La Nuova Sardegna

Il triste primato dell’isola nel diabete giovanile

Antonello Palmas
Il triste primato dell’isola nel diabete giovanile

La Sardegna era seconda dopo la Finlandia, ma si stima che ora abbia dati peggiori. Ancora carente l’utilizzo di nuovi farmaci e dispositivi che migliorano la vita

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Si è parlato di “pandemia”, ma non è quella da Sars-Cov2 come tutti potrebbero immaginare, e non ci sono contagi. La malattia descritta in termini tanto drammatici nel webinar di ieri è il diabete e un’ipotesi ha destato impressione: la Sardegna, che per la predisposizione genetica dei suoi abitanti verso le malattie autoimmuni è la zona più colpita d’Italia, seconda nel mondo dietro la Finlandia per il tipo 1 che colpisce bimbi e adolescenti, potrebbe aver “conquistato” il poco invidiabile primato scavalcando i finnici. E anche nel tipo 2, quello degli adulti, la situazione non è molto migliore. A organizzare la riunione online “La pandemia diabete in Sardegna” sono stati Motore Sanità (ente no-profit che opera nell’ambito della ricerca e della divulgazione in Italia e all’estero) e l’associazione Diabete Italia.

Prima o seconda che sia, il guaio è che con i numeri che si ritrova, la Sardegna dovrebbe essere all’avanguardia nella gestione di questa malattia subdola, figlia dei nostri tempi, ma purtroppo è tra i fanalini di coda per l’utilizzo delle migliori tecnologie al servizio dei pazienti. «Occorre implementare gli screening per far emergere il sommerso, coinvolgere le scuole, i pediatri, gli ospedali – ha esordito il moderatore Claudio Zanon, direttore scientifico di Motore Sanità –. Insomma serve una connessione tra sanità e territorio. Una malattia cronica come questa va gestita a livello trasversale, e occorre fare attenzione allo stile di vita, avere accesso alle ultime tecnologie, alla sensoristica con e senza allarmi, ai microrinfusori, sino ai pancreas artificiali per alcuni pazienti di tipo 1».

Al posto dell’assessore regionale alla sanità Mario Nieddu c’era il suo capo di gabinetto Elia Pantaleoni, che ha ricordato «l’aumento dei fondi per garantire a 24mila diabetici in terapia multiniettiva i free style (il sistema di monitoraggio flash della glicemia senza la puntura del dito, ndc)» e che è ormai cosa fatta «la costituzione della consulta del diabete». «Vogliamo dare il meglio del meglio ai pazienti sardi – dice Domenico Gallus, presidente della commissione sanità in consiglio - e metterci al passo con gli ultimi ritrovati tra dispositivi e farmaci. I pazienti sono costretti a fare chilometri perché la distribuzione non è ubiquitaria in tutta l’isola».

Mentre Riccardo Trentin, presidente della federazione rete sarda diabete Ets-Odv, critica la mancata presenza di Nieddu («sarebbe stata importante»), anche Mariangela Ghiani, presidente della Società italiana diabetologia esprime dubbi: «Non vorrei che fossimo in un vicolo cieco di promesse – ha commentato –. A oggi la situazione è che in ambulatorio non posso prescrivere dispositivi con tecnologie moderne e che i tavoli non sono ancora insediati».

«I dati – ricorda Ghiani – dicono che nel 2016 avevamo 114 mila pazienti, probabilmente cresciuti ma non abbiamo i numeri esatti, che ci consentirebbero di inquadrare meglio la situazione». E poi la prevenzione: «Preoccupa l’ultimo report che parla di quasi di un quasi 40% della popolazione sarda sovrappeso o obeso, dato da non sottovalutare nel pesante quadro di incidenza del diabete. Siamo chiamati a intervenire sin dalla scuola nell’educazione alimentare e nello stile di vita. Da qui parte la necessità della rete diabetologica, che però non è mai stata mai attuata».

Anche Gianfranco Madau, presidente regionale dell’Associazione medici diabetologi, chiede concretezza alle istituzioni sulle criticità nelle tecnologie e nell’accesso a nuovi farmaci: «Bene la disponibilità dichiarata oggi – dice – ma per due anni e mezzo le richieste della società scientifiche e della associazioni non hanno mai avuto risposte». Quindi l’accusa di Carlo Ripoli, direttore di diabetologia pediatrica al Brotzu di Cagliari: «Non abbiamo un registro diabetico aggiornato, si sopperisce con la buona volontà dei diabetologi e dei pediatri. In questo biennio l’incidenza del diabete di tipo 1 è cresciuta a 64 nuovi casi annui ogni 100mila bambini, di più rispetto a qualche anno fa (sinora si parlava di 50/100mila, ndc). In Finlandia i dati invece sono migliorati e questo probabilmente non è frutto di fatti occasionali. Possiamo già ipotizzare di non essere più secondi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative