Una norma Ue impone nuovi limiti ai salumifici dell’isola

Stop anche all’export di salsicce lavorate con carni importate e certificate. Laddomada, ex unità di progetto: «Sardegna umiliata, il virus è ormai sparito» 

SASSARI. L’Europa tiene ancora in scacco la Sardegna sulla questione della Peste suina africana, ma la Regione, senza ormai il riferimento dell’Unità di progetto, non sembra in grado di opporsi e far valere le proprie ragioni di area ormai libera dal virus (da 25 mesi non ce n’è traccia), così come di raccogliere i frutti della campagna di eradicazione condotta con successo negli ultimi anni.

Le dimissioni-bis di Alessandro De Martino e Alberto Laddomada avvenute a febbraio non hanno prodotto altro, se non una dichiarazione di voler ricucire da parte di Solinas. Questa volta a pagare cara la situazione sono i salumifici isolani, che si vedono bloccata l’attività, con centinaia di posti a rischio in un settore già penalizzato da anni e anni di embargo che l’Ue non si decide a eliminare, continuando a mantenere la Sardegna nel gruppo di zone più colpite dalla Psa.

L’ultima mazzata arriva dal regolamento di esecuzione della Commissione europea 2021/605 del 7 aprile 2021 (entrato in vigore il 21 aprile 2021), che prevede misure speciali di controllo del virus andando a sostituire la vecchia normativa. «In questo momento – spiega Alberto Laddomada, l’ex responsabile scientifico dell’Unità di progetto, sempre attento al tema che lo ha visto impiegato per anni – ci sono parecchi salumifici che importavano prevalentemente la carne suina nazionale, quindi da aree Psa-free, la lavoravano alla maniera sarda e poi la mettevano in commercio, riesportandola come consentito sino al 21 aprile. Ai salumifici è più congeniale attuare questa strategia, per motivi commerciali, anche perché si tratta di carni certificate come sicure in chiave Psa. Uno sfogo importante per il mercato, che ora con mia grande sorpresa viene bloccato dall’Ue. Per motivi non troppo chiari». E il deputato del M5s Alberto Manca ha avanzato un’interrogazione urgente ai ministri Roberto Speranza (salute) e Stefano Patuanelli (politiche agricole), chiedendo loro di intervenire.

Il nuovo regolamento, spiega Laddomada, «ha aperto uno spiraglio per le carni fresche, prevedendo la possibilità che a determinate condizioni il porcetto sardo possa uscire come carne fresca, mentre sinora lo era solo come termizzato. Ma si è purtroppo chiusa la possibilità di esportare i salumi non sottoposti a trattamenti per inattivare il virus della Psa, cioè cottura e lunga stagionatura, fatto che mette fuori gioco salciccia, guanciale e altri prodotti simili. Questa norma vale per i paesi della zona 3 dove è posizionata la Sardegna (non ci è stato riconosciuto niente sui progressi compiuti nella lotta alla Psa), quindi con Romania, Bulgaria e Polonia e altri. Solo l’isola aveva interesse a mantenere questo genere di flusso commerciale».

Laddomada non si spiega il perché di questa decisione. «Una cosa è certa: l’unità di progetto con le dimissioni dei responsabili nei fatti non esiste più da febbraio, ma già in ottobre-novembre non era più in grado di operare con la stessa efficacia del passato». La colpa di questa situazione? «Dell’apparato che sta dietro la politica, che ci ha emarginato ma non si è poi preso cura di interfacciarsi con le istituzioni Ue per proteggere le esigenze dell’isola, ma anche della politica che si sta disinteressando della questione. L’Unità di progetto non è stata ricostituita, l’eradicazione è bloccata. Ed ecco il risultato: un regolamento che è una vergogna, un’umiliazione sia per la Sardegna che per l’Italia, il cui gran lavoro ha portato a risultati eccellenti tanto che nella penisola la preoccupazione è di evitare l’ingresso del virus dall’estero, non certo da qui. Invece di posizionarci in zona 2, come meritavamo ampiamente, siamo in coda, e ora con regole che penalizzano ulteriormente le nostre aziende».

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