Investimenti e bonifiche per rilanciare Matrìca
di Giovanni Bua
La viceministra Todde: «Un tavolo istituzionale con Eni e Novamont»
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SASSARI. Un tavolo nazionale dove siedano Eni e Novamont, le parti sociali, politiche e sindacali, per sciogliere il nodo Matrìca e rilanciare il progetto chimica verde a Porto Torres, che la viceministra Alessandra Todde ha assicurato che verrà aperto entro qualche settimana. Trentadue milioni di investimenti per il quadriennio 2019-2022, molti dei quali verranno spesi a partire nel blocco degli impianti da giugno fino a ottobre «per inserire una serie di sezioni di impianto sia per migliorare la qualità dei prodotti che per incrementare la continuità di marcia» come ha detto il responsabile del polo industriale Versalis Vincenzo Maida. Le bonifiche che andranno avanti, con ulteriori 420 milioni che Eni Rewind è pronta a mettere in campo per liberare i 1000 ettari di retroporto e darne gran parte al consorzio industriale per nuovi insediamenti produttivi, come ha sottolineato il Program manager Pier Filippo Mocciaro.
E ancora il consorzio industriale provinciale di Valerio Scanu pronto a gestire la cabina di regia, per riscrivere un protocollo vecchio e inapplicato, ma per certi versi visionario, che forse ha tra i suoi limiti di avere troppo anticipato i tempi. «Ma che ora, tra Pnnr e transizione ecologica è nella linea giusta. E deve solo essere aggiornato, rinfrescato, messo nelle condizioni di iniziare finalmente a correre».
Parole di Pier Luigi Ledda, padrone di casa dell’incontro organizzato ieri mattina dalla Cisl, nel giorno del decimo compleanno della firma del protocollo siglato il 26 maggio 2011 sul piano di riconversione a chimica verde del sito Eni del nord ovest Sardegna. «Piano che prevedeva la riconversione dell'ex petrolchimico a polo della chimica verde – ha ricordato – con 7 nuovi impianti alimentati da una centrale elettrica a biomasse, con materia prima prodotta su 20 mila ettari di terreni coltivati a cardo, in Sardegna. Un piano rimasto per larga parte sulla carta: sono stati realizzati solo 3 impianti e dei 20mila ettari a cardo ne sono stati impiantati solo 700. E quindi le ricadute industriali e occupazionali previste non si sono realizzate». «Riteniamo che oggi le condizioni per completare il progetto ci siano tutte. A partire dalle opportunità che può offrire il progetto il Next Generation Eu e il PNRR – ha precisato il segretario generale della Cisl territoriale di Sassari – Occorre innovare nei processi e nei prodotti, consolidare gli impianti per incrementare la capacità produttiva, concentrare la produzione su ciò che il mercato richiede, risolvere una volta per tutte il contenzioso nella joint venture Matrìca o scioglierla, con l'acquisizione da parte di Versalis, investire in marketing e commercializzazione dei prodotti».
E proprio i problemi da risolvere, a iniziare dal contenzioso nella joint venture Matrìca, sono il convitato di pietra di un incontro caloroso e partecipato, dove però della sostanza dei problemi poco si parla. Anche perché c’è un grande assente: la Regione. E non tanto perché l’assessora all’Industria Anita Pili alla fine non riesce a collegarsi nemmeno per un saluto. «Ma perché nelle schede del Pnnr della chimica verde non c’è traccia – attacca Gavino Carta della Cisl –. Ci sono regioni che hanno investito pesantemente su questo, altre che puntano forte sulla infrastrutturazione. E noi continuiamo a non mettere sul tavolo una progettazione unitaria che abbia come parola d’ordine l’economia green».
E proprio sul ruolo della politica si è giocato molto del confronto. Con la spinta che deve arrivare dal basso, dai sindaci, dal territorio: «Perché, dopo il compiuto fallimento del modello Rovelli, che ha depredato due generazioni di sardi, ci hanno tradito di nuovo», ha detto il sindaco di Sassari Nanni Campus. «E nel mentre per troppi anni ci siamo dedicati alle analisi senza mai fare sintesi, avere una posizione univoca da portare al tavolo, un progetto coerente e concreto», gli ha fatto eco il collega di Porto Torres Massimo Mulas. «Un progetto – ha sottolineato il primo cittadino di Alghero Mario Conoci – che si regga sul mercato, perché i disastri che la chimica assistita ha lasciato li conosciamo bene».
Una levata di scudi unitaria, guidata dalla Cisl che ha schierato i vertici locali e nazionali del sindacato (su tutti il segretario confederale Giorgio Graziani) alla quale hanno partecipato Confindustria, con il presidente Beppe Ruggiu, Confapi, con la vice Valeria Fadda, l’università con il delegato del rettore, Luca Azzena. In cui anche l’Eni ha battuto un colpo: «Nessun disimpegno – ha sottolineato Maida – noi siamo assolutamente coinvolti nel progetto e dal punto di vista gestionale crediamo totalmente nello sviluppo. Anche della filiera agricola: il cardo non è fattibile ma con il nostro partner italiano stiamo cercando di sviluppare la coltivazione di semi di girasole in Sardegna. Abbiamo incrementato l’affidabilità impianti, arrivando al 65%, mantenendo nel 2020 una stabilità di marcia notevolmente migliore. Certo c’è tutto un mercato da sviluppare che è notevolmente differente rispetto a 10 anni fa. Occorre stabilizzare l’attuale sistema produttivo, associare una rete commerciale, e poi pensare a ulteriori investimenti. Ma noi ci crediamo molto e il progetto è assolutamente vivo».
E ancora il consorzio industriale provinciale di Valerio Scanu pronto a gestire la cabina di regia, per riscrivere un protocollo vecchio e inapplicato, ma per certi versi visionario, che forse ha tra i suoi limiti di avere troppo anticipato i tempi. «Ma che ora, tra Pnnr e transizione ecologica è nella linea giusta. E deve solo essere aggiornato, rinfrescato, messo nelle condizioni di iniziare finalmente a correre».
Parole di Pier Luigi Ledda, padrone di casa dell’incontro organizzato ieri mattina dalla Cisl, nel giorno del decimo compleanno della firma del protocollo siglato il 26 maggio 2011 sul piano di riconversione a chimica verde del sito Eni del nord ovest Sardegna. «Piano che prevedeva la riconversione dell'ex petrolchimico a polo della chimica verde – ha ricordato – con 7 nuovi impianti alimentati da una centrale elettrica a biomasse, con materia prima prodotta su 20 mila ettari di terreni coltivati a cardo, in Sardegna. Un piano rimasto per larga parte sulla carta: sono stati realizzati solo 3 impianti e dei 20mila ettari a cardo ne sono stati impiantati solo 700. E quindi le ricadute industriali e occupazionali previste non si sono realizzate». «Riteniamo che oggi le condizioni per completare il progetto ci siano tutte. A partire dalle opportunità che può offrire il progetto il Next Generation Eu e il PNRR – ha precisato il segretario generale della Cisl territoriale di Sassari – Occorre innovare nei processi e nei prodotti, consolidare gli impianti per incrementare la capacità produttiva, concentrare la produzione su ciò che il mercato richiede, risolvere una volta per tutte il contenzioso nella joint venture Matrìca o scioglierla, con l'acquisizione da parte di Versalis, investire in marketing e commercializzazione dei prodotti».
E proprio i problemi da risolvere, a iniziare dal contenzioso nella joint venture Matrìca, sono il convitato di pietra di un incontro caloroso e partecipato, dove però della sostanza dei problemi poco si parla. Anche perché c’è un grande assente: la Regione. E non tanto perché l’assessora all’Industria Anita Pili alla fine non riesce a collegarsi nemmeno per un saluto. «Ma perché nelle schede del Pnnr della chimica verde non c’è traccia – attacca Gavino Carta della Cisl –. Ci sono regioni che hanno investito pesantemente su questo, altre che puntano forte sulla infrastrutturazione. E noi continuiamo a non mettere sul tavolo una progettazione unitaria che abbia come parola d’ordine l’economia green».
E proprio sul ruolo della politica si è giocato molto del confronto. Con la spinta che deve arrivare dal basso, dai sindaci, dal territorio: «Perché, dopo il compiuto fallimento del modello Rovelli, che ha depredato due generazioni di sardi, ci hanno tradito di nuovo», ha detto il sindaco di Sassari Nanni Campus. «E nel mentre per troppi anni ci siamo dedicati alle analisi senza mai fare sintesi, avere una posizione univoca da portare al tavolo, un progetto coerente e concreto», gli ha fatto eco il collega di Porto Torres Massimo Mulas. «Un progetto – ha sottolineato il primo cittadino di Alghero Mario Conoci – che si regga sul mercato, perché i disastri che la chimica assistita ha lasciato li conosciamo bene».
Una levata di scudi unitaria, guidata dalla Cisl che ha schierato i vertici locali e nazionali del sindacato (su tutti il segretario confederale Giorgio Graziani) alla quale hanno partecipato Confindustria, con il presidente Beppe Ruggiu, Confapi, con la vice Valeria Fadda, l’università con il delegato del rettore, Luca Azzena. In cui anche l’Eni ha battuto un colpo: «Nessun disimpegno – ha sottolineato Maida – noi siamo assolutamente coinvolti nel progetto e dal punto di vista gestionale crediamo totalmente nello sviluppo. Anche della filiera agricola: il cardo non è fattibile ma con il nostro partner italiano stiamo cercando di sviluppare la coltivazione di semi di girasole in Sardegna. Abbiamo incrementato l’affidabilità impianti, arrivando al 65%, mantenendo nel 2020 una stabilità di marcia notevolmente migliore. Certo c’è tutto un mercato da sviluppare che è notevolmente differente rispetto a 10 anni fa. Occorre stabilizzare l’attuale sistema produttivo, associare una rete commerciale, e poi pensare a ulteriori investimenti. Ma noi ci crediamo molto e il progetto è assolutamente vivo».
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