La Nuova Sardegna

Tra il silenzio e il dolore Nule rivive giorni di paura

di Nadia Cossu
Tra il silenzio e il dolore Nule rivive giorni di paura

Tanti gli interrogativi dopo l’omicidio di Francesco e la morte del figlio Fabio Il paese ripiomba nell’atmosfera di sei anni fa quando scomparve Stefano Masala

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INVIATA A NULE. Una cappa di nebbia e di dolore. Nule ieri mattina si è risvegliato così, stravolto da un altro giovedì infausto, così come lo era stato quello della settimana precedente. E funesto come giovedì 7 maggio 2015, quando Stefano Masala scomparve nel nulla. Ucciso e i suoi resti occultati non si sa dove.

Il paese non si aspettava di piangere un’altra vittima a soli otto giorni di distanza dall’omicidio di Francesco Dessena, l’allevatore di 76 anni ammazzato il 6 maggio nella sua azienda agricola di S’Ozzastru. Meno che mai Nule avrebbe immaginato che quella stessa famiglia versasse nuove lacrime per la scomparsa di un altro caro: Fabio, il figlio 43enne di Francesco, morto suicida nello stesso podere in cui hanno giustiziato suo padre.

Le porte delle case sono chiuse, sembra una mattina d’inverno, solo di fronte al municipio si intravede un po’ di movimento. Sarà la giornata uggiosa o sarà invece «che la gente ha bisogno di silenzio» le uniche parole che qualcuno sente di poter pronunciare senza timore.

Un silenzio opportuno e doveroso in una comunità che ha conosciuto il dolore e che giorno dopo giorno, dal quel maggio 2015 a oggi – quando Nule ha vissuto forse uno dei suoi eventi più tragici con i lutti che hanno colpito i Masala – ha provato con tutte le sue forze a risollevarsi e a cancellare quell’ombra. Lo ha fatto prima con le tante manifestazioni di solidarietà alle famiglie di Stefano e di Gianluca Monni (il diciassettenne ucciso l’8 maggio di sei anni fa a Orune) e ha continuato in seguito con iniziative di promozione del territorio. Che, è bene ricordarlo, vanta eccellenze e numerose tradizioni culturali di grande pregio.

Ma una settimana fa i nulesi sono ripiombati in un incubo. Sommersi da interrogativi e timori. «Perché proprio i Dessena?», «perché una famiglia senza “macchie”, né nel presente, né nel passato?», «perché Fabio si è tolto la vita?». Sono le domande che oggi la gente si pone. Ma lo fa tra le mura domestiche, non per strada e nemmeno in ristretti gruppi di amici fidati. Poco prudente, adesso, fare riflessioni che, in qualunque direzione vadano, sarebbero comunque azzardate.

«È il momento di lasciare che gli investigatori facciano il loro lavoro, che le indagini vadano avanti con la maggiore tranquillità possibile, senza intromissioni che rischierebbero di compromettere le attività in corso» è il pensiero unanime.

E forse anche per questo ieri il paese era silenzioso più che mai. Rispettoso della sofferenza di una famiglia perbene che dovrà affrontare giorni molto duri prima di trovare – se mai ci riuscirà – un minimo di pace.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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