I gioielli al Compro Oro: il business cresce col Covid

In aumento le vendite di preziosi per provvedere alle spese e pagare i debiti. Il Codacons: attenzione agli abusivi che lucrano sullo stato di necessità

SASSARI. Suona il campanello, poi guarda a destra e a sinistra. Nessuno sa che è lì, neppure suo marito. Il cuore le batte forte nel petto, come quando saluti qualcuno sapendo che non lo rivedrai più. Ma la signora elegante e ben vestita è pronta all’addio. Sul bancone all’interno mostra quello che ha portato: gioielli, oggetti in oro e argento, preziose creazioni artigianali, diamanti. È il patrimonio di famiglia, quello tramandato da varie generazioni e arricchito nel corso del tempo: è arrivato il momento di darlo via perché a casa servono soldi, c’è bisogno di avere subito una liquidità importante per tamponare la crisi delle finanze causata dalla pandemia. La signora ha venduto tutto a un Compro oro: è una delle tante persone che negli ultimi mesi ha scelto questa strada per andare avanti, pagare le bollette, i debiti, tenere il frigo pieno e, perché no, continuare a garantire ai figli il tenore di vita precedente. Secondo il Codacons, che ha lanciato l’allarme sul tema, il Covid ha generato un notevole aumento del flusso di affari per i Compro oro, le attività che ritirano i preziosi per poi rivenderli o fonderli. «A livello nazionale – dice Diana Barrui, presidente regionale del Codacons per la Sardegna e la Liguria – è stata stimata una crescita del 50%, nell’isola la situazione non si discosta da quella generale. Dopo il primo lockdown dell’anno scorso con la paralisi di moltissime attività, chi stava soffrendo per ragioni economiche era convinto che il peggio fosse passato. Invece no, in autunno c’è stata la terza ondata di Covid. E allora per molte persone non c’è stata altra soluzione che rivolgersi ai Compro oro per vendere ciò che di prezioso avevano in casa».

Addio gioielli. Si tratta di attività lecite che operano seguendo norme stringenti a tutela del venditore e del compratore, con la valutazione del bene – innanzitutto l’oro – eseguita sulla base di precisi parametri. Ma accanto alla maggioranza di operatori in regola, c’è una quota di abusivi «che invece approfitta delle debolezze altrui. E allora la valutazione viene fatta al ribasso, sfruttando le scarse competenze di chi si ha di fronte e soprattutto l’urgenza di disfarsi dei propri beni che porta ad accontentarsi anche di un guadagno inferiore rispetto al reale valore». Così è successo alla signora elegante che è tornata a casa con una somma consistente «ma inferiore di circa un terzo a quella che le spettava – continua Diana Barrui – perché i pezzi artigianali e i diamanti non sono stati valutati correttamente. Sarebbe stata necessaria una perizia da parte di un gemmologo ma la signora non aveva tempo né denaro da spendere. Quindi si è accontentata: con quei soldi è riuscita a tamponare la situazione d’emergenza con la consapevolezza che i gioielli, con i quali c’era anche un legame affettivo, non li rivedrà più».

Impegnare o vendere. Secondo l’indagine condotta dal Codacons nazionale se agli albori della pandemia le persone in difficoltà impegnavano i propri beni (come gioielli, orologi e oggetti preziosi) con l’intenzione di recuperarli, nelle fasi successive hanno saltato questo passaggio puntando direttamente sulla vendita così da avere un guadagno maggiore e istantaneo. Dalla fede nuziale sino alle catenine e agli anelli, ma anche spille, candelabri, orologi, orecchini e bracciali: chi si rivolge a un Compro oro (una cinquantina le attività presenti nell’isola) spesso lo fa all’insaputa degli stessi familiari. «L’errore che alcuni commettono è di accettare la prima valutazione – dice la Barrui – senza chiedere un secondo parere. Spesso emergono differenze importanti. Ma anche in questo caso la fretta fa da cattiva consigliera». Non solo: si rischia di incappare non in un rivenditore onesto regolarmente iscritto al registro ma in un abusivo che agisce senza rispetto delle regole con l’unico obiettivo di lucrare sulle difficoltà altrui.

Regolari e abusivi. Secondo l’ultimo aggiornamento risalente al 2020, sono 6075 gli sportelli di acquisto dell’oro in Italia che fanno capo a 3609 soggetti titolari iscritti nell’elenco dell’Oam, Organismo agenti e mediatori creditizi. L’80% degli operatori ha un solo sportello, il 16 ne ha due o tre, appena il 4% gestisce dai 10 ai 50 sportelli. Ma a fronte degli oltre 3600 registrati viene fuori che un altro migliaio aveva inoltrato la richiesta per poi decidere di non portarla avanti: secondo gli esperti una notevole percentuale ha preferito non emergere e condurre abusivamente l’attività. Tra questi ci sono i contrari alle norme introdotte di recente: in particolare ha suscitato molte polemiche il limite al pagamento in contanti fissato a 500 euro, più basso rispetto ad altre attività commerciali (ora 2000, a breve scenderà a 1000). L’obiettivo è bloccare sul nascere il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite, tracciando le transizioni attraverso bonifici o assegni.

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