Shahid, fuga solitaria dopo la follia omicida
di Lamberto Cugudda
L’operaio è stato individuato in un market, poi l’arresto dei carabinieri
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TORTOLÌ. «Quella furia omicida che è costata la vita a un ragazzo di soli 20 anni ha colpito in maniera molto pesante anche noi». Parla un ex collega di lavoro del pakistano arrestato per l’omicidio di Mirko Farci e il tentato omicidio di Paola Piras. «Questi fatti non devono accadere: li condanniamo con forza», sottolinea l’operaio, 40enne, anche lui resinatore nautico. Proviene da un paese asiatico e lo scorso anno ha lavorato per circa un mese con Masih Shahid, il 29enne ora rinchiuso nel carcere San Daniele di Lanusei. Ieri alle 12.45 ha accettato di dire poche cose sull’ex collega. E solo per telefono, chiedendo che venga rispettato l’anonimato. Lo ha fatto per rimarcare «la condanna della comunità di asiatici che da alcuni anni lavorano alla costruzione di grandi scafi in vetroresina, ad Arbatax». Una comunità che ora ha paura. «Nel 2020 ho lavorato per alcune settimane con l’arrestato – racconta l’operaio –. Ricordo che era l’unico cristiano fra tutti i pakistani presenti che sono di religione musulmana. L’ho rivisto una ventina di giorni fa mi ha chiesto 50 euro in prestito. Non gli ho fatto troppe domande e gli allungato banconota. So che da due mesi e mezzo non lavorava perché era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno».
Masih Shahid era arrivato in Italia nel 2015; l’anno dopo è sbarcato in Sardegna, come aiutante di un giostraio. Dal 2019 era a Tortolì, dove ha trovato lavoro come resinatore nautico. Un mestiere che richiede pazienza e molta attenzione. «Martedì abbiamo saputo di quanto accaduto, quando ci hanno detto che i carabinieri lo cercavano dappertutto». Ma nessuno fra quanti hanno lavorato con lui o che lo conoscevano, come hanno appurato anche le forze dell’ordine, lo ha aiutato. Di certo ha vagato per ore senza trovare rifugio. E sulle ultime fasi della fuga, lungo la strada tra la zona di mare di Basaura e la pista dell’aeroporto, c’ è una testimonianza importante, quella di una donna che ha raccontato di aver visto l’assassino, circa un quarto d’ora prima dell’arresto, in un supermercato lungo il rettifilo che collega la cittadina al bivio per Porto Frailis e Arbatax. «Erano le 13.30, me lo ricorderò finché campo – ha detto la donna –. Ero con mio marito e abbiamo visto Shahid entrare all’Eurospin. Si capiva che era confuso e aveva anche i vestiti insanguinati. Si è diretto verso il reparto frutta e verdura, ma una cliente ha cominciato a gridare, forse lo aveva riconosciuto. Poi qualcuno ha chiuso le porte del market e lui si è diretto verso il magazzino. Subito dopo sono arrivate le forze dell’ordine». È ancora sconvolta e provata dai secondi concitati trascorsi nel primo pomeriggio di martedì, la cliente del supermercato che per alcuni istanti ha incrociato l’omicida durante la fuga. «Ha vagato un po’ nel locale fino a quando ho sentito un’altra cliente gridare – racconta ancora la donna – a quel punto lui è scappato verso il magazzino, che si trova sul lato destro della struttura». E da lì, stando al racconto degli inquirenti, il giovane avrebbe raggiunto il bivio, a poche centinaia di metri dalla via Matteotti, che porta nella zona di Basaura, dove poi è stato catturato dai militari dell’Arma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Masih Shahid era arrivato in Italia nel 2015; l’anno dopo è sbarcato in Sardegna, come aiutante di un giostraio. Dal 2019 era a Tortolì, dove ha trovato lavoro come resinatore nautico. Un mestiere che richiede pazienza e molta attenzione. «Martedì abbiamo saputo di quanto accaduto, quando ci hanno detto che i carabinieri lo cercavano dappertutto». Ma nessuno fra quanti hanno lavorato con lui o che lo conoscevano, come hanno appurato anche le forze dell’ordine, lo ha aiutato. Di certo ha vagato per ore senza trovare rifugio. E sulle ultime fasi della fuga, lungo la strada tra la zona di mare di Basaura e la pista dell’aeroporto, c’ è una testimonianza importante, quella di una donna che ha raccontato di aver visto l’assassino, circa un quarto d’ora prima dell’arresto, in un supermercato lungo il rettifilo che collega la cittadina al bivio per Porto Frailis e Arbatax. «Erano le 13.30, me lo ricorderò finché campo – ha detto la donna –. Ero con mio marito e abbiamo visto Shahid entrare all’Eurospin. Si capiva che era confuso e aveva anche i vestiti insanguinati. Si è diretto verso il reparto frutta e verdura, ma una cliente ha cominciato a gridare, forse lo aveva riconosciuto. Poi qualcuno ha chiuso le porte del market e lui si è diretto verso il magazzino. Subito dopo sono arrivate le forze dell’ordine». È ancora sconvolta e provata dai secondi concitati trascorsi nel primo pomeriggio di martedì, la cliente del supermercato che per alcuni istanti ha incrociato l’omicida durante la fuga. «Ha vagato un po’ nel locale fino a quando ho sentito un’altra cliente gridare – racconta ancora la donna – a quel punto lui è scappato verso il magazzino, che si trova sul lato destro della struttura». E da lì, stando al racconto degli inquirenti, il giovane avrebbe raggiunto il bivio, a poche centinaia di metri dalla via Matteotti, che porta nella zona di Basaura, dove poi è stato catturato dai militari dell’Arma.
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