La Nuova Sardegna

Chimica verde, l'eterna promessa ancora disattesa - IL COMMENTO

di GIANNI BAZZONI
Chimica verde, l'eterna promessa ancora disattesa - IL COMMENTO

Mentre la Sardegna nicchia e si strappa le vesti, nel resto d’Italia si prendono decisioni importanti

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Allora, riassumiamo. A Porto Torres, nell’area industriale infrastrutturata, bonificata, arricchita da un avveniristico Centro ricerche - in virtù di un accordo nazionale che prevedeva la chiusura degli ultimi impianti rimasti nel Petrolchimico (cosa giusta se rapportata a un cambiamento epocale con il lancio di produzioni che hanno come obiettivo il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità) - doveva nascere la più grande e innovativa produzione di bioplastiche del mondo (forse), ma per stare un po’ cauti diciamo d’Europa. Invece dopo pompose inaugurazioni e sfilate colorate di politici e dirigenti aziendali, il tempo si è improvvisamente fermato. Quello che è stato realizzato è troppo poco, e il merito di qualche produzione avviata è solo merito della caparbietà di tecnici locali che non si sono arresi alla condizione di incertezza e per certi versi di abbandono che si è venuta a creare nel polo industriale del Nord dell’Isola. Il territorio e la Sardegna hanno pagato il prezzo pesante di una innovazione annunciata, propagandata e poi tradita senza pietà. E come spesso accade da queste parti, uno dopo l’altro si sono defilati in troppi. Tutti favorevoli, nessuno responsabile. Novamont è andata avanti per la sua strada con le produzioni di poliestere Bio e quindi il tanto citato Mater Bi. L’Eni non ha mancato occasione per “lucidare” la nuova anima Bio, profondamente rispettosa dell’ambiente e coerente con i progetti futuri. E Matrìca? Che fa questa joint venture zoppa, semi affogata in una diatriba che ormai da tempo è materia per studi legali? Di chi è figlia e chi si dovrà occupare di farla crescere? O forse è già stato deciso di lasciarla consumare lentamente come la cera di una candela?

In effetti non si capisce. Non è risultato chiaro neppure ieri all’incontro che la Cisl - ai massimi livelli - ha coraggiosamente promosso per parlare del vero progetto che può rilanciare il nord Sardegna. Chimica verde o bandiera bianca di una resa che sarebbe una sconfitta pesante, l’ennesimo schiaffo in faccia a un territorio che ha sempre pagato conti pesantissimi senza mai trovare le forze e l’unità per farsi ascoltare e rispettare? I soggetti in causa non sono cambiati, si certo le persone si ma le responsabilità delle istituzioni no. Il Governo nazionale, tanto per cominciare: completamente assente, e non da oggi. Mai un gesto concreto sulla chimica verde, sul progetto battezzato in Sardegna e che fin da subito in troppi hanno cercato di stroncare nella fase di crescita. Come si fa a lasciare nella quasi esclusiva disponibilità dell’Eni e di Novamont un settore fondamentale come quello delle bioplastiche, degli additivi e fertilizzanti bio? Certo oggi la vice ministra Alessandra Todde apparecchia un tavolo per fare incontrare tutti, sembra una conquista ma in realtà siamo all’anno zero. E la Regione non ha le idee chiare sul da farsi. L’assessora all’Industria Anita Pili aveva degli impegni istituzionali e non è intervenuta all’incontro della Cisl ma con una nota ha poi chiesto di inserire i progetti sardi nelle strategie europee di investimento con il Pnrr. Bene, siccome nel Pnnr non c’è traccia della chimica verde, allora bisogna fare in fretta. Perchè mentre la Sardegna nicchia e si strappa le vesti, scelte importanti vengono attuate in giro per l’Italia. Una idea? Lo stesso impegno speso per la vertenza sull’energia venga garantito per la chimica verde. Da parte di tutti, senza colori. Altrimenti la battaglia è persa e si abbia il coraggio di dirlo. No perditempo e ulteriori prese in giro, grazie.

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