La Nuova Sardegna

Anziano ucciso a bastonate nipote in cella per omicidio

di Kety Sanna
Anziano ucciso a bastonate nipote in cella per omicidio

L’uomo trovato cadavere nell’ottobre 2020, si era pensato a un incidente

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NUORO. È accusato di aver ucciso lo zio per dissidi sulla gestione dei terreni di famiglia nelle campagne vicine a Orotelli. All’alba di ieri, a otto mesi dal delitto di Esperino Giobbe, i carabinieri della compagnia di Ottana hanno arrestato il presunto responsabile: si tratta del nipote, Gian Michele Giobbe, 40 anni che è stato rinchiuso nel carcere di Badu’e Carros in attesa dell’interrogatorio di garanzia. I carabinieri hanno dato esecuzione alla misura cautelare emessa dal gip del tribunale di Nuoro, Claudio Cozzella, su richiesta del pm Andrea Ghironi, che ha raccolto «elementi gravi, decisivi e concordanti» sul movente e sulle modalità dell’agguato che hanno portato a individuare le responsabilità del quarantenne. Resta ancora indagato anche un cugino dell’arrestato, Gian Mario Giobbe, sempre nipote della vittima.

L’omicidio L’allevatore di 72 anni era stato trovato morto la sera del 17 ottobre scorso nella sua azienda agricola in località Su Filighe, con ferite sul capo e in diverse parti del corpo. A fare la scoperta i parenti che invano, avevano allertato il 118: al loro arrivo i medici avevano solo potuto constatarne il decesso. In un primo momento si era pensato che la morte dell’allevatore fosse dovuta a cause naturali o accidentali; la prima ipotesi era stata che un l’anziano fosse stato incornato da un bue. Ma dai rilievi del medico legale e dalla successiva autopsia, era stato accertato che si trattava di omicidio. La dinamica era stata poi confermata anche dai tecnici del Ris di Roma, incaricati di eseguire l’esame dei luoghi, mediante la cosiddetta “Bpa” (ossia la ricostruzione dell’evento delittuoso attraverso lo studio delle tracce ematiche presenti sulla scena del crimine).

Le indagini Secondo i risultati dell’esame autoptico eseguito dal medico legale Vindice Mingioni, l’uomo era stato ucciso con almeno 15 colpi sul capo e sull’addome, inferti con un oggetto contundente, forse una spranga di ferro. Dopo aver assunto sommarie informazioni dai parenti della vittima, i militari avevano focalizzato la loro attenzione sulla cerchia dei familiari con cui era in corso un contenzioso sull’utilizzo di alcuni terreni nelle campagne di Sa Serra. In particolare i sospetti si erano concentrati su Gian Michele Giobbe – difeso dagli avvocati Lorenzo Soro e Mario Pittalis – che era stata l’ultima persona, quel giorno, ad essere stata vista con lo zio. Nel corso di una perquisizione nell’abitazione dell’indagato erano stati sequestrati capi di abbigliamento e gli stivaletti che il 40enne indossava la mattina del delitto. Proprio su uno degli scarponi, sottoposti al “luminol” e successivamente consegnati al Ris di Cagliari per accertamenti biomolecolari, era stata rilevata la presenza di sangue della vittima. Tracce sulla tomaia «cadute sullo stivaletto per gocciolamento e non per sfregamento» hanno spiegato ieri mattina nel corso della conferenza stampa, la procuratrice Patrizia Castaldini e il comandante dei carabinieri della Compagnia di Ottana, Gian Luigi Carriero. Presenti anche il comandante del nucleo operativo e radiomobile di Ottana, maresciallo Mirco Granocchia che haveva condotto le indagini, e il maresciallo del Ris di Cagliari, Gavino Piras. Il movente del delitto è stato individuato in un contesto di dissidi familiari nati per la gestione di alcuni terreni in località “Su Filighe”, dove si trova l’azienda agricola di Esperino Giobbe. «Non sono emersi contrasti tra la vittima e altre persone – ha aggiunto la Castaldini –. L’allevatore conduceva un vita assolutamente normale e tranquilla». L’indagine complessa e articolata, era stata fatta partire dal giorno in cui era stato commesso il delitto ed era stata condotta dai carabinieri della compagnia di Ottana in collaborazione con i colleghi del comando provinciale di Nuoro e del Ris di Cagliari e di Roma. «L’attività – ha aggiunto il capitano Carriero – si è avvalsa dei mezzi di ricerca della prova tradizionali e dell’esame della scena del crimine, che ha avuto un ruolo di rilievo grazie alla minuziosa analisi delle tracce di sangue nel luogo del delitto, e la successiva scoperta di macchie ematiche sullo scarponcino dell’arrestato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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