La Nuova Sardegna

Massimo Zedda: «Solinas parli di Recovery, non del pranzo di Sardara»

di Roberto Petretto
Massimo Zedda: «Solinas parli di Recovery, non del pranzo di Sardara»

L'avversario del governatore due anni fa per la presidenza della Regione, replica all’intervista alla Nuova. «Parliamo ancora di altro mentre l’intero pianeta discute di ripresa, e l’Europa dei fondi e dei progetti per i prossimi 30 anni».

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Parliamo ancora del pranzo di Sardara mentre l’intero pianeta discute di ripresa, l’Europa dei fondi e dei progetti per i prossimi 30 anni». Massimo Zedda si sforza di dare un contributo costruttivo nel momento forse di maggiore tensione tra il presidente della Regione e l’opposizione. L’intervista di Christian Solinas alla Nuova ha messo sul tappeto una serie di argomenti, ma per l’ex sindaco di Cagliari e avversario di Solinas due anni fa nella corsa alla presidenza, ci dovrebbe essere un ribaltamento delle priorità: «Nel vostro paginone ai progetti del Recovery è riservato un riquadro. Credo che invece quello dovrebbe essere l’argomento di cui dibattere. Noi avremmo l'opportunità di discutere con tutta la società sarda, invece discutiamo - e lo dico con tristezza e non con rabbia - di moltiplicazione delle Asl, delle Province, di una finta riforma della Regione».

Il presidente ha però posto un problema di efficienza della macchina burocratica, di un apparato che non risponderebbe agli input della politica...
«Gli uffici che si mettono di traverso? Come no, è capitato, indubbiamente. Quando è successo a me, nel periodo in cui ero sindaco di Cagliari, ho avuto la consapevolezza che ci fossero alcune debolezze. E ho cercato di compensarle nominando segretario, direttore e assessori di profilo altissimo. E i risultati si sono visti. Professionisti che con le loro argomentazione la loro competenza facevano tornare sui propri passi settori dell’amministrazione che la pensavano diversamente. Si può fare».

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.40305212:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/regione/2021/05/22/news/solinas-il-picconatore-altola-ai-burocrati-1.40305212]]

Però è innegabile che il problema dell’eccessiva burocrazia sia reale, che ci sia un’esigenza di snellimento delle procedure. Su questo è d’accordo con Solinas?
«Il tema è molto serio: da un lato c’è il sistema di regole che determina una tutela per l'utilizzo dei soldi pubblici, quindi bisogna stare molto attenti. Dall’altro c'è un problema di normativa che ha creato confusione con troppe leggi. Ma non è la burocrazia che fa le leggi, sono i politici. Quando si semplificano norme e controlli c’è il rischio di infiltrazioni criminali perché la sburocratizzazione deve facilitare la possibilità di fare impresa, mentre per qualcuno è “fare ciò che si vuole”».

Come se ne esce?
«C’è una capacità di determinare lo sviluppo dal basso con le realtà rappresentate dai Comuni. Il paradosso è che abbiamo lasciato la burocrazia, ma non abbiamo più burocrati. Con la contrazione del personale si è creato un problema nei Comuni: non c'è più chi è in grado di dare risposte. Non bisogna ripetere gli errori del passato con assunzioni clientelari, ma se venisse concessa ai Comuni l’opportunità di assumere giovani con capacità e competenze, determineremmo tante occasioni di sviluppo e porremmo un argine allo spopolamento. La vera riforma sarebbe lo snellimento dell'apparato burocratico della Regione, con funzioni delegate a Province e Comuni a cui si dovrebbe consentire di assumere personale».

Che idea si è fatto del pranzo di Sardara?
«Ho idea che il presidente stia utilizzando questa vicenda come scusa per mettere mano all’apparato della Regione, per creare un apparato parallelo molto accondiscendente. Non entro nel merito di chi c'era e chi non ha fatto in tempo a partecipare anche se era in viaggio e magari è stato avvisato della presenza della finanza. Il presidente lascia intendere che fosse in atto una sorta di colpo di stato contro la Regione. È una cosa di gravità inaudita, inverosimile. Se così è venga a riferire in aula: uno di quelli che faceva gli inviti era il suo portavoce, c’erano persone che ha nominato lui».

Troppo parlare di Sardara e poco di sviluppo. Invece cosa si dovrebbe fare?
«L’opposizione ha dimostrato sistematicamente che nei momenti in cui c'è stato un problema per la Sardegna, il contributo l’ha dato. Voglio ricordare due bilanci, approvati in poche ore. Siamo sempre disponibili sulle questioni strategiche. Ma su poltrone e assetti non siamo d'accordo».

E sulle questioni strategiche siete stati coinvolti?
«Sui progetti non solo non c'è stato coinvolgimento dell'opposizione, ma nemmeno della società sarda, di Confindustria, dei settori produttivi, della chiesa sarda, delle realtà della nostra isola, non c’è stata una interlocuzione con il governo. Il presidente accusa la burocrazia, ma è lui che non ha dato indirizzi. Bisognerebbe sollevarci rispetto alla quotidianità, a interessi contingenti, a questioni legate ad assetti. Stiamo parlando di interventi che riguardano lo sviluppo futuro dell’isola per i prossimi 30-50 anni, con 7,5 miliardi di euro. Non stiamo parlando del futuro della Giunta Solinas, ma del futuro della Sardegna».

Disponibili a collaborare?
«Noi lo abbia sempre affermato questo, come si potrebbe fare altrimenti? Ma non si riesce, forse per qualche promessa elettorale da mantenere. Il problema è il presidente, è lui che ha scatenato appetiti su questi aspetti e ovviamente questo sta determinando un danno alla Sardegna. La maggioranza discute di assetti di potere, per farli stare tutti buoni ha messo sul tavolo una torta di posti e nomine e ha scatenato gli appetiti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Meteo

L’isola nella morsa del caldo africano: scatta l’allerta regionale – Ecco da quando

Le nostre iniziative