La Nuova Sardegna

Maggioranza compatta: via libera al super staff

di Umberto Aime

Il centrodestra: costerà 3,5 milioni all’anno. Le opposizioni: almeno il doppio

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CAGLIARI. Il super staff è legge. Con 12 voti di vantaggio, 32 a 20, il centrodestra ha portato a casa gli undici articoli. C’è riuscita, dopo due mesi di scontri e maratone in Consiglio regionale. Per poi chiudere la partita così, quasi a braccia alzate: «Non sarà una legge perfetta, ma di sicuro darà una spallata decisiva alla burocrazia». Sin dall’inizio l’opposizione di centrosinistra e i Cinque stelle sapevano che avrebbero perso nell’attimo della conta finale, ma fino all’ultimo hanno puntato il dito contro «una legge vergognosa, inutile, immorale e costosa». La replica immediata alle accuse sui titoli di coda è arrivata dal governatore Christian Solinas, che però non era presente in aula al momento del voto: «Finalmente – si legge nel comunicato diffuso da Villa Devoto – potremo contare su una Regione più vicina ai cittadini e alle imprese. Avremo maggiore efficienza e trasparenza, meno sprechi e meno burocrazia. Non ci poteva essere – si legge in un altro passaggio – una semplificazione senza che ci fossero, come ci sono stati, interventi decisi sull’organizzazione di una struttura amministrativa finora spesso percepita come un apparato elefantiaco». S’è poi proiettato sul futuro, per arrivare fino al giorno in cui la legge sul super staff entrerà a regime: «Ora che abbiamo ristabilito anche una nuova linea netta di demarcazione tra il potere politico eletto e quello burocratico, siamo certi d’aver dato impulso a una macchina arrugginita, rendendola molto più snella, più efficiente e moderna».

A controreplicare, un attimo dopo, è stato il Pd, con un comunicato firmato dal segretario regionale Emanuele Cani e subito condiviso da tutte le opposizioni: «L’arroganza di chi governa ha moltiplicato le poltrone e gli incarichi fiduciari in un battibaleno. L’ha fatto in un momento devastante per tutti i sardi. Sia chiaro: questa legge è e resterà per sempre un errore clamoroso».

La fiammata. È sul costo degli staff che s’è consumato l’ultima battaglia in aula. Sarà di 2 milioni quest’anno, più altri 3,5 nel 2022 e 2023, ha stabilito il centrodestra. «Non è vero – hanno ribattuto le opposizioni – sarà almeno il doppio. Il ribasso è solo su un trucco contabile». Anche su altri numeri i duelli sono stati un infinità. Quanti saranno i posti in più? Settantatré, passando dagli attuali 94 fino a 167, hanno denunciato sempre dai banchi della minoranza. Non più di una trentina – è stata la replica del centrodestra – perché poi scatteranno i «trasferimenti interni e quelli sono stipendi già tutti pagati». Sta di fatto che fra una decina di giorni la legge entrerà in vigore e dopo altri 30 ci sarà l’azzeramento degli incarichi in corso: dai direttori generali fino all’Ufficio stampa della Giunta. Con anche un evidente effetto carambola sull’ormai famoso banchetto proibito di Sardara, da tutti ricordato come la misteriosa riunione conviviale dei vertici della vecchia burocrazia. Chi fra i dipendenti della Regione ha partecipato a quel consesso, consumato il 7 aprile, sarà messo alla porta seduta stante ancora prima di qualunque decisione della commissione disciplinare interna e della magistratura.

Le novità. Al vertice della nuova macchina amministrativa-burocratica ci sarà il segretario generale, che sarà scelto fra un rosa di esterni. Al suo fianco avrà tre direttori di altrettanti dipartimenti trasversali agli assessorati: coordineranno, ma non potranno controllare i direttori generali. Ancora: 11 esperti fra Comitato per la legislazione e Servizio studi. Poi lo staff di ciascun assessore potrà contare su tre consulenti in più. Quindi: ora i 12 Uffici di gabinetto saranno composti da 108 unità, erano 72. Aumenterà anche lo staff del governatore, ma in questo caso il numero è ancora ballerino: passerà da 22 a 44, secondo alcune versioni, in tutto non saranno oltre 30-32, a detta di altri. L’Avvocatura della Regione sarà autonoma, ma a guidarla potrà essere un esterno iscritto agli Ordini forensi. L’Ufficio stampa avrà in organico 9 giornalisti, compreso il coordinatore, e tutti assunti con contratto giornalistico, finora erano 13 seppure sulla carta. I 4 posti ora avanzati saranno coperti da esperti in web e social. C’è stato un rimescolamento di carte dell’ultim’ora per quest’ufficio, ma contestato in diretta dall’Assostampa e dall’Ordine: «Per l prima volta il Consiglio licenzia una riforma che non sostiene l’occupazione ma la ridimensiona. Altrettanto sconcertante, infine, la decadenza in blocco dell’ufficio stampa prevista a breve da una norma inutilmente contundente».

Il dibattito di fuoco. Nelle dichiarazioni di voto le opposizioni hanno lanciato le loro ultime accuse. Per i Progressisti, con Maria Laura Orrù, Laura Caddeo, Massimo Zedda e Francesco Agus, è «una legge che non servirà a nulla se non a soddisfare la bulimia di potere del centrodestra». I 5 Stelle, con Desirè Manca, Michele Ciusa, Roberto Li Gioi e Alessandro Solinas, hanno rilanciato: «Non manca solo la copertura finanziaria, a mancare è quella morale». Poi è stato il Pd, con Rossella Pinna, Salvatore Corrias, Giuseppe Meloni, Valter Piscedda, Piero Comandini e Gianfranco Ganau, a ribadire: «Il Governo impugnerà gli 11 articoli, sono tutti incostituzionali, poi sarà la Corte dei conti a pretendere dalla Giunta più di una spiegazione su questa legge folle». Infine Liberi e Uguali, con Daniele Cocco ed Eugenio Lai, «Altro che concorsi e meritocrazia, per entrare in Regione bisognerà essere solo amici degli amici . Bravi, avete varato il piano reclutamento parenti e affini». Il centrodestra ha replicato con Stefano Tunis, Sardegna 20.Venti e relatore di maggioranza: «È una legge contro la burocrazia, non contro i burocrati». Poi con Franco Muladel Psd’Az: «Non abbiamo firmato nessuna cambiale in cambio, ma da oggi in poi la Giunta potrà contare su più persone qualificate e lavorerà meglio». Sono intervenuti anche Giorgio Oppi, Udc, e Michele Cossa, Riformatori: «State sereni, i nuovi ingressi saranno di qualità». Infine Dario Giagoni della Lega: «Non è e non sarà un poltronificio, mettetevi l’anima in pace».

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