Ristoranti, in sei al chiuso e nessun limite all’aperto
di Claudio Zoccheddu
Il Governo sceglie la linea soft sulle presenze e accoglie le richieste delle Regioni Nell’isola il Pd attacca l’ordinanza di Solinas: «Crea confusione e incertezza»
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SASSARI. Mentre nell’isola i ristoratori si interrogano su come sia possibile rapportare i metri cubi d’aria alla presenze in ristorante, e come possa essere “misurato” il ricambio dell’aria, dalla Conferenza delle Regioni arriva un input diametralmente opposto: nessun limite sui posti a tavola all’aperto e un massimo di otto coperti per ogni tavolo al chiuso, ma con qualche limitazione legata al numero di nuclei familiari. Una proposta che, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe fatto breccia sul Governo incassando un assenso ancora non ufficiale e limitato ad un massimo di 6 commensali ospitabili al chiuso. Ovviamente, si parla di regole per le regioni in zona bianca anche se durante lo stesso incontro è stata proposta anche una modifica sulla capienza dei tavoli all’aperto in zona gialla.
Le regole. Sulla base della proposta della Conferenza delle Regioni, nelle zone bianche decadrebbero tutti i limiti per le tavolate all’aperto, estendendo temporaneamente anche il massimo delle presenze ai tavoli al chiuso, da 4 a 6, con un provvedimento temporaneo (di circa due settimane) che una volta a scadenza farebbe cadere anche i limiti al chiuso. I sei commensali, tuttavia, dovranno appartenere ad un massimo di due nuclei familiari. Le novità scaturite dall’incontro tecnico di ieri, che dovrebbero essere codificato in un’ordinanza, non sono finite. La mascherina, ad esempio, si dovrebbe indossare solo quando non si è seduti e non sarebbe obbligatoria quando non si sta mangiando o bevendo. Confermato il distanziamento tra i tavoli, gli igienizzanti all’ingresso, i menù plastificati, e quindi igienizzabili, o leggibili tramite Qr code, i registri dei clienti dei 14 giorni precedenti e la predisposizione di regole, a carico dei ristoratori, che impediscano gli assembramenti all’esterno del locale.
Polemiche sull’aria. Era stato il Comitato tecnico scientifico a sottolineare la necessità di “definire il numero massimo di presenze contemporanee (all’aperto e soprattutto al chiuso) in relazione ai volumi di spazio e ai ricambi d’aria”. Una richiesta tradotta in Sardegna dalla complicatissima ordinanza firmata dal governatore Christian Solinas che, infatti, rapportava il numero dei clienti ospitabili in base ai metri cubi d’aria contenuti nel locale (20 per ogni cliente) e al tasso di ricambio dell’aria, non inferiore allo 0,6. Una proposta contestata da ristoratori e gestori di agriturismo e finita al centro di un'interrogazione firmata dai componenti del gruppo del Pd in consiglio regionale: «Ci aspettiamo che il governatore chiarisca quali siano gli studi scientifici alla base di queste indicazioni – spiega il primo firmatario dell’interrogazione, Piero Comandini –. Sarebbe infatti opportuno ristabilire le semplici ma efficaci disposizioni in materia sanitaria di distanziamento personale, utilizzo delle mascherine ed igienizzazione con apposite soluzioni idroalcoliche delle mani, di disinfezione delle superfici e degli oggetti di qualsiasi esercizio o locale aperto al pubblico». Secondo il consigliere regionale dem, poi: «Tutto questo crea ulteriore confusione, incertezza e difficoltà ai ristoratori e ai gestori di piscine, centri termali, come se le difficoltà non fossero già abbastanza». Tante le domande che si pongono gli addetti al valori, ricorda Comandini, che le elenca: «20 metri cubi d'aria per ogni cliente quanti sono? Chi li misura? E il ricambio d'aria? Come si calcola un tasso di ricambio dell'aria non inferiore a 0,6?». Una risma di domande che ricalca quelle poste all’indomani della pubblicazione dell’ordinanza proprio dagli esercenti, smarriti davanti alla necessità di verificare le nuove capienze dei locali in base a parametri giudicati “troppo complicati”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le regole. Sulla base della proposta della Conferenza delle Regioni, nelle zone bianche decadrebbero tutti i limiti per le tavolate all’aperto, estendendo temporaneamente anche il massimo delle presenze ai tavoli al chiuso, da 4 a 6, con un provvedimento temporaneo (di circa due settimane) che una volta a scadenza farebbe cadere anche i limiti al chiuso. I sei commensali, tuttavia, dovranno appartenere ad un massimo di due nuclei familiari. Le novità scaturite dall’incontro tecnico di ieri, che dovrebbero essere codificato in un’ordinanza, non sono finite. La mascherina, ad esempio, si dovrebbe indossare solo quando non si è seduti e non sarebbe obbligatoria quando non si sta mangiando o bevendo. Confermato il distanziamento tra i tavoli, gli igienizzanti all’ingresso, i menù plastificati, e quindi igienizzabili, o leggibili tramite Qr code, i registri dei clienti dei 14 giorni precedenti e la predisposizione di regole, a carico dei ristoratori, che impediscano gli assembramenti all’esterno del locale.
Polemiche sull’aria. Era stato il Comitato tecnico scientifico a sottolineare la necessità di “definire il numero massimo di presenze contemporanee (all’aperto e soprattutto al chiuso) in relazione ai volumi di spazio e ai ricambi d’aria”. Una richiesta tradotta in Sardegna dalla complicatissima ordinanza firmata dal governatore Christian Solinas che, infatti, rapportava il numero dei clienti ospitabili in base ai metri cubi d’aria contenuti nel locale (20 per ogni cliente) e al tasso di ricambio dell’aria, non inferiore allo 0,6. Una proposta contestata da ristoratori e gestori di agriturismo e finita al centro di un'interrogazione firmata dai componenti del gruppo del Pd in consiglio regionale: «Ci aspettiamo che il governatore chiarisca quali siano gli studi scientifici alla base di queste indicazioni – spiega il primo firmatario dell’interrogazione, Piero Comandini –. Sarebbe infatti opportuno ristabilire le semplici ma efficaci disposizioni in materia sanitaria di distanziamento personale, utilizzo delle mascherine ed igienizzazione con apposite soluzioni idroalcoliche delle mani, di disinfezione delle superfici e degli oggetti di qualsiasi esercizio o locale aperto al pubblico». Secondo il consigliere regionale dem, poi: «Tutto questo crea ulteriore confusione, incertezza e difficoltà ai ristoratori e ai gestori di piscine, centri termali, come se le difficoltà non fossero già abbastanza». Tante le domande che si pongono gli addetti al valori, ricorda Comandini, che le elenca: «20 metri cubi d'aria per ogni cliente quanti sono? Chi li misura? E il ricambio d'aria? Come si calcola un tasso di ricambio dell'aria non inferiore a 0,6?». Una risma di domande che ricalca quelle poste all’indomani della pubblicazione dell’ordinanza proprio dagli esercenti, smarriti davanti alla necessità di verificare le nuove capienze dei locali in base a parametri giudicati “troppo complicati”.
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