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Lo stop del governo alle nuove province Si divide anche il Pd

CAGLIARI. Lo stop del governo alla legge regionale che istituisce la città metropolitana di Sassari e riordina le province sta provocando un terremoto di cui è difficile prevedere le conseguenze. La...

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CAGLIARI. Lo stop del governo alla legge regionale che istituisce la città metropolitana di Sassari e riordina le province sta provocando un terremoto di cui è difficile prevedere le conseguenze. La maggioranza sembra compatta nel difendere la legge («faremo il referendum - è la “minaccia” della Lega - e chiederemo ai sardi di esprimere e il loro parere») ma anche nella minoranza comincia a levarsi qualche critica nei confronti della scelta romana di impugnare la legge davanti alla Consulta. Divisioni stanno emergendo soprattutto nel Pd con Roberto Deriu e Salvatore Corrias che usano termini insolitamente duri nei confronti del governo accusato di avere “agito in malafede”. Di parere opposto Cesare Moriconi che bacchetta la giunta e i compagni di partito: «Non può essere che le impugnative sono giuste quando ci fanno comodo e politiche, invece, quando non piacciono».

Oggetto di divisione nel Pd la scelta di impugnare la legge per non avere previsto il referemdum dopo il passaggio in aula. «Proprio sul referendum – spiegano Deriu e Corrias – il Pd ha spinto la prima commissione a fare una proposta di legge che prevedesse il rispetto dell'art. 43 dello Statuto. Poi, valutando le ragioni organizzative, si è optato per un compromesso: vale a dire l'adesione possibile al territorio di una Provincia da parte di un Comune con il voto unanime del Consiglio comunale». Nessun intento, dunque, di non rispettare l'articolo 43. «Anzi, lo si è voluto attuare per la prima volta, garantendo il prima possibile la definizione dei confini delle Province – aggiungono i due consiglieri –. È un paradosso che il Governo si accanisca su questo aspetto».

«Se Roma ha impugnato la legge solo sotto il profilo dell'articolo 43 – concludono Deriu e Corrias – , è facile tornare in aula e stabilire un meccanismo per indire il referendum in modo obbligatorio. Ma se invece dovessimo prendere atto che le critiche del Governo sono su altri aspetti, allora sarebbe il segnale inequivocabile di pretestuosità».

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