il retroscena
La mappa del radar e due cernie morte i cardini del mandato internazionale
SORSO. C’è un retroscena, in questo caso diplomatico consumato nelle acque tra Sardegna e Corsica, che rischia di segnare un precedente. Quando il 2 luglio scorso il gommone con a bordo i pescatori...
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SORSO. C’è un retroscena, in questo caso diplomatico consumato nelle acque tra Sardegna e Corsica, che rischia di segnare un precedente. Quando il 2 luglio scorso il gommone con a bordo i pescatori partiti da Sorso era entrato nel porto di Santa Teresa, si era rischiato lo stallo. Le motovedette e i natanti delle forze marittime e ambientali francesi, infatti, dopo aver “scortato” in mare l’imbarcazione dei giovani verso le acque territoriali italiane, avevano attraccato al molo ed erano scesi a terra con un intento preciso. Secondo il racconto fatto dai pescatori ai loro legali, i francesi volevano riportarli in Corsica. E pare che avessero desistito soltanto grazie alla presenza dei carabinieri, che chiaramente non avevano acconsentito. I militari erano stati avvisati proprio dai giovani mentre erano ancora in navigazione in prossimità della costa sarda. Dopo di ché la storia sembrava chiusa lì: calma piatta per qualche mese. Ma nelle ultime ore è emerso un dettaglio importante, che spiegherebbe come il mandato di cattura europeo spiccato dai francesi non sia nato per caso. In realtà è stato soltanto il punto di arrivo di una procedura che le autorità straniere avevano cominciato a tessere fin dalle settimane successive all’operazione di intercettazione in mare. Pochissimo tempo dopo, infatti, le autorità dell’area protetta avrebbero notificato ai pescatori una relazione in lingua francese che riportava una mappatura Gps – ma pare senza date e orari – del punto in cui avevano intercettato il gommone, corredata da alcune fotografie di due cernie morte che i guardiani della riserva delle bocche di Bonifacio avrebbero ritrovato sul fondale della zona in cui sono stati sorpresi i pescatori.
In sostanza le guardie ambientali sostenevano che quel pescato fosse opera dei giovani sorsensi, i quali in qualche modo si sarebbero liberati delle prove della violazione magari gettando in acqua i pesci nell’immediatezza dell’abbordaggio.
Tralasciando il merito della ricostruzione della vicenda da parte delle autorità – in molti punti è discordante con la versione fornita dai giovani sorsensi ai propri legali – resta il fatto che quella comunicazione, con tutta probabilità, è stata sottovalutata dai pescatori, ma era in realtà il primo passo di una procedura più ampia. E, forse proprio in mancanza di un riscontro, è andata avanti trasformandosi nei giorni scorsi in un mandato di cattura europeo. (s.sant)
In sostanza le guardie ambientali sostenevano che quel pescato fosse opera dei giovani sorsensi, i quali in qualche modo si sarebbero liberati delle prove della violazione magari gettando in acqua i pesci nell’immediatezza dell’abbordaggio.
Tralasciando il merito della ricostruzione della vicenda da parte delle autorità – in molti punti è discordante con la versione fornita dai giovani sorsensi ai propri legali – resta il fatto che quella comunicazione, con tutta probabilità, è stata sottovalutata dai pescatori, ma era in realtà il primo passo di una procedura più ampia. E, forse proprio in mancanza di un riscontro, è andata avanti trasformandosi nei giorni scorsi in un mandato di cattura europeo. (s.sant)
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