragio per Francesco e conforto ai familiari, ma anche educazione alla fede di tutti noi». Il sacerdote sa che chi c’è ascolta e poi può riferire agli altri. E ripercorre il passo del Vangelo di San Marco, il centurione che vede morire Gesù sulla croce, quell’urlo: “Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato”?».

Poi don Mimmino afferma che «anche il nostro fratello Francesco, con la sua umanità nel battesimo è passato alla vita di figlio di Dio e allora dobbiamo cercare di capire che la morte così violenta non è solo l’offesa più forte all’uomo, ma a Dio stesso». Ci vuole tanta fede, ma don Mimmino ci prova: «Con lentezza e incertezza, crediamo che Francesco, che ha vissuto la morte di Gesù, partecipi alla vittoria pasquale di Cristo». Una speranza che non deve essere illusione «ma conforto per tutti noi e specialmente per i familiari». Infine il grazie a un uomo buono, «a Francesco per tutto il suo impegno nella vita terrena, specialmente nel continuo lavoro sin dalla giovinezza, nell’amore alla famiglia, l’affetto a tutti i nipotini (le due gemelle erano presenti come ministranti all’altare, ndc). Se non potranno vedere il volto sorridente del carissimo nonno, sia la sua eternità, diversa da prima, ma vera vita in benedizione per loro e per tutti noi».

Il rintocco delle campane a rompere il silenzio del giorno di lutto, il feretro viene sistemato sul carro funebre e si allontana verso il cimitero. Dall’altra parte del paese, i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Sassari - che insieme ai colleghi della compagnia di Bono svolgono le indagini sull’omicidio - sono tornati sul luogo del delitto. Accertamenti e verifiche, piccoli dettagli. La caccia a chi ha ucciso Francesco Dessena procede senza sosta. E forse anche con qualche speranza in più.

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