Recovery: energia, digitalizzazione rimboschimento e scavi archeologici
La Sardegna avrà un ruolo nelle scelte del Recovery? «Il Recovery avrà due distinti momenti. La gestione del grosso dei fondi attraverso le grandi aziende partecipate e controllate statali. Un’altra...
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La Sardegna avrà un ruolo nelle scelte del Recovery? «Il Recovery avrà due distinti momenti. La gestione del grosso dei fondi attraverso le grandi aziende partecipate e controllate statali. Un’altra parte sarà frutto di accordi di programma tra Stato e territori. Dobbiamo immaginare interventi di grande valenza strategica. Uno è quello di creare in Sardegna il primo hub europeo per l’idrogeno verde. L’altro grande settore di intervento è la digitalizzazione e l’innovazione, l’opportunità di utilizzare strumenti per fare delle politiche a favore delle zone interne, portando la connessione a banda larga in ogni piccolo paese significa garantire a tutti i cittadini di poter lavorare allo stesso modo come in altre città del mondo. Queste sono già importanti progettualità che possono cambiare davvero il modo di abitare la Sardegna. Poi le infrastrutture su cui stiamo dicendo al governo di rimuovere un gap atavico. Su turismo e cultura c’è la valorizzazione della civiltà nuragica con la più grande campagna di scavi archeologici, attivando cantieri in tutti i siti. Accanto il grande piano di valorizzazione del trenino verde della Sardegna. Aggiungiamo un progetto di grande valore in termini di abbattimento della Co2 e di consolidamento idrogeologico: pensiamo a un grande piano di rimboschimento della Sardegna. I Savoia ci regalarono un disboscamento di circa i 4/5 dell’isola e sarebbe veramente bello mettere in campo un grande progetto che darebbe lavoro, restituirebbe un abbattimento delle emissioni di Co2 e consoliderebbe diversi areali dal punto di vista della tenuta idrogeologica». E la dorsale del gas si farà o no? «Esistono documenti sottoscritti, impegni, autorizzazioni che dicono che la Sardegna ha diritto a un’infrastruttura strategica come una dorsale multifunzionale - dice Solinas -. Non guardiamo al gas come obiettivo, ma come forma di transizione verso l’idrogeno. In questo momento l’infrastruttura serve. Ho detto al governo che la Sardegna non può più tollerare una discriminazione che ci porta a pagare l’energia un 30-35 per cento in più. È invece velleitaria l’idea di trasportare il gas con una flotta di camioncini sulle nostre già provate arterie stradali».
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