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La Sardegna ci riprova: zona bianca da giugno

La Sardegna ci riprova: zona bianca da giugno

È necessario mantenere i numeri attuali per i prossimi tredici giorni Rimarrà solo l’obbligo di mascherine, distanziamento e sanificazione 

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CAGLIARI. Nella notte fra lunedì 31 maggio e martedì primo giugno, la Sardegna ridiventerà bianca. Nello stesso giorno del passaggio decisivo dalla zona arancione a quella gialla, l’indiscrezione è trapelata dalla Cabina di regia nazionale. «Tutti i vostri parametri sono ottimi», ha fatto sapere l’Istituto superiore di sanità. Se venerdì 21 e anche in quello successivo, il 28, i valori continueranno a essere sotto soglia, oggi lo sono dal primo all’ultimo, l’addio della Sardegna alla zona gialla dovrebbe essere automatico. Con queste previsioni e salvo picchi improvvisi nei contagi, fra 13 giorni le prescrizioni rimarranno solo l’uso delle mascherine, il distanziamento fra le persone e la sanificazione delle mani. Ma soprattutto sarà abolito il coprifuoco, sempre a partire dal primo giugno, anche se sin da oggi la Cabina di regia l’ha spostato dalle 22 alle 23 e dal 7 giugno fino a mezzanotte.

Conto alla rovescia. A giugno, insieme alla Sardegna, dovrebbero fare il salto in zona bianca anche altre due regioni, Friuli Venezia Giulia e Molise, mentre in Abruzzo, Veneto e Liguria scatterebbe dalla settimana successiva. «È l’evidenza scientifica ad averci convinto», ha detto il ministro della salute, Roberto Speranza, alla fine dell’ultimo vertice con le Regioni e poco prima di firmare l’ordinanza decisiva. «Abbiamo necessità, comunque, di altri due monitoraggi prima del via libera definitivo alle zone bianche ed è per questo che le riaperture saranno graduali fra maggio e giugno».

Il caso Sardegna. Sul tavolo dell’ultimo confronto con il Governo, la Regione s’è presentata con un ottimo filotto di valori eccellenti e quindi tutti molto lontani dalle soglie dall’erta. Non solo distante dai tetti imposti dalla vecchia tabella, composta da ventuno parametri e con l’indice di contagio Rt dominante sugli altri, ma anche dalla nuova griglia, quella voluta dalle Regioni. Dalla prossima settimana, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, a comandare saranno soprattutto lo stress ospedaliero, è l’occupazione dei posti letto nelle terapie intensive e sub intensive, e il numero di nuovi casi positivi ogni 100mila abitanti, più altri 12 parametri stavolta meno complicati rispetto ai precedenti. Entrambe le proiezioni, calcolate dalla Cabina di regia nazionale, hanno confermato: «I numeri della Sardegna sono da zona bianca». Con l’assessore alla sanità Mario Nieddu, è stato lui a partecipare al doppio confronto con il Governo, che ha sottolineato in presa diretta: «Non avevamo dubbi sul risultato. Il trend è cambiato in meglio da diverse settimane. I contagi sono crollati e gli ultimi quattordici giorni in arancione sono stati una punizione fin troppo severa e ingiustificata».

Il doppio salto. Durante le prime ore del vertice fra il Governo e le Regioni, è circolata anche l’indiscrezione che il passaggio della Sardegna in zona bianca sarebbe potuto scattare sin dall’ultima settimana di maggio. Però, dopo un lungo batti e ribatti, è stato raggiunto un compromesso fra aperturisti e oltranzisti. Da una parte, come sollecitato dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità, è stato confermato infatti l’obbligo per i territori di trascorrere almeno quattordici giorni nell’ultimo colore assegnato, l’arancione nel caso della Sardegna. Sul fronte opposto, quello delle Regioni, è passata la richiesta dell’entrata in vigore della nuova griglia sin dal nuovo monitoraggio, venerdì.

Le prossime tappe. La Sardegna dovrà quindi passare indenne i due prossimi controlli e, a quel punto, nessuno le potrà negare il passaggio in fascia bianca. Dove ritornerà dopo averla assaporata a marzo, insieme al record di essere stata la prima Regione ad aver superato alla grande l’ultima ondata della pandemia. Ma dopo quaranta giorni da quel primato va sottolineato anche questo, purtroppo ci fu un brusco risveglio, con la condanna dal 12 aprile in poi a due settimane consecutive in zona rossa, poi attenuata dal più mite arancione. Stando agli esperti, fu proprio quell’euforia di marzo, interpretata da troppi con un esagerato «liberi tutti», a ricacciare la Sardegna all’inferno. Basta un confronto fra l’indice R con t dell’epoca e quello attuale per capire com’è cambiato il rischio in poco più di un mese. Ad aprile quel valore era intorno all’1,54, tra l’altro il più alto in Italia, ora è crollato allo 0,7, il più basso. L’importate è che nei prossimi giorni, fino al 28 maggio, lo stesso R con t o quello nuovo ospedaliero non ripuntino verso l’alto. Poi dal primo giugno in poi bisognerà essere bravi a difendere la zona bianca. (ua)

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