La Nuova Sardegna

Christian Solinas, il picconatore: «Altolà ai burocrati»

di Roberto Petretto
Christian Solinas, il picconatore: «Altolà ai burocrati»

Sul pranzo di Sardara: «Relazioni trasversali all’insaputa delle istituzioni». Sulla legge 107: «L’apparato non può sostituirsi al potere politico»

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CAGLIARI. Una pandemia mai vista, una crisi economica senza precedenti e, nelle ultime settimane, il peso di una tensione fortissima in consiglio regionale e anche nella maggioranza. Un anno vissuto pericolosamente per il presidente della Regione. Con l’intermezzo di alcuni seccanti episodi, come quello del pranzo di Sardara.

Presidente Solinas, se lei non fosse stato alla guida della Regione, vedendo dall’esterno, non avrebbe trovato singolare quell’assortimento così variegato?
«Quello che mi disturba maggiormente non è tanto il pranzo in sé, che anche dal punto di vista normativo è sanzionato solo con una multa, come un eccesso di velocità, pur restando la condanna morale per il fatto che ci si trovava in zona arancione. L’interrogativo maggiore, per le istituzioni, è se sia possibile tollerare che un sistema di relazioni trasversali che si consolidano alle spalle e all’insaputa delle istituzioni democraticamente elette, possa sostituirsi alla politica e alle istituzioni stesse. Ecco perché il disegno di legge 107, oggi più che mai era necessario. È la prima picconata ad un sistema che non è più tollerabile. Perché è nella confusione dei ruoli, è nella poca chiarezza dei poteri e delle responsabilità che si annidano poi i semi di un sistema che non riesce più a rispettare le istituzioni, le prerogative, i poteri e le responsabilità di ciascuno. Fare chiarezza, riportare una linea certa di demarcazione tra potere politico delle istituzioni democraticamente elette e il potere burocratico che ha la responsabilità di attuare quelle direttive e non di sostituirsi al potere politico, era ed è una priorità».

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Quindi l’avversario, o l’ostacolo, più che nell’opposizione, sta nell’apparato burocratico? Mi vuole dire questo?
«L’opposizione fa l’opposizione e nel fare questo rappresenta una sensibilità che esiste. Che questa sensibilità esista anche nella sensibilità di certi apparati me lo sta dicendo lei».

L’emendamento che prevede la possibilità di azzerare consulenze e collaborazioni, lo potremmo ribattezzare “emendamento Esu”?
«Non sono abituato a assumere provvedimenti ad personam. Credo sia necessario non attendere i tempi dei procedimenti disciplinari o di quelli che faranno il loro corso in altre sedi, per le quali ho il massimo rispetto. Quello che la politica può fare è dotarsi degli strumenti per poter azzerare una situazione molto più ampia del singolo e che consente di fare, alla luce di quello che è successo e di quello che sono stati questi due anni, una nuova valutazione per ricostruire anche degli uffici di supporto che abbiano la medesima visione del governo regionale».

Dall’ultima intervista sono passati alcuni mesi e molte cose sono cambiate. Allora eravamo nel pieno della seconda ondata della pandemia, ora le cose sembrano andare meglio.
«I numeri e tutti gli indicatori ci dicono che la situazione è profondamente migliorata. Da tempo avremmo numeri per essere in zona bianca e la campagna vaccinale sta finalmente marciando secondo quanto avevo richiesto alla Sanità. Fin dal principio gli hub e il servizio sono stati efficienti, avevamo la criticità del sistema di prenotazione che ora fortunatamente è stata superata con l’accordo fatto con Poste e con alcune iniziative mirate come i vaccine day nelle isole minori, le aperture notturne e le integrazioni con il mondo del terzo settore per andare finalmente nei territori più interni dove c’è oggettivamente una difficoltà a raggiungere i cittadini».

Si è vaccinato?
«Ho chiesto proprio oggi di farmi avere il mio numero di tessera sanitaria. Provvederò a fare la prenotazione».

Sul sistema di prenotazione delle Poste il commissario dell’Ats Temussi ha detto che si sarebbe dovuto fare prima. Si sarebbe dovuto e potuto fare prima?
«Avevo espresso questa volontà da tempo, nella fase iniziale è stato invece sperimentato l’utilizzo di una piattaforma regionale che l’assessorato della Sanità aveva in utilizzo e che nei numeri si è rivelata fragile rispetto ai volumi che doveva trattare. Col passaggio a Poste abbiamo avuto il salto di qualità in termini di efficienza e capacità di risposta. Bisogna anche dire che solo da qualche tempo c’è una costanza nel rifornimento di vaccini».

Il rapporto con il Governo è migliorato?
«Credo sia sotto gli occhi di tutti il fatto che la gestione commissariale, con l’arrivo del generale Figliuolo, abbia avuto certamente una svolta, nei numeri e nell’organizzazione, nel paese e in Sardegna. Il governo Draghi ha una base parlamentare molto ampia, rappresenta un punto di riferimento meno dedito a posizioni ideologiche e più orientato al pragmatismo del fare».

Nell’universo sanità della Regione emerge invece una contrapposizione tra due anime: quella dell’Ats e quella dell’assessorato.
«Ho chiesto e preteso una collaborazione tra tutti i soggetti che operano nella sanità. Non si può dare spazio a personalismi o contrapposizioni. Però viviamo anche un momento di transizione: non dimentichiamoci che la struttura e la governance del sistema sanitario sono state oggetto di una grande riforma organica che porterà a una ripartizione delle competenze molto differente. E come in tutte le transizioni si devono trovare equilibri nuovi. Nel frattempo si possono avere dei passaggi dialettici più o meno vivaci».

Ma questa sua pretesa di collaborazione è stata ascoltata?
«Come tutte le cose degli uomini sono vicende che possono avere alti e bassi. Ma tutte le volte che c’è stata sintonia, il lavoro comune tra assessorato, Ats e territorio ha dato buoni frutti. Quello che stiamo vivendo credo sia un periodo di collaborazione».

A proposito di tensioni: l’onorevole Oppi è stato spesso critico verso la gestione del sistema sanità. Rilievi giusti?
«L’onorevole Oppi è uomo di grande esperienza che ha a lungo dato un importante contributo nel governo della sanità sarda e quindi è maggiormente appassionato di questi argomenti rispetto a altri. Con lui c’è a volte un confronto serrato, ma sempre franco e leale e orientato a trovare soluzioni in positivo».

Ci sono state anche altre tensioni all’interno della coalizione che la sostiene. Qual è lo stato di salute della maggioranza?
«Credo abbia un’ottima salute. È cresciuta nel tempo. Eravamo abituati a maggioranze che perdono pezzi, la nostra è invece passata da 36 a 38 consiglieri regionali. Ha mantenuto e consolidato sé stessa, ma è stata anche punto di riferimento per altri consiglieri. Ha solo bisogno di avere maggiore consapevolezza di sé stessa. Spesso è oggetto di attacchi strumentali e ingiustificati da parte di un’opposizione molto più scafata, mentre la maggioranza ha avuto un profondissimo rinnovamento, con molti consiglieri alla prima esperienza. Avere avuto un impatto con la più grande crisi della storia autonomistica li ha messi nell’arena costringendoli a fare un’accelerata nell’apprendimento».

È soddisfatto della sua squadra? Proprio di tutti?
«Difficile valutare le performance di una macchina in piena corsa. Non ho mai fatto mistero che sarebbe stato naturale e fisiologico, superata l’emergenza, fare un pit stop per valutare tutti insieme ciò che ha funzionato, ciò che ha bisogno di essere migliorato e ciò che eventualmente non ha funzionato. Non è un passaggio brutalmente orientato a fare fuori l’uno o l’altro, quanto a fare una verifica autentica sullo stato di avanzamento del programma. La pandemia ci impone l’esigenza di scrivere un grande piano di ripresa e di rilancio che fortunatamente potrà essere accompagnato da risorse adeguate».

Questa “riflessione” quando si farà? Subito dopo la 107, come chiede qualcuno?
«Abbiamo bisogno di manutenzioni normative, già concordate con il Governo, sulla riforma sanitaria e sulla riforma degli enti locali. Abbiamo l’esigenza di fare l’assestamento di bilancio per dare una prospettiva politica alle misure che vada oltre la gestione dell’emergenza. Chiusa questa parte, ci può essere il momento di riflessione».

C’è qualche partito che si sente sotto attacco? Circola voce di un sondaggio che darebbe alcune forze della coalizione in sofferenza. La Lega, ad esempio. Lei l’ha visto?
«I sondaggi sono spesso nella bocca di tutti e nella scrivania di pochi. So che l’impegno di questa giunta e mio personale è stato massimo per cercare di garantire una gestione ordinata dell’emergenza. Cosa che c’è stata, se andiamo a vedere i numeri e non le opinioni o le strumentalizzazioni, gli approcci ideologici. La Sardegna è quella che ha avuto meno tempo di restrizioni, che ha investito maggiori risorse proprie per il ristoro di famiglie e aziende. Se un sondaggio esiste, di tutto questo i sardi non possono che dare atto».

In un momento così difficile era indispensabile impegnare per tanti giorni il Consiglio sulla legge 107, quella definita per sintesi del “superstaff”?
«Oggi più che mai era indispensabile perché è stato raccontato in maniera distorta e non rispondente al vero. Il Consiglio è stato impegnato per così lungo tempo a causa di un atteggiamento dilatorio e ostruzionistico dell’opposizione per un provvedimento che si sarebbe potuto approvare in massimo 10 giorni. Ci sono responsabilità precise di chi ha voluto tenere il consiglio regionale inchiodato su questo provvedimento per tutto questo tempo, utilizzando strumenti come l’occupazione dell’aula, la gazzarra, scene che negli ultimi 20 anni non avevo mai riscontrato».

Cosa c’è di così indispensabile e urgente?
«Il Dl 107 necessario perché incide sull’assetto burocratico della Regione per restituire speditezza, snellezza all’azione amministrativa e per individuare con chiarezza poteri e responsabilità. Introduce una verticalizzazione e una gerarchizzazione della struttura. La Regione era organizzata con direzioni generali equi-ordinate: ciascuna era un piccolo califfato indipendente, senza che nessuno avesse la responsabilità di guidare con un input chiaro e avere responsabilità del raggiungimento degli obiettivi programmatici. Ora esisterà un segretario generale della Regione, che non sarà nello staff del presidente, ma il vertice della struttura burocratica. Come esiste nelle altre regioni d’Italia, nella presidenza del consiglio dei ministri, in tutte le strutture politiche organizzate. La vera domanda è perché da 40 anni a questa parte nessuno si sia mai posto il problema di ristabilire un corretto equilibrio tra gli organi politici e la struttura burocratica. Tra il segretario generale e i direttori generali ci saranno i dipartimenti che già erano previsti da una legge del 1977 alla quale nessuno aveva mai dato attuazione. Perché? Quali forze hanno contrastato l’attivazione dei dipartimenti che garantiscono le politiche trasversali tra assessorati? Oltre a questo, dopo 40 anni c’è una riforma della struttura della presidenza, che inspiegabilmente era rimasta immobile come sospesa nel tempo. Ci sono competenze e responsabilità nuove ed è fondamentale che la presidenza abbia una struttura adeguata. Banalizzare tutto questo e derubricarlo a mero poltronificio, è stata un’operazione veramente strumentale e disgustosa. Questo assetto non serve a sistemare gli amici. È una riforma profonda che serve ad adeguare la struttura della Regione a un contesto e complessità per le quali non era stato fatto sinora niente».

L’accusa di creare un “poltronificio” è stata solo una delle tante. C’è anche quella secondo cui si accentra troppo potere nelle mani del presidente...
«Non si concentra un potere sul presidente, ma si dà al potere che il presidente già ha un adeguato supporto che gli consenta di esercitarlo in maniera utile per il raggiungimento degli obiettivi programmatici. Questa legge non sposta poteri tra consiglio e presidente, tra giunta e presidente. Uno dei freni alla ripresa è stato il marasma burocratico. Con questa riforma si dà un contributo netto per riportare in equilibrio quella diarchia asimmetrica creata con la separazione del potere burocratico dal potere politico».

Con il sì, oramai scontato, alla 107, lei uscirà indebolito dagli scontri di queste settimane o rafforzato?
«Non è una battaglia personale. Questa legge consentirà a qualsiasi presidente, giunta, consiglio di operare con maggiore efficienza e efficacia. Sarebbe stato più semplice lasciare tutto com’era, non avrei disturbato nessuno, non avrei messo in allarme le forze più conservatrici che sono all’interno della politica e della struttura burocratica».

È vero che sta ripensando il suo sguardo verso Cagliari e la Sardegna per volgerlo di nuovo verso Roma?
«Ho fatto una scelta di cuore due anni fa, lasciando il Senato della Repubblica e un ruolo sicuramente più sereno, maggiormente confortevole. Ma per un sardo e sardista come me, la presidenza della Regione Sardegna ha un valore inestimabile e diventa una sfida importante e un obbligo morale contribuire in minima parte al miglior futuro della Sardegna e dei sardi. Quindi la mia idea, pur nella consapevolezza dei miei tanti limiti, è di continuare a dedicare ogni mia energia a questo ruolo e alla Sardegna. Poi saranno sardi a decidere».

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