La Nuova Sardegna

«Penalizzati senza ragione nel disinteresse di tutti»

di Antonello Palmas
«Penalizzati senza ragione nel disinteresse di tutti»

L’allevatore Gigi Mamusa di San Gavino: «Non c’è solo lo stop ai salumi freschi È l’intera filiera di 18mila aziende a vivere un dramma per l’embargo»

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SASSARI. «Da 40 anni mangio pane, suini e peste suina», il morbo che da molti anni impedisce l’export dall’isola: Gigi Mamusa è probabilmente il più noto degli allevatori sardi del settore, l’imprenditore di San Gavino Monreale è stato anche in una commissione sul tema a Bruxelles. «Sono uno dei pochi dell’isola che ha conosciuto la Sardegna senza il virus dei maiali, negli anni 70, avevo 17 anni». Non è sorpreso dalla notizia della norma Ue che di fatto blocca l’export anche dei salumi freschi da carne non sarda, quindi certificata: «Si sapeva da mesi che ci avrebbero messo in zona 3, ma nessuno si è mosso – dice – Ora c’è una sollevazione, perché dalle aree 3 non può uscire alcun prodotto che non rientri nelle regole che permettono l’export di carni trattate con metodi che abbattono l’eventuale virus. Ma nessuno si indignava quando il problema riguardava “solo” 18mila allevamenti suinicoli sardi. Sani, perché dopo 24 mesi di “silenzio epidemiologico”, in cui la Psa non si è più manifestata, si può dire che la malattia è stata debellata, a parte che nella testa di qualcuno, come alcuni che hanno interessi politici nel Nuorese».

Mamusa sottolinea: «La nuova norma Ue non è fatta contro la Sardegna o l’Italia: è una normativa generale. Ci si dimentica che la precedente si occupava di fatto solo della Sardegna, unica area infestata, ma ora che la peste suina è prevalentemente in Europa, con oltre 6.500 casi di positività dall’inizio del 2021, di cui 600 solo in Germania, è chiaro che paesi come Spagna, Francia, Danimarca e Olanda, terrorizzati, hanno preteso che fossero alzate delle barriere».

Il problema allora è un altro: “che ci azzecca” la Sardegna in zona 3 con i numeri da area Psa-free che si ritrova ormai da oltre due anni? «Nel mondo nessuno è mai riuscito a eradicare del tutto la Psa – ricorda Mamusa – a parte la Spagna, con metodi sin troppo spicci e utilizzando anche la Guardia Civil, non ci è riuscita la Cina eliminando in 2 anni più di 200 milioni di animali (più di tutti quelli europei) e che deve continuare a conviverci mantenendola circoscritta. La Sardegna continua a spaventare, nonostante un progetto virtuoso e un grandissimo sacrificio da parte di tutti gli imprenditori zootecnici, che in questi ultimi anni erano riuscito a portare il virus fuori dagli allevamenti rendendo anche i cinghiali indenni: solo 5 casi con anticorpi (che non significa malattia) su 18mila cinghiali dell’ultima campagna venatoria, mentre il virus vero e proprio manca da 2 anni».

Zona 3 – dice l’allevatore – «significa presenza di malattia sia sul selvatico che sul domestico. E nell’isola non è così». Com’è possibile allora che l’embargo prosegua? I report sono stati portati a Bruxelles, ma lobby nazionali e internazionali ci tengono ancora bloccati. Insomma il regolamento «è adeguato per le aree davvero a rischio, non così per noi che in quella zona non dovremmo esserci». Le responsabilità? «Di chi se ne è stra-infischiato. Magari perché quel progetto di eradicazione è stato avviato dalla giunta di un altro colore politico. L’Ue ci ha punito, dato che ha rimarcato come la Sardegna non abbia una catena di comando e controllo efficiente tale da evitare il ritorno della malattia». Inspiegabile che i vertici dell’unità di progetto siano stati costretti a dimettersi perché – a loro dire – emarginati. «Il problema è che i tanti che hanno puntato tutto sulla fine della Psa – conclude Gigi Mamusa – scoprono di avere fatto un pessimo affare. Mi dispiace molto per l’industria dei salumi freschi che comunque rappresenta una minoranza, ma soprattutto per il resto della filiera, dei cui destini l’attuale governo regionale non si è mai interessato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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