Allarme per le cornacchie e i costi di soia, orzo e mais
Coldiretti: i volatili bucano meloni, angurie e altre colture, oltre alle attrezzature Allevatori in difficoltà per gli aumenti che fanno lievitare i costi di produzione
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Coldiretti lancia l’allarme per i danni che le cornacchie stanno infliggendo ai campi: riescono a sradicare le piantine appena messe a dimora, bucare e rovinare meloni, angurie e altri colture da campo e le attrezzature come le manichette per l’irrigazione (che alcuni agricoltori sono costrettia interrare), i teli per la pacciamatura. Le denunce sono arrivate dal sud Sardegna, dall’Oristanese (in particolare Terralba) e dal Nord Sardegna.
Secondo gli ambientalisti la convivenza tra attività rurali e fauna selvatica, che dovrebbe essere in equilibrio, è stata fortemente squilibrata da un’errata gestione delle politiche agricole e i risultati sono ciò che vediamo. Coldiretti parla di calamità naturale e di una sola soluzione possibile: l’abbattimento. I piani di contenimento prevedono l’abbattimento di 20mila cornacchie grigie in tutta la Regione in un anno (dal 1° marzo al 30 novembre). Gli agricoltori che stanno subendo danni possono presentare richiesta in provincia per l’intervento dei “coadiutori” (eufemismo per indicare gli addetti all’uccisione) sotto l’osservazione della Forestale.
«In soccorso stanno arrivando i piani di controllo – spiega Mario Puggioni, referente di Coldiretti Sardegna nel Comitato faunistico regionale – il 14 maggio scorso abbiamo dato il via libera nelle provincia di Oristano, Sud Sardegna e nella città Metropolitana, mentre a breve arriverà anche quello della provincia di Sassari che è stato presentato in ritardo, mentre Nuoro non ne ha presentato perché il problema non è rilevante». Gli ambientalisti si sono spesso opposti a queste pratiche, affermando che si può fare uso di altri sistemi come dissuasori acustici, visivi, meccanici e l’utilizzo di sostanze repellenti. E ricordano che comunque le cornacchie sono una componente importante per il controllo naturale di insetti e roditori, a beneficio delle stesse campagne. Non solo cornacchie: anche altre specie selvatiche, in particolare i cinghiali, stanno provocando danni e le province hanno prorogato fino al 31 luglio, su indicazione dell’Ispra, il piano di controllo. Lamentele anche per i danni provocati da cervi e cormorani.
Un altro allarme, non legato questa volta alla natura ma al portafogli, riguarda gli allevamenti e cioè quello dell’aumento dei prezzi delle materie prime, schizzate ai massimi storici nel mezzo di una delle peggiori crisi economiche. Anche in questo caso a denunciare la situazione è Coldiretti Sardegna, preoccupata dal cortocircuito che si sta creando con l’aumento dei costi di produzione da una parte e il mercato, soprattutto delle carni, bloccato – come sottolinea il presidente Battista Cualbu – dopo un anno di chiusura del canale Horeca a causa del Covid. Le quotazioni di soia, orzo e mais hanno avuto un incremento, in meno di un anno, rispettivamente di oltre il 60, 27 e 45%. In particolare, per la soia stanno incidendo l’aumento delle importazioni cinesi e i dazi Usa. Ul problema interessa circa 20mila aziende sarde di ovini e caprini, 14 mila di suini, circa 10 mila di bovini e 1.800 di equidi. «Bene ha fatto la nostra organizzazione con il presidente Ettore Prandini a chiedere al ministro delle Politiche agricole la convocazione del tavolo zootecnia» dice Cualbu. «È fondamentale in questo momento drammatico garantire liquidità alle aziende agricole – afferma il direttore Luca Saba –. Chiediamo alla Regione di sbloccare e accelerare il pagamento dei ristori ai settori più colpiti duramente dal Covid, della siccità e calamità naturali del 2017 e 2018 e tutti i premi comunitari». (a.palmas)
Secondo gli ambientalisti la convivenza tra attività rurali e fauna selvatica, che dovrebbe essere in equilibrio, è stata fortemente squilibrata da un’errata gestione delle politiche agricole e i risultati sono ciò che vediamo. Coldiretti parla di calamità naturale e di una sola soluzione possibile: l’abbattimento. I piani di contenimento prevedono l’abbattimento di 20mila cornacchie grigie in tutta la Regione in un anno (dal 1° marzo al 30 novembre). Gli agricoltori che stanno subendo danni possono presentare richiesta in provincia per l’intervento dei “coadiutori” (eufemismo per indicare gli addetti all’uccisione) sotto l’osservazione della Forestale.
«In soccorso stanno arrivando i piani di controllo – spiega Mario Puggioni, referente di Coldiretti Sardegna nel Comitato faunistico regionale – il 14 maggio scorso abbiamo dato il via libera nelle provincia di Oristano, Sud Sardegna e nella città Metropolitana, mentre a breve arriverà anche quello della provincia di Sassari che è stato presentato in ritardo, mentre Nuoro non ne ha presentato perché il problema non è rilevante». Gli ambientalisti si sono spesso opposti a queste pratiche, affermando che si può fare uso di altri sistemi come dissuasori acustici, visivi, meccanici e l’utilizzo di sostanze repellenti. E ricordano che comunque le cornacchie sono una componente importante per il controllo naturale di insetti e roditori, a beneficio delle stesse campagne. Non solo cornacchie: anche altre specie selvatiche, in particolare i cinghiali, stanno provocando danni e le province hanno prorogato fino al 31 luglio, su indicazione dell’Ispra, il piano di controllo. Lamentele anche per i danni provocati da cervi e cormorani.
Un altro allarme, non legato questa volta alla natura ma al portafogli, riguarda gli allevamenti e cioè quello dell’aumento dei prezzi delle materie prime, schizzate ai massimi storici nel mezzo di una delle peggiori crisi economiche. Anche in questo caso a denunciare la situazione è Coldiretti Sardegna, preoccupata dal cortocircuito che si sta creando con l’aumento dei costi di produzione da una parte e il mercato, soprattutto delle carni, bloccato – come sottolinea il presidente Battista Cualbu – dopo un anno di chiusura del canale Horeca a causa del Covid. Le quotazioni di soia, orzo e mais hanno avuto un incremento, in meno di un anno, rispettivamente di oltre il 60, 27 e 45%. In particolare, per la soia stanno incidendo l’aumento delle importazioni cinesi e i dazi Usa. Ul problema interessa circa 20mila aziende sarde di ovini e caprini, 14 mila di suini, circa 10 mila di bovini e 1.800 di equidi. «Bene ha fatto la nostra organizzazione con il presidente Ettore Prandini a chiedere al ministro delle Politiche agricole la convocazione del tavolo zootecnia» dice Cualbu. «È fondamentale in questo momento drammatico garantire liquidità alle aziende agricole – afferma il direttore Luca Saba –. Chiediamo alla Regione di sbloccare e accelerare il pagamento dei ristori ai settori più colpiti duramente dal Covid, della siccità e calamità naturali del 2017 e 2018 e tutti i premi comunitari». (a.palmas)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
