La Nuova Sardegna

Nule, dramma senza fine morto il figlio di Dessena

di Gianni Bazzoni
Nule, dramma senza fine morto il figlio di Dessena

Fabio ha lasciato un biglietto. Il padre è stato ucciso una settimana fa

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SASSARI. Un bigliettino per chiedere scusa alla moglie e alla figlioletta. Poi se n’è andato per sempre. È giallo sulla morte di Fabio Dessena, 43 anni, uno dei quattro figli di Francesco Dessena, ucciso con una fucilata la sera del 6 maggio. A una settimana esatta dal delitto, uno dei quattro figli è stato trovato morto: “apparentemente suicidio”, secondo i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale e della compagnia di Bono che svolgono le indagini. Il magistrato titolare dell’inchiesta, Giorgio Bocciarelli, ha disposto l’autopsia che verrà eseguita dal medico legale Vindice Mingioni. Un provvedimento necessario per non lasciare neppure un dubbio in una storia che purtroppo ha ancora troppi aspetti oscuri.

Fabio Dessena era andato in una delle aziende di famiglia per riprendere l’attività lavorativa: un segnale per tutti, la scelta di ricominciare a pochi giorni dalla tragedia che ha segnato la famiglia e in attesa di sapere perchè il padre è stato ucciso in un modo così barbaro. Ieri, nel primo pomeriggio, uno dei dipendenti che ha raggiunto l’azienda - che si trova a circa 4 chilometri da “s’Ozzastru” (dove è stato ucciso Francesco Dessena), sulla sp 7 lungo la strada per Bitti - ha fatto la drammatica scoperta. Fabio Dessena era lì, appeso a un albero. L’uomo ha urlato disperato, ha dato l’allarme e ha cercato di prestare i primi soccorsi. Sul posto sono arrivati gli operatori del 118 e i carabinieri. Purtroppo per l’uomo non c’era più niente da fare.

La notizia è rimbalzata quasi subito in una Nule ancora sotto choc che solo 48 ore prima si era fermata per l’ultimo saluto a Francesco Dessena. La piccola comunità aveva ascoltato in silenzio l’appello del parroco don Mimmino Cossu, l’invito a ritrovare la speranza. Improvvisamente tutto è precipitato, e non si può fare a meno di collegare la morte del figlio a quella del padre.

La domanda ricorrente di ieri, per gran parte della serata era: perchè? Perchè un figlio decide di togliersi la vita a una settimana di distanza dalla morte del padre, con gli investigatori ancora impegnati nelle indagini per cercare di dare un volto alle belve feroci che l’hanno ucciso?

C’è un filo rosso che unisce le due morti. La famiglia aveva chiesto il silenzio stampa, il rispetto del dolore. E i carabinieri hanno continuato a scavare, a cercare dettagli, a collegare vecchi e nuovi episodi. Perchè non è spiegabile, non si giustifica una ferocia come quella degli assassini che hanno ucciso Francesco Dessena con un colpo a bruciapelo, sparato puntando il fucile sul volto dell’allevatore 76enne.

Solo un fatto rilevante, un qualcosa di particolarmente pesante, può chiamare una violenza così devastante.

C’era grande attenzione, con gli investigatori concentrati su alcuni obiettivi, ipotesi chiare, qualcuna più credibile, un’altra dubbia. Ma in ogni caso un lavoro delicato, l’impegno di arrivare alla verità. Perchè una comunità come Nule non può sopportare a lungo storie a metà segnate dal sangue.

Dalla scomparsa di Stefano Masala, mai tornato a casa, alla barbara uccisione di Francesco Dessena. E ora dolore che si aggiunge al dolore: la morte improvvisa di Fabio, il figlio 43enne di Francesco. Un gesto volontario - stando alle prime valutazioni degli investigatori - anche se occorrerà attendere l’esito dell’autopsia per avere una certezza.

Agli interrogativi che già circolavano, la morte di Fabio Dessena ne aggiunge altri. Una valanga che travolge le poche certezze che erano rimaste in piedi. E come si fa a fermare la giostra della violenza? Prima il padre e poi il figlio, morti che uniscono e che portano da qualche parte. In una di quelle direzioni che gli inquirenti continuano a esplorare, con scarsa collaborazione per la verità. Perchè sicuramente c’è gente che sa e che non dice, che preferisce stare lontana da situazioni che invece non sono ambiti privati ma spazio umano di tutti. Di quale speranza si vuole continuare a parlare se la gente muore e nessuno fa niente?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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