Anche sui salumi è scontro aperto tra il Pd e la Lega

Il coordinamento regionale Dem: «Solinas ora si muova» Giagoni: «I prodotti da carni importate si possono vendere»

SASSARI. La questione relativa al regolamento di esecuzione emanato dalla commissione europea che impedisce alle aree inserite nella zona 3 (quindi anche alla Sardegna) di esportare prodotti non trattati con metodi che abbattono l’eventuale presenza del virus della peste suina africana (no quindi a salsicce e altri non stagionati, anche se prodotti con carne non importata) ha riaperto il dibatto politico su una storia, quella del morbo ormai sconfitto, ma con 18mila aziende isolane ugualmente costrette all’embargo, che stava passando sotto silenzio. Due note di opposto colore politico (Pd e Lega) hanno acceso le polveri.

«Con il nuovo regolamento la Sardegna è stata classificata nella III categoria di rischio – dice il coordinamento regionale del Pd – che è quella riservata alle aree con più marcata presenza del virus e quindi sottoposta a maggiori vincoli commerciali. Si tratta di un drammatico passo indietro rispetto a quanto ci si poteva ragionevolmente aspettare dopo i risultati conseguiti dal 2015. Dall’ottobre 2018 non si è registrato alcun focolaio né tra i maiali domestici né tra i cinghiali selvatici, dato questo che si può sintetizzare nel completamento dell'opera di eradicazione del virus dalla nostra isola». I dem sardi affermano che «purtroppo di questo risultato straordinario, frutto di intenso e coraggioso impegno di tutte le istituzioni regionali e territoriali nonché delle imprese suinicole sarde, nel nuovo regolamento Ue non c'è alcuna traccia. Ciò significa che qualche cosa non ha funzionato e chi doveva seguire e accompagnare, presso il ministero e presso la commissione europea, l'evoluzione verso il nuovo regolamento, non l'ha fatto con il necessario impegno politico e l'adeguata competenza tecnica».

Il Pd sottolinea quindi che «in questi ultimi due anni è stato palese il totale disinteresse del presidente Solinas e della giunta, come anche l'opera di esautoramento del ruolo dell'unità di progetto operato dall'assessorato alla Sanità». Il Pd sardo dice di manifestare «tutta la sua preoccupazione per le conseguenze pesantissime che potranno ricadere sulle prospettive economiche della Sardegna, a seguito del mancato rilancio del comparto suinicolo», definito «ormai una certezza su cui l'intero comparto agroalimentare sardo poteva contare per superare la grave crisi della economia isolana». Infine l’appello: «È indispensabile l'impegno di tutte le forze politiche e sociali affinché al ministero della salute e la Ue arrivi forte la richiesta di riconoscimento dei risultati conseguiti dalla società sarda. Auspichiamo pertanto che il presidente della Regione si assuma le proprie responsabilità e, finalmente, affronti la situazione facendosi carico di trovare una strada per uscire da questo disastro».

La Lega focalizza sulla questione delle carni non sarde non più esportabili, che riguarda però un numero molto limitato di aziende. Secondo il capogruppo in Consiglio, Dario Giagoni, «esportare salumi, carni essicate e lavorate in Sardegna è ancora possibile». A chiarirlo, dice «una nota del ministero della Salute, che apre la possibilità per le aziende sarde di lavorare come da norme derogatorie previste prima dell'entrata in vigore del dispositivo Ue, a dispetto di quanto previsto dal regolamento europeo del 7 aprile che classifica l’isola tra le aree con più marcata presenza del virus e quindi sottoposta a maggiori vincoli commerciali». Per Giagoni «il regolamento Ue ha creato non poca confusione tra le aziende del comparto. Dopo la sua emanazione l'assessorato ha chiesto subito delucidazioni a Roma. Grazie all'impegno del direttore del servizio sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare, Antonio Montisci, il ministero ha posto fine a tanti dubbi. Ora – conclude – sarebbe giusto che tutte le forze politiche remassero nella medesima direzione, ossia a favore della nostra economia e delle nostre imprese». In realtà nella nota del ministero, pur affermando di condividere l’interpretazione data dalla Regione sarda sul tema, si fa presente che si consente l’export in attesa di conoscere il parere dell’Europa. (a.palmas)

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