La Nuova Sardegna

Becciu: «Quattro anni di sospetti. Ora riprendo la vita interrotta»

di Tiziana Simula
Becciu: «Quattro anni di sospetti. Ora riprendo la vita interrotta»

L’ex comandante della municipale di Arzachena racconta i giorni di sofferenza e la rinascita dopo il proscioglimento: «Devo ringraziare la mia famiglia: dal licenziamento non ho più lavorato e ho vissuto grazie a loro»

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ARZACHENA. Il giorno dopo la sentenza del tribunale di Tempio, il risveglio di Andrea Becciu nella sua casa, ad Alghero, dove vive, ha il sapore della libertà. Di quella leggerezza per quattro anni dimenticata, schiacciata dal peso delle accuse, e restituita da un proscioglimento che lo ha scagionato da tutti i reati di cui era accusato, ritenuti dal giudice infondati. Risponde al telefono con tono pacato. Con quella serenità e soddisfazione di chi, dopo aver lottato e sofferto, è riuscito a ottenere dalla giustizia la risposta che aspettava.

«Mi sento risollevato, mi sento come rinato – dice l’ex comandante dei vigili urbani di Arzachena, che a dicembre compirà 50 anni – Finalmente libero di ricominciare la mia vita e la mia carriera lavorativa interrotta in un momento importante, proprio quando prospettavo di andare a lavorare altrove come comandante e avevo già contatti con alcuni comuni della Sardegna, più grandi di Arzachena».

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Progetti deflagrati improvvisamente. Nel dicembre 2017, è esplosa la bomba con un’inchiesta della guardia di finanza per assenteismo, truffa nei confronti del Comune e diversi altri reati, dal fortissimo impatto mediatico, mandando all’aria la carriera lavorativa. E la sua vita. Per quattro anni. L’immagine immortalata dalle telecamere del comandante in calzoncini corti che strisciava il badge e poi andava in spiaggia, era rimbalzata a lungo su tg e programmi televisivi nazionali.

«L’accusa di assenteismo è quella che mi ha fatto più male – racconta Becciu – In quasi tre anni di servizio ad Arzachena, non ho mai fatto un giorno di malattia. Ero reperibile a ogni ora, anche di notte. La valutazione sulla produttività da parte del mio dirigente era sempre massima. Ho fatto diversi servizi in spiaggia, anche insieme ad altre forze dell’ordine. Forse il mio errore è stato quello di essere troppo collaborativo e disponibile, altro che assenteista. Ho sempre fatto tutto nel pieno delle mie funzioni, e sono riuscito a dimostrarlo. L’accusa che invece mi ha infastidito di più è stata quella di corruzione: l’aver scambiato un piatto di pasta in cambio di un servizio per gestire la viabilità sulla strada adiacente il parcheggio privato del ristorante La Rocca, in occasione di alcuni matrimoni. Quella strada, per me, era davvero pericolosa. E la pattuglia l’ho mandata per garantire la sicurezza». Insieme a lui è stata prosciolta anche la ristoratrice Chiarina Tali, difesa dall’avvocato Gerolamo Orecchioni.



Il Comune di Arzachena, dove Becciu era stato assunto nel giugno 2015, lo aveva prima sospeso in seguito all’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di firma disposta dal gip del tribunale di Tempio, e successivamente, nel febbraio 2018, lo aveva licenziato. «In questi anni non ho mai lavorato, ho vissuto solo grazie all’aiuto della mia famiglia – spiega l’ex comandante della polizia locale –. Non potevo fare concorsi pubblici perché sono stato licenziato per giusta causa. Ma anche trovare lavoro in un qualsiasi altro settore è stato impossibile a causa del pregiudizio mediatico. “Ho letto dell’inchiesta, sarebbe opportuno aspettare...”, mi sono sentito dire. Ho sofferto molto per questo, per il fatto di non poter lavorare». Ogni sforzo compiuto per cercare di ricostruirsi una credibilità professionale in attesa del giudizio penale e dell’esito della causa di lavoro è stato vano.

«I colloqui si facevano ma poi si concludevano con un nulla di fatto. Google ce l’hanno tutti, basta digitare il mio nome e viene fuori una valanga di roba. Dopo che leggevano, per non dirmi subito che non mi avrebbero assunto, dicevano che era meglio aspettare la conclusione dell’inchiesta».

Così la sua vita, come quella di qualsiasi persona in attesa di giudizio, è rimasta sospesa. Congelata. L’altro ieri, Becciu, difeso dall’avvocato Elias Vacca, è stato prosciolto. Il castello accusatorio è crollato in udienza preliminare. E lo stesso pubblico ministero ha chiesto il “non luogo a procedere”. L’ex comandante dei vigili urbani si è scrollato di dosso il marchio di “furbetto del cartellino”.

Resta ancora in piedi la causa di lavoro contro l’amministrazione comunale guidata da Roberto Ragnedda, rimasta indietro rispetto al procedimento penale a causa dell’assenza per un lungo periodo del giudice del lavoro nel tribunale di Tempio, oltre che per i rallentamenti dovuti al Covid. Becciu, assistito dagli avvocati Vittorio Perria e Martina Vacca, aveva impugnato il licenziamento ma il giudice del lavoro aveva rigettato il ricorso. È stata quindi promossa la causa di lavoro, ora entrata nella fase di merito (si stanno sentendo i testimoni). Resta da capire cosa farà adesso il Comune alla luce della sentenza.

«Se il tribunale del lavoro fosse stato in condizioni di rispettare i termini della legge Fornero, identiche conclusioni del tribunale penale si sarebbero potute raggiungere presumibilmente già due anni fa – dicono i legali –. A ciò si aggiunga che il giudice penale ha escluso la sussistenza del fatto, quindi la sentenza, quando diventerà irrevocabile, sarà vincolante anche nel procedimento disciplinare, obbligando il Comune alla reintegrazione. Pertanto se l’amministrazione fosse lungimirante potrebbe reintegrare il comandante senza attendere di essere costretta a farlo, ciò evitando ulteriori danni».
 

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