Un nuovo carico di misteri in un paese in lutto

Pochi giorni fa i funerali di Francesco e l’abbraccio della comunità a una famiglia che aspetta giustizia

SASSARI. Non c’era nei pensieri. Nessuno a Nule aveva immaginato di dover aggiungere un altro lutto. Quello di un padre che lascia la moglie e la figlioletta, una morte quella di Fabio Dessena che aggiunge un carico di mistero alla tragedia che ha colpito la famiglia.

Bocche cucite a Nule. Non parla nessuno, non perchè non abbiano niente da dire, «ma perchè è meglio così». La gente ha paura, anzi è terrorizzata, forse come mai era accaduto nella storia del piccolo centro del Goceano che si colloca al confine con il Nuorese. Anche chi ti conosce bene fa fatica: «Non mi mettere in mezzo».

Al funerale erano rimasti lì, in silenzio, gli ombrelli aperti per ripararsi dalla pioggia. Le parole del parroco sentite anche nel sagrato grazie agli altoparlanti, per fare arrivare il messaggio a tutti. Anche a chi non è entrato in chiesa.

E a 48 ore dal funerale di Francesco Dessena, di uno dei figli stimati di Nule, il paese si ferma per contare un altro morto di quella stessa famiglia.

Cosa vuol dire? Cosa c’è dietro? Chi ha deciso di scatenare quel fuoco che uccide e rende una comunità incapace persino di difendersi?

Inutile cercare facce e nomi, le poche cose che si possono dire e scrivere sono quelle dette a mezza voce, da chi il coraggio ce l’ha ma guarda anche alla propria famiglia.

«Padre e figlio, una morte che si porta dietro l’altra. Speriamo che la giustizia arrivi fino in fondo, che si sgombri il campo da ogni dubbio. Perchè Nule merita di ritrovare la serenità e di difendere la propria libertà. Ma non scrivere che te l’ho detto io».

C’è una sensazione di solitudine mai provata, una cosa che somiglia tanto alla rassegnazione. E allora c’è bisogno di fare in fretta, di fare chiarezza davvero, di accertare cosa è successo. Perchè è stato ucciso in quel modo Francesco Dessena? Il silenzio e il rispetto ci sono, perchè la famiglia così duramente provata, colpita da un’ondata di violenza inaudita ha diritto al rispetto più totale. Dopo un padre un figlio, che è padre pure lui. Una scia terribile, una tragedia dopo l’altra. Storie alle quali non si può fare l’abitudine: anche questo è un rispetto che si deve a chi resta, soprattutto ai giovani che hanno bisogno di costruire un futuro senza trascinarsi dietro le incrostazioni del passato, i casi mai risolti, le vicende rimaste dentro un fascicolo e forse mai comprese sino in fondo.

Ora più che mai per Nule è il momento della verità. Non c’è bisogno di eroi, di azioni eclatanti per dimostrare chissà quale prova di coraggio: basta che la comunità, in larga parte sana, laboriosa e solidale faccia semplicemente la propria parte.

Non si vogliono fare collegamenti? Allora singole storie: quella di Stefano Masala mai tornato a casa, sicuramente ucciso e seppellito da qualche parte. Un ragazzo buono al quale nessuno doveva mai fare del male. E quella di Francesco Dessena, ucciso con una crudeltà che fa rabbrividire. Infine Fabio, figlio di Francesco: una morte che non ci sarebbe stata senza il delitto del padre.

E allora, rispetto sì, ma anche verità e giustizia. (g.baz.)

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