Bétile, il regista Salvatore Mereu: «Un museo da trasferire? Potrei farci un film»

Il regista ha subìto il fascino del progetto di Zaha Hadid. Ma non crede alla possibilità di spostarlo nell’area industriale di Porto Torres

SASSARI. Sulla fattibilità preferisce non esprimersi ma quando si tratta di dare un parere da non addetto ai lavori, il regista Salvatore Mereu non si tira indietro: «Ricordo benissimo il rendering del progetto del Bètile –racconta – e credo che l’idea di Zaha Hadid fosse visivamente molto interessante. Quel colore e quelle forme mi avevano subito convinto e mi sarebbe piaciuto vedere il risultato finale».

Ora che il progetto originale sembra essere affondato molto tempo prima del varo, è spuntata l’ipotesi di un trasferimento in un’altra area, sempre sul mare, sempre a poca distanza da un porto ma dall’altro capo dell’isola: «Partendo dal presupposto di non essere in grado di discutere la struttura, per quanto mi abbia affascinato, resta da capire se una creazione come quella possa essere compatibile con un contesto molto diverso – continua –. Sono convinto che l’architettura debba evitare la bellezza fine a se stessa quanto piuttosto mettere in relazione le strutture con i contesti che andranno ad occupare. In questo caso, non avrei davvero idea di quale possa essere l’impatto con quello che sarebbe il nuovo ambiente di riferimento». C’è poi un altro aspetto che balena dai pensieri del regista di Dorgali: «La provocatoria proposta di portare il Bètile a Porto Torres mi ha subito fatto pensare al territorio di riferimento, un’area compromessa da scelte politiche scellerate compiute nel corso degli anni e penso che nemmeno un enorme cantiere per la realizzazione di un’opera come quella immaginata da Zaha Hadid sia sufficiente a lavare le coscienze di chi ha commesso gli errori che hanno portato in questa situazione la zona industriale di Porto Torres. E poi, considerando tutti gli aspetti, ho molti dubbi sulla possibilità che il Bètile per come lo conosciamo possa fondersi con le peculiarità di un’area così compromessa».

Eppure, da una storia di questo tipo potrebbe benissimo germogliare una sceneggiatura cinematografica, magari una moderna commedia degli equivoci in cui non mancherebbero gli spunti per raccontare la confusione politica degli ultimi anni: «È vero – scherza Salvatore Mereu – e in effetti non ci avevo pensato. Potrebbe essere un soggetto interessante da sviluppare ma prima mi dovrei accaparrare i diritti dell’idea». (c.z.)

 

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