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Sardegna zona bianca, discoteche riaperte ma è vietato ballare

Le nuove regole dividono i gestori dei locali e il popolo della notte


02 giugno 2021 Andrea Massidda


SASSARI. «Scusi, vuol ballare con me?». «Grazie, preferisco di no». Dopo quasi sessant'anni i versi della celebre canzone di Celentano potrebbero tornare di moda o addirittura diventare il vero refrain delle prossime notti in discoteca. Anche se stavolta a motivare il rifiuto alla danza sarà il timore di un rimprovero da parte del buttafuori, se non quello di prendersi una salatissima multa. Perché, stando almeno all'ultimo decreto del governo in materia di contenimento della pandemia, anche in zona bianca e senza alcun coprifuoco, nei luoghi per antonomasia dedicati al ballo - siano o no all'aperto - sarà appunto vietatissimo ballare. Consentito al massimo trattenersi a cena con un sottofondo musicale più alto del solito e ancheggiare lievemente sul posto con le mani rivolte al cielo, ma sempre restando davanti al proprio tavolo, lontani dalla pista.

Un capolavoro delle «soluzioni all'italiana» che divide gli addetti ai lavori: da una parte chi lo ritiene un provvedimento assurdo e ipocrita capace di dare il colpo di grazia alla già agonizzante epoca del "Saturday night fever", dall'altra chi fa di necessità virtù puntando sulla tendenza del momento chiamata "dinner entertainment", cioè la cena con spettacolo incluso.Tra i perplessi c'è di sicuro Piero Muresu, titolare di storiche discoteche del Nord Sardegna come il Blu Star e La Siesta, ma anche presidente regionale del Silb, il Sindacato dei locali da ballo. «Comprendiamo perfettamente la difficile situazione sanitaria - commenta a nome dei suoi associati - ma non possiamo ignorare quella economica: solo per parlare dell'isola, dopo oltre un anno di restrizioni e sostanzialmente chiusure, l'80 per cento dei gestori rischia di gettare la spugna definitivamente. Si fa un gran parlare di Billionaire e di luoghi simili - continua - senza pensare che quelle realtà sono eccezioni e che in Sardegna sono pochissimi i locali in grado di allestire cene con spettacoli: il core business rimane sempre quello del ballo e della somministrazione di bevande e cocktail».

Morale? «Valutiamo questo provvedimento del governo come un primo passo verso un ritorno alla normalità - conclude Muresu -, ma avremmo preferito soluzioni differenti, come ad esempio quella di dimezzare la capienza dei locali per consentire lo svolgimento delle serate in assoluta sicurezza. Tra l'altro il fatto che si dia campo libero a chioschi e discobar senza controllo ci fa sentire cornuti e mazziati».Sin qui i gestori. Ma i deejay, veri artefici del divertimento notturno, come la pensano? Zeno Pisu, principe della console sin dagli anni Settanta, storce il naso. «Francamente - dice - non far ballare nei locali da ballo mi sembra un decisione paradossale e che non tiene conto di molti fattori: per esempio che, soprattutto da queste parti, la gente arriva in discoteca intorno alle due del mattino e francamente trovo impossibile che qualcuno adesso scelga di spostarsi a quell'ora da un bar pre-disco per poi ritrovarsi in una situazione molto simile. Ritengo più saggia l'idea di contingentare gli ingressi e di chiedere ai clienti una sorta di pass sanitario».Decisamente più ottimista Fabrizio Solinas, anche lui deejay da tanti anni. «Credo che il modello della discoteca classica sia tramontato già prima del Covid - commenta - e questo può essere il momento giusto per rigenerarsi. Ho notato che la formula del "dinner entertainment" piace molto anche ai giovanissimi»: la pista si trasforma in un palco occupato dai ballerini del locale, mentre i clienti ballano all'interno del perimetro del proprio tavolo. In molte parti del mondo funziona già alla grande così».

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